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PARADOSSI MARZIANI, FOLLIE TERRESTRI di Paolo C. Fienga (Lunar Explorer Italia) e Matteo Fagone

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Space
Newsflash: Il Mars Exploration Rover (MER)
Spirit
, nonostante sembri essere in gravi (e crescenti) difficoltà (una
ruota è ormai “andata”), continua a marciare verso un’area sufficientemente
illuminata (per spenderci l’Inverno) e, nel frattempo, registra ed invìa frames
che, come sempre, posseggono una grande bellezza e suggestione.

Ci riferiamo
ad un’ormai lunga serie di Immagini relative ad un “Giardino Roccioso” posto
alle pendici di una modesta collinetta nota come “Husband Hill” – la maggiore di un gruppo di rilievi chiamati “Columbia Hills”.

Non sappiamo
se Spirit sopravviverà al nuovo, estremo, ed ormai incombente Inverno Marziano
ma, in fondo, anche se arrivasse la parola “fine” alla sua saga, quanto
compiuto e conseguito sino ad ora da questa “scatola su ruote” riteniamo che
abbia – e già più che ampiamente – ripagato Scienziati ed Appassionati.

Il gemello di
Spirit, Opportunity, dal canto
proprio “gode di ottima salute” – come dicono alla NASA – e, dopo aver girovagato per qualche mese nei pressi di un
antico ed affascinante cratere semi sepolto – Erebus – ora sembra che sia sul punto di provare (diciamo “provare”
perché la strada che lo attende crediamo che sarà tutt’altro che semplice) a
raggiungere un nuovo rilievo: un cratere simile al (famoso) Endurance, ma molto più grande, dall’immaginifico
nome di “Victoria”.

La Sonda Mars Global Surveyor (MGS), ormai già da anni in orbita
attorno al Pianeta Rosso, continua ad ottenere immagini della sua enigmatica
superficie che sono sempre molto belle, misteriose e suggestive.

Idem dicasi per
l’altra Sonda USA “2001 Mars Odyssey
la quale, sebbene molto più “giovane” della MGS, sta già svolgendo un eccellente lavoro.

Della Sonda ESA Mars Express non ci sentiamo di dir
nulla poiché – almeno a nostro parere – pochi sono coloro che potrebbero
esprimersi riguardo ad essa senza rischiare di dire sciocchezze. In effetti, la
Missione che ha portato (come pomposamente scrivono sul Sito ESA) “L’Europa su Marte” – al pari
dell’altra Missione (SMART-1) che ha
portato (sempre) l’Europa sulla Luna – giace in un tranquillo anonimato,
probabilmente cercato, auspicato e voluto dall’ESA stessa.

Che dire?
Noi, in fondo, siamo solo dei commentatori di frames e le immagini ESA che ci arrivano da Marte e dalla
Luna sono poche, brutte e, almeno per quanto attiene il Pianeta Rosso,
completamente fasulle ed incommentabili (non dimenticate, infatti, che tutti i
frames Mars Express collocati sulla
Rete a disposizione di Ricercatori ed Appassionati non sono altro che le
ricostruzioni digitali di panorami orbitali).

Cosa vogliamo
dire? Intendiamo che i frames Mars
Express
non ci mostrano Marte “così come è” (e cioè come lo vedrebbe un
uomo che si trovasse a bordo della Sonda).

Esse ci
mostrano solo una “ricostruzione digitale” – e cioè la versione ripulita,
riveduta e corretta – di quello che le fotocamere hanno effettivamente ripreso:
è per questo che quelle poche immagini ESA
che pubblichiamo nella Galleria Lunar
Explorer
le abbiamo rubricate come “Virtual Mars”: il Pianeta Rosso
mostrato da Mars Express, infatti, è
un Pianeta che, molto semplicemente… non esiste in Natura.

Che cosa sarà
capace di fare, poi, la Sonda USA ultima arrivata – il Mars Reconnaissance Orbiter – non lo si può ancora dire, ma le
premesse (viste e considerate le dotazioni di cui il MRO è fornito) sono eccellenti.

Cover-up
permettendo, naturalmente…

Dallo Spazio
Profondo e trans-marziano, invece, grazie alla Sonda Cassini, arrivano immagini incredibili del ciclopico Geyser che
caratterizza il Polo Sud di una piccola luna Saturniana di nome Encelado.

Del
super-geyser di Encelado, se
verificate andando a ritroso negli archivi NASA, sino a pochissimo tempo fa
(giusto qualche mese) nessuno si era mai accorto – anche se di immagini ne
erano già arrivate tante…Ora, come testimonia questo bel frame che vi
proponiamo, la “Fontana” che sprizza cristalli d’acqua, polveri e fango si vede
anche da considerevoli distanze (nel frame che proponiamo si tratta di quasi
DUE MILIONI di chilometri!).

{mosimage}

Come mai?

Si tratta di
una fotografia ottenuta in condizioni di particolare favore, oppure questo
fenomeno – che si supponeva debole e transitorio – si sta invece rinforzando
nel tempo, acquisendo dimensioni sempre più spettacolari?

E se così
fosse, a che cosa dovremmo far risalire questa “eruzione”?

Encelado è un mondo
geologicamente attivo?

Magari la
“Luna di Neve” – così il piccolo Encelado
(anche se Encelado, nella Mitologia
Greca era un ciclope) è stato battezzato dalla NASA – si sta sciogliendo in maniera cosmicamente eclatante?

O forse,
anche in questo caso, l’eruzione – la quale era sfuggita al Voyager, negli Anni
‘80 solo perché, forse, non era ancora iniziata… – è una conseguenza (almeno
parziale) della rinvigorita (ed “anomala”, come dicono alcuni Scienziati)
attività solare degli ultimi anni?

Dovremo
aspettare per sapere…

Ed infine –
last but not least! – la NASA, a distanza di 36 anni dal Moon Landing
dell’Apollo 11, riconosce – tramite la famosissima rubrica “NASA – Picture of the Day”, che i
“MoonQuakes” (o “lunamoti”) non sono affatto una Leggenda Lunare (citiamo:
”…Why are
there so many moonquakes?
A recent
reanalysis of
seismometers left on the moon by the Apollo moon landings has revealed a surprising number of moonquakes
occurring within 30 Km of the surface. In fact, 28
moonquakes were detected in data recorded between 1972 and 1977.
These moonquakes were not only strong enough to move furniture but the stiff rock of the Moon continued vibrating
for many minutes, significantly longer than the soft rock
earthquakes on Earth.

The
cause of the moonquakes remains unknown, with one hypothesis holding that
landslides in craters cause the vibrations. Regardless of the
source,
future moon buildings need to be built to withstand the frequent shakings..…”).

Capito?

Hanno avuto
bisogno di oltre 30 anni per arrivare a dire “ufficialmente” che sulla Luna
“qualcosa si muove” ma, alla fine, ce l’hanno fatta (e adesso vorremmo vedere
le facce di qualche Astronomo Italiano che ha sentenziato la “morte geologica
della Luna” da più di trenta anni e che ha bollato di incompetenza i Ricercatori
che sostenevano e sostengono l’esistenza di – almeno – un’attività sismica
Lunare residuale…).

Che sia stato
anche merito delle migliaia di Liberi Ricercatori che, in tutto il Mondo, hanno
analizzato i dati (semi-pubblici) ottenuti dai sismometri passivi lasciati
sulla superficie della Luna durante l’Era Apollo e poi hanno bombardato di
domande e congetture la NASA?

Forse.

Anzi: a noi
piace pensare che sia così (anche Lunar Explorer Italia è entrata, qualche
tempo fa, in possesso di svariati NASA
Original Passive Seismometer Reports
ed ha dato il suo contributo per
“annoiare” la NASA!).

Bene
comunque, ed ora guardiamo avanti: quando saranno ufficializzati i Close
Encounters avuti da Armstrong &
Co.???…

Le SpaceNews
sono sempre tante, affascinanti e sempre più sorprendenti. Purtroppo non
possiamo (e non siamo neppure in grado, ahinoi) di parlare di tutto.

E
allora…allora andiamo a focalizzarci sul Mondo più intrigante del momento:
Marte.

Gli Amici di
Pasadena – per tornare al lavoro svolto dai Mars Exploration Rover (MER) Spirit ed Opportunity – si entusiasmano
sempre più per le “storie” che ogni sassolino marziano gli va a raccontare.

Storie che, a
quanto pare, sono ormai sempre più frequentemente e dettagliatamente, “piene
d’acqua e di sale”.

Storie che
anticipano – al pari dei rilievi svolti dalle Sonde che abbiamo menzionato e
che orbitano attorno al Pianeta Rosso – con squilli di tromba sempre più forti
ed insistenti, il Grande Annuncio: su Marte c’è acqua, in grandi quantitativi
(che essa si trovi anche in superficie o solo nel sottosuolo e che essa sia in
parte liquida o del tutto ghiacciata ancora non ci è dato saperlo con
esattezza, però una cosa sembra proprio certa: l’acqua – su Marte – esiste,
eccome).

E noi, nel
frattempo, che facciamo?

Be’, se
parliamo di acqua, l’Umanità – e cioè noi, appunto, tanto per essere chiari –
usando una devota e cieca perseveranza degna dell’integralismo e del fanatismo (Religioso
o Politico… fate Voi!) della Peggior Specie (o della Migliore Tradizione, a seconda
dei gusti e delle tendenze ed in ossequio ad uno stile narrativo che sia sempre
“Politically Correct”), continua imperterrita a percorrere una strada che si è
fatta ormai assai insidiosa.

La strada
dell’inquinamento costante ed indiscriminato.

Un inquinamento
che non sembra voler risparmiare le medesime sorgenti di quella stessa acqua
che, qui, sulla Terra, ci disseta e ci permette di vivere da almeno un paio di
milioni di anni…

Attenzione
però: quest’ultima riflessione non è una considerazione da leggersi come denigratoria dell’esplorazione dello
spazio, della Scienza e degli Scienziati o chi per essi!

Essa è solo l’espressione
di un fatto, di una realtà sgradevole: stiamo guardando “oltre frontiera” alla
ricerca di qualcosa che sappiamo essere sinonimo di “Vita” (nel senso terrestre
del termine, come ovvio) e nel frattempo non riusciamo a fare nulla – per
ottusità, disinteresse, egoismo, opportunismo e così via – per salvaguardare e
preservare ciò che abbiamo qui, sulla Terra, a “casa nostra”.

Cerchiamo –
ed abbiamo trovato, come dicevamo, quasi certamente – l’acqua su Marte; ci
ingegniamo a pensare come fare per “liberarla” ed usarla in maniera tale da
consentire all’Uomo di sopravvivere sul Pianeta Rosso per lunghi periodi e, nel
frattempo, sperperiamo e roviniamo quella che abbiamo qui, sulla Terra.

Paradossale,
non credete?

Dunque la
nostra considerazione iniziale, oltre ad essere – lo ribadiamo – l’espressione
chiara di un fatto, è pure la dimostrazione espressa di una sensibilità emotiva
ferita; di un sottile dolore che molti di noi provano nei confronti della
nostra Casa che, senza per questo essere né degli Scienziati, né delle

Cassandre, sembra dare – sempre più spesso – chiari segnali di “cedimento”.

Una casa che
si chiama “Terra”.

Ebbene sì: siamo
stati (e siamo sempre più) in grado di mandare sonde robotizzate verso gli
altri pianeti del Sistema Solare (ed anche oltre, come accadrà alla Sonda USA New Horizons, destinata a raggiungere
Plutone e poi a svanire nella Fascia di Kuiper) e siamo anche in grado di
controllarle quasi in “real time”, nonostante le enormi distanze che ci
separano da esse.

Possiamo
analizzare una gamma di fenomeni impressionanti come non mai e siamo persino
stati capaci (recentemente) di scoprire un pianeta distante 25.000 anni luce da
noi il quale, a detta degli Astronomi che stanno elaborando i dati, potrebbe
possedere caratteristiche simili alla Terra (la Terra non di oggi, sia ben
chiaro!)

Impressionante.

E allora,
davanti a tutta questa “Scienza”, che cosa possiamo fare, se non inchinarci?

Chi si sente
in grado di spiegare come sia stato
possibile riuscire in una tal serie di – autentici – “Trionfi Scientifici”?

E chi è in
grado di spiegarci come è mai possibile che riusciamo a “vedere” – si,
“vedere”, letteralmente – cose che accadono in regioni dell’Universo lontane
“Anni Luce” (una misura che significa qualcosa solo per gli Astronomi e che,
per l’uomo della strada, non suggerisce altro che l’idea di una distanza
impossibile da coprire, se non usando l’immaginazione) mentre non siamo capaci
non diciamo di “risolvere”, ma neppure di “mettere a fuoco” almeno uno di quei
tantissimi segni di malessere che il nostro Pianeta ci sta mandando?

Come mai,
mentre scopriamo i “fuochi di stelle lontane”, ci sfuggono, a quanto pare, gli
incendi che divampano a casa nostra?

Che sta
succedendo?

Difficile
rispondere ad una domanda simile, così “esistenziale”…Diciamo che uno dei
motivi di questa “cecità (mentale) indotta” potrebbe risiedere anche nel “modo
di fare informazione” (scientifica).

E cerchiamo
di spiegarci.

Molti di noi
– come Fondazione Lunar Explorer Italia – ce la stanno mettendo tutta per offrire
un’informazione “critica” ai nostri Lettori.

“Critica” nel
senso di “Consapevole” ed “Aperta”.

Un esempio:
riparliamo ancora dell’’acqua.

Che cos’è?
Ebbene una molecola d’’acqua non è altro che il risultato della combinazione di
due atomi di Idrogeno (H) ed uno di Ossigeno (O2).

Scientificamente
parlando.

Essa possiede
straordinarie proprietà ed uniche caratteristiche; essa sostiene e permette la
Vita (sempre nel senso terrestre del termine).

Le sue
“capacità” sono incredibili; i “segni” del suo passaggio (attuale o remoto) sono
riconoscibili con facilità, la sua “essenza” coincide con il concetto stesso di
Esistenza eppure… Eppure sembra che l’uomo non abbia le idee chiare al
riguardo…

L’acqua è
anche – e soprattutto – la Base della Vita e la Vita – come ci hanno insegnato
– è più unica che rara.

Se
quest’ultimo concetto, relativo alla “rarità della Vita” fosse vero, allora
dovremmo dedurre che l’acqua, in quanto Base della Vita, è anch’essa un quid
unicum.

Ma invece non
è così: l’acqua, rara non lo è affatto, anzi…Essa, al contrario, pare proprio
essere un qualcosa di abbondante sia nel Sistema Solare e sia, con ogni
probabilità, nell’Universo intero.

L’acqua –
probabilmente – è dappertutto (come dappertutto, nel cosmo, troviamo gli
elementi che la costituiscono).

Pensiamo a
Marte.

Dobbiamo dire
che i sospetti che sul Pianeta Rosso ci potesse essere acqua non sono per nulla
una novità, anzi: è da quasi 30 anni (o forse molto di più) che se ne parla.

O meglio: che
gli Scienziati ne parlano.

Ultimamente,
però, i nostri Amici che la Scienza la conoscono bene si sono trasformati in ballerini
ed hanno preso ad improvvisare una danza fatta di conferme e di smentite la
quale, per quanto è articolata e ripetitiva, sarebbe quasi meritevole di
colonna sonora.

Tuttavia,
mentre si balla il Valzer dell’Acqua di Marte (dove cercarla? Dove trovarla?
Sarà ghiacciata o liquida? Sarà dolce o salata? Come la estrarremo e come la
raffineremo? E così via…) qui, sulla Terra, a tutte le latitudini, si
continua ad inquinare tutto ciò che ha a che fare con essa: sorgenti, fiumi, mari,
laghi…

E non è
tutto: se leggessimo con attenzione quello che i Rover Spirit e Opportunity
sembrano raccontare, potremmo anche scoprire che, forse, gli antichi mari di
Marte erano ricchi non solo di acqua salata, ma anche di “acqua acida”.

Su Marte,
inoltre, esiste un enorme quantitativo di CO2 il quale, assecondando il ritmo
delle stagioni del Pianeta Rosso, ghiaccia e sublima. Costantemente.

In altre
parole: “oscilla fra due stati (della materia), in cerca di una collocazione
stabile”.

Ora, se ci
pensiamo, quantitativi enormi di CO2 vogliono dire, inter alia, “effetto serra” e cioè un progressivo e
sensibile riscaldamento del Pianeta al quale si accompagnerà l’inspessimento
dell’atmosfera, lo sciogliersi delle calotte polari e la susseguente creazione

di acque superficiali che resteranno, per tanti mesi del lungo anno marziano,
“liquide” e così via.

Su Marte, a
ben guardare, l’Effetto Serra (o Green-House Effect, come dicono a Pasadena)
significa, nel tempo, la possibilità di vedere la Vita (sempre nel senso
terrestre della parola) crescere (vogliamo dire “ancora una volta?”) e
svilupparsi (vogliamo dire “di nuovo”?).

Ma poi
torniamo alla Terra e qui, sul nostro Pianeta, le cose cambiano. Qui siamo
terrorizzati dal CO2: ne siamo terrorizzati proprio perché esso vuol dire
“effetto serra”.

Un “effetto”
che, su un Pianeta “comatoso e che vorrebbe (vorrebbe?) rinascere può essere
sinonimo di “Seconda Chance di Vita”, ma che su un Pianeta “già vivo”, come il
nostro, può invece significare “sconvolgimento degli equilibri esistenti;
mutamenti climatici radicali; rialzo – prima – e successivo abbassamento
(radicale), poi, delle temperature superficiali.

La fine,
insomma.

E se non la
fine di tutto, certo il verificarsi di un periodo di transizione che – nella
migliore delle ipotesi – spazzerà via una buona parte della nostra Civiltà (o
presunta tale) nell’arco di qualche decade (anno più, anno meno).

Ora, quali
sono gli elementi comuni ad entrambi gli scenari che vi abbiamo descritto?

Secondo noi
essi sono rinvenibili NON SOLO nelle meccaniche della Natura, MA ANCHE – udite,
udite – nelle metodologie divulgative adottate per far circolare queste
informazioni nel Mondo.

E qual è
l’elemento distintivo, invece? Uno solo: ciò che potrebbe trasformare Marte
(“terraformandolo”, come dicono gli Scienziati, e facendolo rivivere), per la
Terra significherebbe lo squilibrio irreversibile ed il collasso.

Ma non è
tutto qui.

Quando si
usano parole come “ere geologiche” e si accostano concetti relativi a dinamiche
evolutive, in pratica si fa riferimento a delle forze della Natura le quali
sono tutt’altro che conosciute a perfezione e che, forse, sono solo
parzialmente caratterizzate “dall’incedere graduale” (alla luce delle nostre
attuali conoscenze non ci pare corretto supporre che determinati eventi si
debbano evolvere “per forza” lentamente: può essere così, come può essere vero
il contrario).

E poi, chi è
mai riuscito a dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che le attuali
condizioni di Marte sono il risultato di un processo ultra-lento il quale – per
svilupparsi e completarsi – ha avuto bisogno di centinaia di milioni di anni?

Però

attenzione: e se l’ipotesi della “lentezza” – anch’essa enfatizzata a livello
informativo e divulgativo – venisse
impiegata solo per tranquillizzare l’Opinione Pubblica?

Eh, sì:
perché se le condizioni di Marte sono mutate a causa di fattori naturali,
lenti, graduali ed impercettibili, durati centinaia di milioni di anni, allora il
“messaggio che si fa passare” è quello di stare tranquilli: la Terra, forse,
farà la stessa fine di Marte, ma la farà “con calma”.

Il problema,
ragionando in questi termini, lo si “diluisce” nel tempo.

Lo si rinvia
“a data da definirsi”.

Lo si sposta
in un futuro così lontano che, quando esso arriverà, l’Umanità avrà “per forza”
trovato un rimedio salutare e definitivo.

Non solo! Il
problema, ragionando e divulgando in questa maniera, viene spostato così avanti
nel futuro che l’Umanità (e cioé noi), oggi, potrà (potremo) prendersela
(prendercela) comoda.

Insomma:
avremo tutto il tempo per fare della Terra un immondezzaio di dimensioni
planetarie.

Marte, in
questa logica, serve solo per dire “Non c’è problema. Qualunque cosa sia
accaduta lì, sulla Terra non accadrà! E comunque, anche qualora accadesse, essa
sarà il risultato di un processo straordinariamente lento.

Un processo
che saremo in grado di affrontare quando sarà giunto il momento.

Un processo
che ora – OGGI – non ci riguarda direttamente”.

Dovete
ammettere che questa costruzione – qualora fosse vera – non sarebbe per nulla
malvagia: guardiamo “lontano” per “tranquillizzare e tranquillizzarci”.

Guardiamo
Marte, perché non sappiamo (o non possiamo, o non vogliamo) guardare la Terra.

Il metodo è –
teoricamente – perfetto, ma…Che dire se invece le condizioni di Marte fossero
mutate a causa di un qualcosa che ebbe il sapore della catastrofe planetaria
repentina, violenta ed irreversibile?

Che cosa
accadrebbe nel momento in cui non avessimo più lo scudo psicologico costituito
dall’idea che i “mutamenti planetari – anche e soprattutto quelli catastrofici
– occorrono in accordo a ciò che chiamiamo “ritmi geologici” e cioé processi
che durano ere, ed ere, ed ere…?

Ebbene, noi
siamo dell’idea che, una volta eliminata la “sicura” che subordina lo sfacelo
di un Pianeta al verificarsi di processi caratterizzati da tempi lentissimi, ma
“certi e garantiti” (perché lo dice la NASA…),
il nostro modo di guardare agli eventi del nostro mondo cambierebbe.

Cambierebbe
perchè dovremmo iniziare a realizzare che, in un momento qualsiasi, la Terra –
e noi con essa – potrebbe trovarsi in pericolo.

Qualcuno –
certamente dotato di grande lungimiranza ed immaginazione (come il Prof. Hoagland) – ha supposto che potrebbe
essere stata una catastrofe di origine “non naturale” a distruggere Marte.

Una
catastrofe che magari occorse “overnight”, e cioé – come diremmo noi – “in una
notte”.

Altro che
milioni e miliardi di anni!

Attenzione:
la Vita poggia su equilibri delicatissimi: equilibri che – naturalmente – non
possono essere demoliti in 24 ore, questo lo sa il Prof. Hoagland come lo sappiamo noi.

Ma una volta
che, nel tempo, le fondamenta di quegli equilibri sono state compromesse,
allora sì che il mutamento – e cioé la “catastrofe” – potrebbe realmente
occorrere in 24 ore.

Anzi: in 12.

O forse in 1
ora, o meno.

E questo è un
elemento che, a nostro parere, viene (capziosamente) ignorato e negato dai
nostri Scienziati.

“…Ma che
dite? Questa costruzione è assurda, impossibile! No, no ed ancora no! È
un’eresia: non può essere!…”

Già, questo è
quanto i Profeti della Scienza Convenzionale ci dicono.

“Un’eresia?”
E perché? – diciamo noi?

Non esistono,
al momento ed a nostro parere, dei motivi realmente “scientifici” (ossìa
provati ed inoppugnabili) per i quali non sia possibile dire, oggi, che “Marte
non è diventato quello che vediamo attraverso un processo durato centinaia di
milioni di anni – o anche un miliardo di anni, come la NASA e l’ESA sembrano
suggerire: Marte è stato ridotto così attraverso un passaggio molto più breve.
Forse – addirittura – un passaggio subitaneo”.

La NASA (come l’ESA e tutti i Patres Scientiae che parlano e parlano, anche in
Italia, ma senza mai “arrivare al punto”) si affretta a confutare le ipotesi
alternative.

Ma di ipotesi
basate su fatti (fatti quali sono le immagini che ci arrivano – ormai
giornalmente o quasi – da Marte) quante ne vediamo?

Cosa dicono i
commenti ufficiali a proposito degli (incredibili, a volte) rilievi Marziani
ripresi dalle varie Sonde che orbitano attorno al nostro “Twin Planet”?

Ebbene la
risposta a questi due modestissimi interrogativi è deludente: la NASA, in fondo, non dice nulla.

Provate a
leggere qualcuna delle “Perle di saggezza” che i Commentatori Ufficiali dell’esplorazione
spaziale ci regalano quando si tratta di dare spiegazioni relative alla curiosa
ed intrigante morfologia di alcuni rilievi Marziani.

Guardate
questo frame, per esempio, e poi chiedetevi che cosa potrebbe rappresentare il
rilievo ripreso.

{mosimage}

La NASA (Wow!!!) dice che si tratta di
“sovrapposizioni di rocce sedimentarie in Sinus Meridiani”. Ottimo:
un’autentica “intuizione”.

E noi? Che
cosa possiamo aggiungere ad un siffatto commento?

Forse qualche
dettaglio naif, ottenuto osservando l’immagine in questione usando un angolo
mentale differente.

Secondo noi,
infatti, oltre alle “sovrapposizioni di rocce sedimentarie”, non ci sembra
difficile vedere quello che rimane di un’isola e delle stratificazioni che
hanno segnato il lento ritrarsi delle acque dai suoi dintorni.

Dunque la
domanda adesso è: dov’è andato a finire il lago (o il fiume o l’oceano) che la
circondava?

Che
differenza c’è fra il commento (autorevolissimo, ma “vuoto”) della NASA ed il nostro?

La
prospettiva.

Nel nostro
(forse impreciso e certo non autorevole) commento, quello che tentiamo di fare
è far cambiare la prospettiva di base dell’osservazione e la percettività
dell’osservatore.

Il commento NASA (come i commenti ESA) non lascia spazio alle capacità
percettive e deduttive – ergo all’intelligenza – dell’Osservatore: la NASA (e l’ESA) quando guarda una montagna, dice – usando quanto più jargon
sia possibile – che quello che vediamo è… una montagna!

Difficile
confutare e far lavorare le meningi con un commentino simile.

Nel nostro
modo di commentare, invece, c’è il tentativo di “suggerire” al Lettore che una
cosa è quello che lui guarda e vede OGGI; un’altra quello che l’immagine
suggerisce a proposito di “IERI”.

Con il nostro
commento – magari anche sbagliato, perché no? Può succedere… – il Lettore
avrà la possibilità di richiamare nella propria mente schemi di idee e concetti
a lui familiari che lo aiuteranno a “vedere” quei particolari che, forse, con
la descrizione NASA (ineccepibile,
ma tecnicamente banalizzante) gli sarebbero sfuggiti.

Che poi, nel
caso di specie, il rilievo osservato fosse, un tempo, davvero un’isola oppure
no, noi non lo sappiamo con certezza. E probabilmente non lo sapremo mai, ma
non è questo ciò che importa: ciò che conta è “aiutare” il Lettore ad acquisire
i mezzi di base per valutare quello che ha davanti e quindi stimolare la sua
capacità di valutazione.

Qualche volta
sbaglieremo noi; qualche volta sbaglierà il Lettore; altre volte –
auspicabilmente – entrambi vedremo le cose come stanno o, almeno, come
“stavano” e come “potrebbero essere”.

Senza jargon
e senza ovvietà.

Pensate
ancora, ad esempio e per l’ennesima volta, alla famosa “Face on Mars”. Osservatela
bene, specie nei contorni.

{mosimage}

Guardate la sua
forma e l’aspetto rialzato e leggermente stratificato dei bordi che la
definiscono: non vi ricorda anch’essa un’isola?

Supponiamo allora
che la regione di Cydonia fosse stata un ramo dell’Oceano Boreale… Ecco che la
forma di questo rilievo inizia a trovare subito una spiegazione plausibile, di
stampo “naturalistico” e – a nostro avviso – molto meno “artificiosa e forzata”
di alcune delle teorizzazioni immaginifiche del Prof. Hoagland e di quasi tutte le ovvietà scientifiche partorite da NASA ed ESA.

Insomma:
dall’acqua, ai rilievi anomali, all’analisi delle immagini. Qual è lo scopo
finale?

Fare “Scienza”?
No, non siamo così presuntuosi: la “Scienza” la lasciamo fare agli Scienziati.

Noi stiamo
solo suggerendo metodi (o “chiavi”) di lettura alternative e – forse –
leggermente “diverse” rispetto a quelle offerte dai “Soloni” delle Agenzie
Spaziali e dei “media” più importanti del mondo.

Noi non
possediamo la Verità e lo sappiamo; quello che vogliamo “vendere e vendervi”, è
qualcos’altro: è la capacità di avere dubbi.

Essa,
Cartesianamente parlando, esprime l’Umana Attitudine a commettere degli errori
ma, nel farlo, essa individua l’unica e meravigliosa Capacità di usare la
propria testa e, quindi, di pensare con il proprio cervello.

Il proprio:
non con quello di qualche scribacchino che lavora alla NASA, o all’ESA, o tanto
per guardare anche in casa nostra, all’ASI,
all’ANSA, alla RAI, al Corriere della Sera
o presso qualche altra istituzione o testata giornalistica che va per la
maggiore.

E quindi,
osservando le vicende del Mondo (a casa nostra, come nel resto dell’Europa, in
America ed in Medio Oriente), siamo sempre più convinti che il fatto di
riuscire a “pensare con la propria testa, magari anche commettendo degli
errori” sarebbe – secondo noi – il vero Trionfo: forse ancora più grande
dell’arrivare su Marte, tirar fuori la sua acqua, terraformarlo, colonizzarlo
ed andarci a vivere – tra dieci, cento o mille anni.

Proviamo a
pensarci, la prossima volta che guarderemo un Panorama del Pianeta Rosso e
leggeremo, nel trafiletto sottostante, che si tratta solo di “sassi, sabbie ed
anidride carbonica ghiacciata…

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