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Sembra, cioè, che i climatologi si siano detti: “visto che il solo argomento che davvero interessa politici ed industriali è il guadagno, vediamo di far capire che, andando avanti così, subiranno gravissime perdite economiche”.
È davvero inquietante leggere le stime, in milioni di euro, dei danni ambientali.
Trovo raccapricciante che si quantifichi la fine di un ambiente in termini monetari.
Ed è una società scellerata quella in cui la vita umana e la natura hanno un valore, e perciò vanno salvaguardati, solo se produttori di denaro.
Perché politici e capitalisti sono insensibili ad un problema così gigantesco e importante?
Essi non vivono la vita delle persone normali, perciò la loro percezione dell’emergenza e del pericolo è molto diversa da quella comune.
Ricchissimi, penalmente inviolabili, protetti da tutte le strutture che possono offrire una tutela (giuridica, economica, sanitaria, al limite perfino armata), i politici ed i capitalisti formano una minoranza che non ha più nulla di veramente umano; intendo dire, di “quotidianamente” umano.
Noi, persone normali, dobbiamo fare costantemente i conti con le esigenze, le scadenze, gli obblighi della vita normale: dalle bollette alla spesa, dal rinnovo dell’assicurazione auto all’acquisto di vestiario.
Per un minuto, concedetevi il lusso di sognare la vostra vita quale sarebbe se voi faceste parte dell’oligarchia dei potenti. Immaginate la vostra giornata-tipo se foste parlamentare italiano (il più pagato d’Europa), o un industriale affermato.
Circondato da domestici solerti, affiancato da sorridenti collaboratori (servi e portaborse non sembrano termini abbastanza dignitosi…), con una disponibilità di denaro davvero straordinaria, voi non avreste il problema di arrivare a fine mese o di pensare a cosa dover rinunciare per far quadrare il bilancio familiare.
Ogni vostro desiderio si tramuterebbe in realtà. E anche gli eventi che spaventano l’uomo comune per voi sarebbero, probabilmente, meno terrificanti.
Problemi di salute? Pagando, c’è il clinico miracoloso cui affidare la vostra sacra esistenza di potente. Pagando, ci sono le più avanzate terapie e medici disposti ad accudirvi con amore filiale.
Problemi di giustizia? Suvvia, di questi non è neppure il caso di parlare.
Problemi di denaro? Sì, può accadere, ma un ricco fatica più a diventare povero che viceversa; questa è la bella logica del cosiddetto liberismo.
E così, per un potente è quasi impossibile concepire il mondo come luogo di eventi sfavorevoli.
Abituato ad una vita a dir poco facile, il potente non possiede nella sua mente la categoria dell’emergenza e del rischio, perché sono fenomeni che egli non ha mai sperimentato e, in cuor suo, sa che non sperimenterà mai, per davvero.
La “cultura del potere” ignora la categoria del rischio, dell’incidente e del decadimento, perché il potere, per sua mostruosa natura, tende ad eternarsi, a perpetuarsi al di là e nonostante ogni stravolgimento.
Leggendo le previsioni di siccità catastrofiche e mutamenti climatici, il potente non si sente parte in causa, perché in realtà egli non condivide nulla con il resto dell’umanità.
Lui, il potente, sa bene (anche se, statene certi, non lo confesserebbe mai!) che ci sarà pur sempre un lembo di terra in cui poter trovare rifugio; magari in Australia o in Patagonia, ma non sarà mai un posto troppo lontano per lui; dove lui potrà portare la sua famiglia e i suoi milioni di euro, per continuare, con minime variazioni, la sua esistenza dorata.
Per questo, è inutile prima ancora che ridicolo sperare che politici e capitalisti possano realmente interessarsi al destino della terra.
Essi non sono culturalmente attrezzati, né sono moralmente capaci di elaborare concetti quali solidarietà, destino comune, impegni e responsabilità condivisi.
Aspettarsi attenzione e rispetto da un potente è come chiedere ad un cieco di dipingere un ritratto.

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