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La guerra elettrica

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Avevo appena terminato di dire che non piove più ed ecco neve e
freddo
a
volontà. Niente male come sciamano, eh? Da leggersi magari alla
rovescia… ma in
questo caso felicissimo d’esser stato smentito. Dio sa quanto avessero
bisogno
d’acqua le campagne. La neve, poi, è arrivata come un’autentica
benedizione
perché le falde la assorbono meglio di quanto non accada con la
pioggia. E’
finito l’incubo della siccità, allora? la bolletta dell’acqua
calerà il
prezzo?
Mmm….non parlerei prima d’aver tirato le somme, cioè a dicembre.
Dieci
giorni
di pioggia non pareggiano il conto dei troppi mesi di clima arido.
Continuo a
deliziarmi le serate (si fa per dire) compulsando internet alla ricerca
di
grafici sulla piovosità, di studi e modelli in grado di
interpretare
quale tipo
di catastrofe si stia veramente abbattendo sul nostro paese.


FERMI! Lo so che morite dalla voglia
di ribattermi che
sapete già tutto. Oltre al carnevale ambrosiano di questi giorni
impazza alla
grande il famoso Dossier
Schwartz-Randall
(vedi l’ intervento di Paolo Cortesi). Datemi
cinque
minuti di attenzione e vi dimostro che sappiamo un accidente di nulla.

Quanta
pioggia
abbiamo perso sinora? All’incirca (molto all’incirca) sedici mesi di
acqua
negli ultimi dieci anni, tra scarsissime o mancate precipitazioni.
Forse il
conto è addirittura in difetto, ma
è
chiaro il senso? Continuo ad imbattermi in studi che confermano esser in atto un grave inaridimento dei suoli nel
Centro-Nord (scusate se mi ripeto, ne ho parlato sul Nexus cartaceo,
n.47).
Andatevi a guardare gli allegati dell’ultimo numero dell’ottima rivista
telematica dell’ ARPA dell’Emilia Romagna

(http://www.arpa.emr.it/arparivista/download/pdf2003n4)
e capirete da soli.


Ci stiamo
desertificando. Le falde dell’acqua potabile stanno scendendo sotto
ogni
livello storico. Prestissimo avremo i rubinetti razionati. Questo
è
l’unico
dato sicuro. Sulle cause è in corso "un acceso dibattito", per
dirla in
giornalistese, ma preferisco adoperare il suo vero nome: disinformazione.
Appena quattro anni fa i climatologi ONU riuniti
all’Aja hanno avuto il coraggio di affermare che le precipitazioni
stavano
aumentando. ERA PALESEMENTE FALSO. Il ragionamento si basava
sull’applicazione
meccanica di un modello astratto secondo il quale l’effetto serra,
producendo
riscaldamento, deve necessariamente determinare maggiori precipitazioni
con
andamento monsonico. Il clima tropicale a Stoccarda. Balle.
Andate a leggervi i dati pluviometrici reali. Sta andando
completamente all’opposto. L’unica cosa su cui si può concordare
è che
piove in
periodi sempre più circoscritti, ma questo non è un vero
regime
monsonico. Le quantità annue sono sempre più
scarse
.
Come se lo spiegano?


La classe politica ed i grandi media al
completo individuano nelle emissioni di CO
2 il principale responsabile di tutto
ciò. Io non sono tra costoro. La penso in
modo alquanto diverso, insieme a pochi altri, è vero, ma si
tratta di
un’ottima
compagnia.

Vorrei provare a
rileggere quanto
scriveva al riguardo Michel Chossudovsky quattro anni fa:

" L’importante
dibattito sul
riscaldamento globale patrocinato dalle Nazioni Unite fornisce solo una immagine parziale del cambiamento
climatico
; oltre al devastante impatto delle emissioni di gas-serra
nello
strato d’ozono, il clima mondiale può ora essere modificato come
parte
di una nuova generazione di sofisticate
"armi non letali" (non-lethal-weapons).
Sia gli
americani che i russi hanno sviluppato le capacità di
manipolare il clima del mondo.
Negli Stati Uniti, la tecnologia
è
stata
perfezionata all’interno del programma "High-frequency Active Aural
Research" (HAARP) come parte della Iniziativa di Difesa Strategica.
Recenti prove scientifiche suggeriscono che HAARP è
pienamente funzionante ed ha la capacità di provocare
inondazioni, siccità, uragani e terremoti."
(trovate il
testo
integrale su
questo stesso sito)

Facciamo un bel
respiro,
allontanando per quanto possibile l’angoscia per gli eventi che
dovrebbero
accadere nel 2020 (Londra come Novosibirsk?) o nel 2080 (tutti
sott’acqua?).
Marco d’Eramo, sul Manifesto del 24 febbraio scorso, scriveva,
basandosi
probabilmente su una notizia apparsa due giorni prima sull’Observer
londinese a
firma di Mark Townsend and Paul Harris,
che "per ben quattro mesi i vertici
militari Usa hanno nascosto un rapporto
segreto dello stesso Pentagono, secondo cui il cambiamento climatico
nei
prossimi vent’anni risulterà in una catastrofe globale che
costerà
milioni di
vite a causa di guerre e disastri naturali."

Non capisco dove
stia la notizia.
Sono almeno trent’anni che ci prefigurano disastri, i quali tuttavia
sono
avvenuti ed ancora avvengono con tempi e modalità assolutamente
diverse
da come
erano stati prospettati. Rilassatevi. O forse la notizia è che
il
Pentagono
sconfessa il Presidente? Ragioniamo un momento. Non nego che
l’Amministrazione
Bush lavori nel più totale disinteresse dell’ambiente, ci
mancherebbe
altro.
Quello che proprio non riesco a mandar giù è la storiella
del rapporto
che
"sfugge" dal cassetto di George Dabliu. Non
credo alla commedia del "democratico"conflitto
d’opinioni tra il Capo "cattivo e
insensibile" ed il
Consulente, "buono e sensibile", che
commissiona rapporti sull’ambiente nell’interesse del pubblico.
Equivarrebbe a
sostenere che Bush è l’ideatore della sua stessa linea politica,
quando
è
arcinoto che quasi nessun Presidente degli Stati Uniti è mai
stato in
grado di
scriversi da sé i testi dei propri discorsi. Non parliamo poi
della
"gentilezza
d’animo" di Andrew Marshall, ideatore della più importante
ristrutturazione
delle forze armate USA che la storia ricordi, ahimé, in
prospettiva
totalmente
autoritaria.


Credere a questi
falsi scoop ed
angosciarsi per le banalità dei tabloid non fa che alimentare il
circolo
vizioso dell’impotenza (disastri annunciati=depressione individuale)
che i media amplificano ad arte. Il mantra che stanno veicolando è che la
colpa di ogni stranezza o disastro climatico va addossata
all’effetto-serra.
Salvo poi aggiungere che ormai i buoi sono scappati e che non vale
richiudere
la stalla
. Traduzione: i disastri
non li fermerà più nessuno, nemmeno il buon dio. Quindi
rassegnatevi,
gente, e
continuate a subire.
Notate bene l’uso della locuzione "disastri
naturali".
Nemmeno si adombra il sospetto che i disastri possano in certi casi
essere
"artificiali", ossia provocati da una tecnologia militare nascosta al
grande
pubblico (oppure impudicamente ostentata come nel caso delle scie
chimiche).


Non sostengo che
in futuro dobbiamo
aspettarci cose meravigliose dal tempo. Ma perché il tempo
è così
capriccioso?
Guardiamo meglio quel che è già avvenuto. In un
interessante studio
dell’ Osservatorio
dell’Università di Parma si è avvertita la stranezza del
rapido
mutamento di
scenario tra gli inverni 2001/02 e 2002/03. Notare i dati
pluviometrici: un
completo ribaltamento della distribuzione delle precipitazioni (www.datameteo.com). Guardiamo
anche ad
altri eventi ben più macroscopici. Il Po. Nell’anno 2000
s’è avuta una
delle
più gravi esondazioni del nostro fiume. (poco tempo dopo
è toccato alla
Germania,
ricordate?) Appena due anni dopo, nel 2002 e nel 2003 nello stesso
bacino si è
avuta la secca più grave a memoria d’uomo. Quale scenario di
modificazione
climatica può giustificare la presenza di fenomeni totalmente
opposti
nell’arco
di soli tre anni? E’sempre colpa dell’effetto-serra? Ormai
il CO
2
è
trattato alla stregua di Bin Laden
. E’ cattivissimo, sfuggente ed ubiquo.
Piove troppo? CO
2. Non piove? CO2. Il 4 febbraio scorso la temperatura sulle
Alpi è
salita a valori estivi ("A quote intorno ai 1200 metri, in Val di Susa,
il
termometro segnava 22 gradi", scriveva la Repubblica), dieci giorni
dopo scende
a meno dieci. CO
2? Nevica
sabbia rossa. CO
2?

Devo continuare?
Lo sapete che cosa
va ripetendo qualche climatologo più raffinato? Che osservando
l’andamento
degli ultimi millenni postglaciali, i fenomeni attuali sarebbero
normalissimi,
in linea con i ritmi cosmici. Vogliamo scherzare? L’estate scorsa mi
sono letto
un tomazzo ponderoso di Graham Hancock, Civiltà
sommerse
. Un libro serio scritto da una persona seria. Ebbene,
Hancock vi
esamina molte teorie sui catastrofici mutamenti climatici occorsi in
Asia tra
il 9000 ed il 4000 a.c., ma in nessuna si contempla che il fiume Indo
sia
passato dalla secca all’alluvione e viceversa nell’arco di quattro
anni! Ci
vogliono alcuni secoli, gente, sapete? Sono un tipo di menta aperta,
almeno
spero. Concedo spazio ad ogni interferenza stellare, alla perturbazione
solare
anomala, alla polluzione industriale, persino agli influssi metafisici
del
Maligno, ma non mi venite a raccontare che questi repentini
capovolgimenti
"seguono il ritmo cosmico". E per oggi mi fermo qui. Parlerò
un’altra
volta
delle assai poco metafisiche scie che affliggono i nostri cieli. Amen.
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