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NUCLEARE IRANIANO E PROSPETTIVE DI GUERRA di Giancarlo Chetoni

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La commessa dell’Iran alla Russia prevedeva per 760 milioni di dollari la consegna, chiavi in mano, di Bushehr ai tecnici e agli scienziati locali nel 2005 compresa la fornitura delle barre di uranio arricchito per il caricamento del reattore e l’assistenza per la messa in marcia dell’impianto erogante una potenza di 1000 Megawatt.

L’accordo di cooperazione tra Iran e Russia, dopo l’annuncio ufficiale, è stato immediatamente contestato dall’ Amministrazione Bush come pericoloso per la stabilità del Medio Oriente e per la ventilata minaccia che l’Iran potesse dotarsi con l’uso dell’energia atomica di A.D.M.
Nonostante le pressioni Usa il complesso nucleare è entrato in costruzione e il programma di avanzamento lavori rispettato fino al Dicembre 2004. La cupola che avvolge il reattore è attualmente in fase di completamento mentre le barre di uranio che serviranno ad attivarlo non sono ancora state consegnate all’ Iran, come prevedeva in origine l’accordo con la Russia, per le fortissime pressioni esercitate dall’ Amministrazione Bush sull’AIEA, su Germania-Francia-Inghilterra e sull’ONU.

La pretesa USA di cancellare il programma nucleare dell’Iran che dichiara di volerlo usare come fonte energetica alternativa a quella fossile, destinata all’esaurimento all’attuale livello di estrazione nei prossimi 30-50 anni, in linea con i contenuti di applicazione del protocollo T.N.P, stà sollevando una crescente tensione tra Washington e Teheran. Le trattative diplomatiche che l’Iran ha aperto su più fronti, troika europea, Russia, Cina e Nazioni Unite, si stanno rivelando dense di ostacoli per le continue ingerenze degli Stati Uniti, interessati a far fallire qualunque intesa tra l’Iran e la comunità internazionale. Pressioni che sono riuscite a bloccare quasi del tutto l’avanzamento lavori a Bushehr e a far slittare sine-die da parte di Mosca la collocazione delle barre di uranio arricchito nel cuore del reattore nucleare, fino alle conclusioni di una procedura conoscitiva, fumosa e condizionata, dell’AIEA sulla "pericolosità" del programma atomico dell’Iran. Una procedura che segue, con attori diversi, un canovaccio gia visto: quello degli Ispettori ONU in Irak negli anni che precedettero l’attacco di USA e G.B nel Marzo 2003.

Attualmente i lavori accusano un ritardo di 24 mesi sulla tabella di consegna prevista. Intanto Bushehr sta lì, come un gigante addormentato, ad alimentare la propaganda di Usa e di Israele che il Paese di Mullah possa dotarsi nel tempo di materiale fissile per la produzione di A.D.M. Le pressioni del Dipartimento di Stato e di Bush sulla Russia perchè blocchi i lavori della centrale di Bushehr sono crescenti mentre la Commissione dei Governatori dell’AIEA minaccia il deferimento della questione nucleare iraniana al Consiglio di Sicurezza. Procedura che appare apertamente illegale e che rischia di compromettere la credibilità dell’Organismo di Controllo dell’ONU che con la gestione di Kofi Hannan ha conosciuto il punto di "maggior collateralismo" con gli USA di tutta la sua storia.

Se e quando le barre di uranio saranno posizionate nel reattore, con la copertura ad acqua, Bushehr diventerà una centrale atomica in fase di attivazione. Occorreranno poi altri 12-18 mesi per arrivare alla massima potenza erogabile e alla produzione di energia elettrica.
Da quel momento colpirne con un bombardamento la struttura e distruggerne il reattore diventerebbe per qualsiasi aggressore un’operazione ad altissimo rischio politico e militare.

Un eventuale attacco da aeroporti basati contro Bushehr e i centri di ricerca dell’Iran può partire nell’area del Golfo Persico oltre che dall’ Irak, dal Kuwait, dalla Al Salem Airbase e da Camp Dawhan, e dal Qatar dalla Al Udeid Airbase e dalla Al Seeb Airbase, ammesso che questi sultanati siano disposti a correre il rischio di una devastante ritorsione militare da parte dell’Iran, su porti, infrastrutture e terminali oltre il decadimento pressochè a zero della loro economia basata per il 90% sull’esportazione di petrolio con la chiusura dello stretto di Ormuz al traffico navale che seguirebbe. Turchia, Pakistan e Arabia Saudita hanno già escluso di poter ospitare velivoli Usa che avessero per obbiettivo l’Iran senza un esplicito mandato delle Nazioni Unite.

L’intera forza di attacco aereo delle 9 portaerei nucleari USA classe Kennedy e Nimitz, che possono schierare complessivamente 225 cacciabombardieri multiruolo F-18 Hornet, non sposta di molto gli equilibri militari nell’area per i limiti che impone agli Stati Uniti l’aviazione iraniana con gli F-1 Mirage, gli F-14 e i Su-27 -Flanker, da superiorità aerea, dotati, gli ultimi, anche di missili antinave SS-N-20 capaci di trasportare testate di 320 kg di alto esplosivo e di dirigersi sul bersaglio ad una velocità superiore di O.7 mach a quella sviluppata dagli F-18 Hornet USA.

Per quanto riguarda le portaerei USA il numero dei 225 cacciabombardieri (potenzialià di imbarco dell’intera forza navale d’attacco della US Navy, senza possibilità di messa in riserva o di sostituzione di portaerei né di aerei trasportati) viene fuori da un massimo di 75 velivoli imbarcabili per portaerei, dal momento che per ogni F-18A in volo ne servono 2 di appoggio, 1 per la guerra elettronica e 1 per la ricognizione e la sorveglianza radar.

Gli F 15-16-18, che costituiscono la massa critica della US Air Force approntabile a terra in Irak, Qatar e Kuwait, per limiti di autonomia sarebbero costretti a rimanere in zone di attacco, ad altissimo rischio, per tempi non sufficienti ad operare delle breccie nelle difese iraniane. Il contrasto missilistico, aereo e navale nel corso delle operazioni di soppressione della prima linea dell’Iran sarebbe tale da far abortire molte missioni USA e segnarne altre con altissime perdite di piloti e velivoli. È quindi prevedibile, se ci sarà un attacco all’Iran, che esso assuma caratteristiche selettive che includano obiettivi paganti come Bushehr, Arak, Isfahan, Natanz, Shiraz, Yazd e Qom usando un mix di Tomahawk e di Trident modificati ad esplosivo convenzionale. Operazione costosissima che toglierebbe alle forze nucleari sottomarine statunitensi un numero eccezionalmente alto di vettori che dovrebbero essere essere forzatamente sostituiti per mantenere allo stesso livello la forza nucleare della US Navy e che rischia, peraltro, di svelare segreti militari di capitale importanza alla Russia sul loro impiego tattico. Gli Usa, come sembra accertato, potranno avere a disposizione i Trident entro l’estate del 2008.

Il Trident è un missile intercontinentale lanciabile in immersione da sommergibili atomici della classe Ohio che sviluppa una velocità di rientro nell’atmosfera superiore alle possibilità di intercettazione balistica di cui è capace l’S-300 pm2 in dotazione all’Iran.
Gli S -300 pm2 possono intercettare invece tutti i missili balistici di Israele dotati di armamento convenzionale o nucleare. In queste condizioni il rischio concreto che si corre è solo quello di alzare la soglia potenziale di uno scontro militare su vasta scala senza avere la certezza di poterne limitare poi la portata nè l’allargamento ad altre aree regionali.

In questi giorni il Dipartimento di Stato ha comunicato al ministero degli esteri russo che a Giugno gli Stati Uniti faranno esplodere in caverna, all’interno di una montagna di granito nel deserto del Nevada, 700 tonnellate di esplosivo convenzionale per verificare gli effetti di distruzione. Notizia che non può non preoccupare e mettere in evidenza la demenziale deriva che contraddistingue l’Amministrazione Bush e le lobbies neocon che la permeano e, condizionandola, la spingono a una guerra di aggressione permanente e senza confini che si riflette, con drammatiche conseguenze, per essere finanziata e sostenuta, sulle condizioni di vita del popolo americano, al di là dei 19.000 caduti e dei 90.000 invalidi e feriti che il Pentagono deve registrare solo in Irak. I piani dell’Amministrazione Bush prevedono inoltre come possibile l’impiego di armi atomiche tattiche nell’ordine dei KT sull’Iran e su tutti gli altri “stati canaglia” a cominciare dalla Corea del Nord per finire alla Siria.

La distruzione parziale o totale della centrale atomica di Bushehr, una volta attivata, produrrebbe un disastro ambientale di enormi proporzioni in tutto il Golfo Persico. Tonnellate pulviscolari di isotopi radioattivi verrebbero veicolate dall’acqua di mare e dalle tempeste di sabbia e vento, che si muovono in ogni stagione in quell’area, su Asia, Europa e Medio Oriente replicando il disastro di Chernobyl. La Russia stà quindi intenzionalmente ritardando la consegna dell’uranio arricchito per evitare che USA, GB e Israele trovino la provocazione e la finestra di opportunità adatte a giustificare, in qualche modo, di fronte alla Comunità Internazionale un attacco di precisione sui siti "sensibili" dell’Iran.

Mosca stà lavorando inoltre per una composizione diplomatica del nucleare iraniano a livello europeo e Onu perché l’Iran accetti una trattativa, la concluda e dia successivamente corso a garanzie di applicazione degli accordi con l’AIEA per disinnescare tutte le potenzialità di un conflitto che potrebbe estendersi all’intero Medio Oriente. Accordi che sotto supervisione ispettiva dell’ONU possano escludere, da parte dell’Iran, qualunque possibilità di un uso diverso del nucleare da quello civile.

La Russia agisce oltre che sul fronte diplomatico anche su quello dell’assistenza militare all’Iran. Per mandare a vuoto qualsiasi ipotesi di attacco preventivo da parte di Usa e/o di Israele, alle strutture del reattore non ancora attivato di Bushehr, stà dotando l’Iran di una modernissima protezione antiaerea e antimissile basata su batterie mobili di Thor M1-2 (fornitura da completare, 1.250) , Buk M1-2 (500) e Sa 10 (numero alto ma imprecisato, circa 200) capace di scoraggiare qualunque aggressore.

Oltre all’importazione di sofisticatissimi missili a medio e corto raggio l’Iran ha la disponibilità di SA 5C, Sa 6 oltre che SA 7 Strela 2M, SA 11, SA 14 Strela 3, SA 15, Sa 16 Gimlet, Sa 18 Grouse per la difesa a lungo raggio e per quella di punto che dispone anche di 2.500 postazioni fisse e mobili di contraerea a tiro rapido, asservita a radar, da 27, 37 e 57 mm. Per la difesa a largo raggio l’Iran può mettere in campo 40-50 aerei AWACS modello TU-140 che possono mappare vettori ostili in avvicinamento su aree molto più estese dei confini nazionali del Paese. L’Iran oltre ad aver perfezionato i modelli Rapier (460) e Improved Hawh (250) aumentandone precisione e gittata, completa la difesa territoriale con missili a medio raggio di produzione nazionale Sayad 1/A e Shahab Thaqeb. Si ritiene che la produzione sfiori le 350 unità all’anno.

In complesso secondo stime (attendibili) l’Iran dispone di non meno di 4.500 missili antiaerei e con una copertura di 5/1 per ogni aereo d’attacco di Usa e Israele e di 2/1 per tutti i cruise-missile disponibili, imbarcati su navi, aerei e sottomarini USA. Considerato che la capacità di abbattimento del sistema di difesa integrata iraniana di un vettore nemico, cruise e/o aereo pilotato, varia da 0.60 a 0.92 si può affermare con certezza che un attacco in profondità sul territorio di questo Paese degli Usa e/o di Israele sia ragionevolmente da escludere. La forza di aggressione verrebbe decimata prima di entrare nelle acque territoriali dell’Iran e quasi totalmente distrutta sullo spazio terrestre prima di poter cominciare a degradare la struttura dell’industria militare e dei complessi di ricerca dell’Iran posizionati in zone interne, difesi da intercettori multiruolo Su 24, contraerea, missili, protezioni indurite o impossibili da attaccare perché dislocate in caverne sotterranee o posizionate in bunker di montagna.

Nel settore aria-aria l’ampia disponibilità di missili come AIM-9 G-H-J 1 L/P-1 Sidewinder, AIM 7E 2/E-3/F Sparrow, AIM 54 Phoenix, AA 8C, AA 10 A, AA 11 A, PL 2A, PL 5, PL 7, PL 9 e in quello aria-superficie di AGM65 A Maverik, AS 10, AS 11, AS 14 dà all’aviazione iraniana larghissime capacità di difesa e di intercettazione di cruise in corsa sul territorio dell’Iran. La copertura missilistica basata a terra dell’Iran ha un raggio di azione di 300 Km dal primo punto terra ed è quindi capace di iniziare l’abbattimento di vettori con intenti aggressivi molto prima che siano entrati nel suo spazio aereo o marittimo (è previsto l’acquisto di S-400 dalla Russia che incrementerebbero le capacità di difesa dell’Iran oltre il raggio dei 400 Km; questo sistema d’arma è stato introdotto da poco, in dotazioni ancora insufficienti, nelle forze strategiche di difesa della Russia per poterlo destinare, almeno per il momento, ad acquirenti esteri). Opportunità che è pensabile non verrà usata dall’Iran per non esporsi sul piano internazionale ad azioni che sarebbero fatte passare con la complicità dei media come attacco a forze aeree che volano in zone di rispetto. È quindi possibile che le batterie di missili antiaerei a lunga gittata siano state riposizionate a distanze varianti da 120 ai 300 Km dal limite costiero o dei confini terrestri e la difesa della centrale atomica di Bushehr affidata unicamente a missili antiaerei e anticruise a medio e breve raggio aggiungendo singole unità di Sa 10 e SA 5C contro l’eventualità di impiego di F 117, B-1 e/o B 2.

Lo scenario più prevedibile in questo contesto e in questo rapporto di forze è un attacco limitato nel tempo di Trident e di saturazione con Tomahawk (48-72 ore) contro tutti gli obiettivi "sensibili" dell’Iran e Bushehr per degradarne l’efficienza strutturale prima del posizionamento delle barre nel reattore e della copertura ad acqua. La distruzione anche parziale della struttura consentirebbe agli USA di poter fermare la costruzione in Iran di altri complessi atomici sotto la supervisione della Russia, infliggergli un consistente danno economico, impedirgli la continuazione di una "politica estera" aggressiva contro gli interessi Usa, scoraggiare altri Paesi ad intraprendere la strada del nucleare civile con l’assistenza di Mosca e nello stesso tempo poter dimostrare sul piano internazionale che gli Stati Uniti sono perfettamente in grado di scoraggiare od imporre con la forza la loro politica di potenza a qualsiasi possibile "competitore".

Il costo dell’operazione non sarebbe tuttavia indolore né per gli Usa né per l’alleato Israele. I rapporti diplomatici tra Usa da una parte e Russia e Cina dall’altra diventerebbero incandescenti con prevedibili ulteriori fratture nel contesto europeo tra Francia, Spagna, Germania e Italia, dato per vincente Prodi su Berlusconi, in ambito Nato. Ma la preoccupazione più immediata di Washington e di Gerusalemme è però un’altra.

Le centrali atomiche attivate producono scarti di lavorazione e dai residui si possono recuperare forti quantità di uranio impoverito. Se l’Iran si dovesse impadronire di quel materiale e usarlo per la costruzione di proiettili di artiglieria o di razzi salterebbero tutti gli equilibri di forza che Usa e Israele hanno costruito nel Medio Oriente. Per capire l’importanza di disporre di questo tipo di munizionamento basterà pensare che il più potente carro da battaglia israeliano, il Merkava-4, potrebbe essere perforato, incendiato e distrutto da un solo, semplicissimo, proiettile da 30 mm sparato da una mitragliera o portato sul bersaglio dalla testa di un RPG.

È bene ricordare a questo punto che i primi utilizzatori di munizionamenti a uranio impoverito sono stati gli A-10 USA in Irak, in Bosnia, Serbia, Kosovo, Afghanistan e poi… di nuovo Irak. La quantità di materiale radioattivo indirizzata a terra contro bersagli fissi e mobili è stata di 8. 500 tonnellate, con l’emergere, per militari e civili, nelle zone bombardate, di leucemie, aborti, nascite deformi, avvelenamenti e linfomi. L’introduzione di uranio impoverito in un qualsiasi esercito arabo comporterebbe il decadimento pressochè a zero della potenza terrestre di Israele. Le divisioni corazzate di Tashal diventerebbero ferro da rottamare riducendo pressochè a zero la capacità di dissuasione dello stato di Israele verso gli Stati Arabi confinanti.

Per fortuna la Russia, senza ricorrere al "metallo del disonore" come è stato chiamato, ha fornito alla Siria il Kornet-E, un sistema controcarro individuale, pesante poco più di 20 kg. e capace di fondere la torretta di un Abrams M 1-2 o di un Merkava-4 a 5.000 metri di distanza mediante puntatore ottico o laser. Il Kornet-E costa 1.200 volte di meno di un Abrams e 800 di un Merkava-4, ed è capace di perforare 1.200 mm di acciaio. In termini reali, al prezzo di acquisto di un Abrams si possono distruggere (in teoria) 1.200 carri da battaglia USA e 800 di Israele. L’esercito israeliano non ne ha più di 1.400.

L’economia di guerra stà diventando un fattore decisivo: i sistemi d’arma a basso costo e ad alta capacità distruttiva contro forze militari strutturate per una guerra convenzionale ferma alla caduta del Muro di Berlino, stanno imponendo sul campo un crescente peso tattico e strategico. Usa e Alleati si stanno dimostrando del tutto incapaci di dare corso a una ristrutturazione credibile e accelerata delle loro forze armate che sia capace di affrontare sul campo la nuova, devastante flessibilità operativa del "nemico". Si va affermando un modello di risposta militare a bassa intensità, strutturata, agente su più fronti, capace di contrastare con grande efficacia l’arroganza planetaria dell’imperialismo e di determinare con il tempo un suo generale arretramento geopolitico. Una guerra asimmetrica che cresce, in tutte le aree di crisi, come un corpo dotato di testa che fà tesoro delle esperienze di lotta contro gli Usa a livello planetario, che perfeziona costantemente le sue tecniche, che verticalizza la sua efficienza offensiva riuscendo a minimizzare le proprie perdite anche in presenza di un rapporto enormemente sbilanciato di forze e mezzi nei confronti del "nemico".

La Russia di Putin, con i suoi sistemi d’arma a costo 1/1.000 stà per far saltare tutti gli equilibri di potenza nel mondo costruiti dal 1945 sul duopolio USA-URSS, oltre che nel settore militare, anche in quello degli approvvigionamenti energetici. La politica estera di multipolarità di Putin con la richiesta di spazio e peso politico nel G 8 e all’Onu anche per India e Brasile e le sempre più strette relazioni poltiche, militari ed economiche che persegue con un gigante come la Cina, allontanano all’imponderabile la creazione di un assetto mondiale che possa ricondure a Yalta. Sono notizie che gli analisti a libro paga di Cia, Usa e Nato, in Italia e all’estero con la complicità dei "media" di propaganda, non lasciano certo filtrare all’esterno. Le ricadute potrebbero, nel giro di pochi anni, costringere Usa ed Alleati ad abbandonare ogni progetto di espansione egemonica sia nel Medio Oriente che nel Golfo Persico affrettando una "exit strategy" dalle imprevedibili conseguenze sulla storia del XXI° secolo.

In questo contesto la lotta in Irak, Afghanistan e Palestina stà agendo da fattore usurante da una parte, e da catalizzatore dall’altra, per la creazione di nuovi equilibri politici e la nascita di spazi sempre più larghi di indipendenza e di libertà, dall’America Latina all’Estremo Oriente. La speranza è che questo processo possa saldarsi alla periferia della zona di influenza araba-persiana con la tenaglia continentale dell’EURASIA.

NOTA: Per capire le dimensioni dello scontro che potrebbe coinvolgere Usa ed Alleati nel Golfo Persico il 2 Aprile la Tv iraniana ha reso noto che le sue forze navali hanno reso operativo nel corso di manovre nel Golfo Persico (notizia AGI) “…il missile subacqueo più veloce al mondo…”
Si tratta probabilmente di un siluro iperveloce di grosse dimensioni, a lunga percorrenza, che evita la cavitazione ricoprendosi di un cuscino d’aria durante la corsa e che utilizza un apparato sonar per l’individuazione del bersaglio, già sperimentato dalla Russia ma non ancora entrato nella dotazione della sua flotta sottomarina e navale.

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