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delle
forze della “coalizione”, sembra che il corso degli eventi abbia subito
un’improvvisa accelerata. Il problema è dove ci condurrà
tutto questo…

Ma partiamo dal massacro
iracheno: a sentire gli scarni comunicati ufficiali, parrebbe che
l’efficiente macchina bellica statunitense abbia fatto quasi piazza
pulita degli “insorti”, arrivando ad acquisire il controllo di gran
parte della città di Falluja.

Alcune fonti però
contraddicono questa edulcorata versione dei fatti. Parlano di
violentissimi combattimenti strada per strada, di parecchi blindati
statunitensi colpiti, di bombardamenti aerei più intensi di
quelli su Baghdad nel 2003, di numerosi morti e feriti fra i civili, di
un contrattacco da parte dei combattenti della resistenza irachena, col
quale hanno ricacciato gli americani arrivando a controllare il 70% del
centro urbano. Sembra addirittura che gli statunitensi, per la
disperazione, abbiano utilizzato armi chimiche e gas proibiti dalle
convenzioni internazionali per “stanare” i rivoltosi, col risultato di
colpire anche la popolazione civile. Nel frattempo gli ospedali
militari statunitensi in Germania hanno visto l’arrivo di oltre 200
soldati feriti durante questa offensiva, che per la violenza dei
bombardamenti e le sofferenze dei cittadini qualcuno ha, giustamente,
battezzato come la nuova Guernica (tanto per fare un esempio, un raid
aereo ha colpito un ospedale uccidendo dozzine di persone, tra cui
venti medici…).

E il fuoco della resistenza
pare si sta estendendo a Baghdad, Ramadi, Samarra, Latifiyah, Kirkuk,
Mosul…

Poi c’è stata la morte
di Arafat, dovuta
ad una patologia talmente misteriosa da spingere il
suo medico personale a richiedere un’inchiesta ufficiale sul decesso e
un’autopsia. Molti hanno mormorato che Arafat sarebbe stato
avvelenato:
considerando che ancora il 18 settembre, in un incontro con la stampa
israeliana, Ariel
Sharon
aveva ribadito una volta di più di
voler espellere Arafat
dai territori palestinesi al “momento giusto”, e
che non vedeva alcuna differenza tra quest’ultimo e lo sceicco Ahmed
Yassin
, il leader spirituale di Hamas assassinato in marzo dagli
israeliani, o Abdel-Aziz
al-Rantissi
, che ha fatto la stessa fine un
mese dopo, qualche sospetto è legittimo. Aveva detto:

“Abbiamo agito contro Yassin e
Rantissi,
nonché alcuni altri assassini, quando si è
presentata l’occasione e il momento giusto. Per quanto riguarda Arafat,
agiremo allo stesso modo, quando si presenterà l’occasione e il
momento più adatto. Basta aspettare e fare ciò che va
fatto.” Curiosamente, Arafat
è morto proprio in concomitanza con
le elezioni americane e la rielezione di Bush

E proprio quanto sta emergendo
negli USA in questi giorni post-elettorali ha del clamoroso: le
votazioni, grazie anche al massiccio ricorso all’elettronica (da alcuni
documenti richiesti in base alla Legge sulla Libertà di
Informazione, sembra che i collaudi e i test anti-contraffazione sui
dispositivi non siano nemmeno stati effettuati; in una contea, una di
queste macchine poteva ricevere i voti di 32.000 elettori, poi iniziava
a contare all’indietro…), sarebbero state pesantemente falsate e il
vero vincitore delle elezioni presidenziali sarebbe John Kerry!

Un esempio dalla Florida
(già, sempre lì…): in 47 delle 67 contee dello stato,
Bush ha avuto
più voti del totale dei votanti repubblicani
registrati nelle varie giurisdizioni; in 15 di queste contee, il totale
dei voti a suo favore è il doppio di tali votanti, e in 4 contee
il totale sale al triplo. In altre parole, Bush ha ricevuto
20.000 voti
in più del totale dei repubblicani registrati. Stessa cosa in
Ohio, con 90.000 voti in più. Storie analoghe arrivano dalla
Carolina del Nord, da San Francisco in California… e la strana
arrendevolezza di Kerry,
il quale ha “concesso” la vittoria
all’avversario (illegalmente, in quanto non sta a lui una decisione del
genere) ha destato molti sospetti. Data la loro comune appartenenza
alla società segreta “Skull &
Bones
” al tempo
dell’università, a Yale,
qualcuno si domanda se la
Star&Stripes”,
come viene comunemente indicata la bandiera
americana, sarà presto sostituita dalla “Jolly Roger”,
ovvero la
nota bandiera nera dei pirati, con tanto di teschio e di ossa…

Insomma, queste elezioni erano
una farsa sin dall’inizio? Il “pasticcio” dell’Ohio ha lasciato in
dubbio qualcosa come 200.000 voti, che valevano una presidenza: senza
tutta questa fretta di chiudere le elezioni, entro dieci giorni
sarebbero stati contati e probabilmente avrebbero assegnato la vittoria
a Kerry, ma
quest’ultimo, senza attendere i risultati, nel giro di
dodici ore aveva “concesso” (è proprio il caso di dirlo…)
l’elezione a George W.
Bush
. Si sa, ai membri della stessa
società segreta certi favori non si negano, soprattutto se
suggeriti dall’alto…

Insomma, è un dato di
fatto che negli stati in cui si è votato con sistemi
tradizionali, gli exit poll e i risultati più o meno
coincidevano; in quelli in cui si è votato con l’ausilio di
sistemi elettronici, lo scarto tra exit poll e risultati arrivava anche
ad 8 punti percentuali!






Per la precisione, ecco gli
scarti incriminati:


Wisconsin: Bush più 4%
Pennsylvania: Bush più
5%

Ohio: Bush più 4%
Florida: Bush più 7%
Minnesota: Bush più 7%
New Hampshire: Bush più
15%

North Carolina: Bush più
9%.



Ecco perché inizialmente
(basandosi sugli exit poll) sembrava che Kerry fosse avviato a
vincere
queste elezioni (da noi sono usciti alcuni quotidiani che titolavano la
sua vittoria su Bush…).
I risultati elettorali hanno deluso tanti di
quei cittadini statunitensi, che le richieste di cittadinanza in Canada
adesso sono sestuplicate (molto gettonata anche la Nuova Zelanda).
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