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Vi confesso che da un po’ di tempo mi sono impegnato con una lista civica nazionale, Per il bene comune, forse perché quando percepisci che la battaglia sta per essere perduta è ora che si “armino” anche coloro che, per definizione o per scelta, non sarebbero dei soldati.

Senza dilungarmi nell’esperienza personale vorrei fare un’analisi della politica attuale, seppur con tutti i limiti di una visione strettamente personale. Se non altro questo approccio vi indica da subito l’assenza di dogmi, di ideologie o di linee di partito.

Questo è quel tipo di argomento che, appena affrontato, fa venire voglia di andare a pescare ma mi devo sforzare, forse ne vale la pena.

Il problema, così come lo percepisco io, è il fatto che l’attuale espressione della politica in questo Paese si basa su alcuni fatti molto preoccupanti:
è stato perso praticamente qualsiasi contatto con la realtà;
le persone che hanno ricevuto un mandato politico spesso si comportano peggio dei monarchi;

  • le differenze tra gli schieramenti, che dovrebbero essere opposti, si stanno assottigliando sempre di più;
  • la percezione è che la “politica” si occupi più di se stessa che non del lavoro che a essa è stato assegnato, dietro un congruo compenso e una responsabilità ben precisa;
  • l’affluenza alle urne è in costante diminuzione;
  • la fiducia della popolazione è ai minimi storici;
  • la rassegnazione induce, sempre di più, a un voto basato sulla logica del “meno peggio”;
  • alla parola “politica” sempre più persone rispondo con: “no no, non fa per me”, “sono tutti uguali”, “tanto cosa cambia?”, “la politica mi fa schifo”, “ne ho abbastanza” ecc ecc;
  • il controllo politico dei media è praticamente totale.

Potrei andare avanti per ore ma potete finire l’elenco anche da soli, anzi se lo fate inviatemelo per completarlo insieme.

È da molto tempo che sto riflettendo su come siamo arrivati a questo punto. La sensazione è che si tratta sempre di più di una gestione delle proprie poltrone che non degli interessi del Paese. Il Partito democratico sembra diventato il Partito Partitocratico, PP che offre anche un’assonanza piuttosto sarcastica, così come Il Partito delle libertà è diventato il Partito partitocratico delle libertà di chi sa chi, PPDLDCSC.

Come possiamo distinguerli quando, per esempio, sono d’accordo sull’assenza delle preferenze sulle liste, sullo sbarramento al 4% (palesemente anticostituzionale, Art. 3, 46 e 56), sull’opportunità di limitare la libertà di Internet, sul controllo dei media, sulla possibilità di esistenza di gravissimi conflitti d’interesse, sulla presenza di persone indagate e condannate nel Parlamento ecc. E di nuovo mi trovo costretto a chiedere a voi il completamento dell’elenco.

Date tutte queste circostanze, mi pare che l’attuazione della politica sia stata, un po’ alla volta, sempre di più spostata al di fuori della portata dell’elettorato che non esercita quasi più alcun potere, se non quello del voto. Il problema è che anche questo ultimo “potere” è fortemente condizionato da un pressoché totale controllo dei media, i quali permettono un’evidente manipolazione dell’opinione pubblica. La crescente astensione, permettetemi, mi fa pensare che a votare sono rimasti gli ancora convinti, i manipolati e coloro che votano tappandosi il naso.

Direi che è una situazione anche naturale quando il popolo percepisce che la Casta è diventata autoreferenziale e autosufficiente. Le persone capiscono quando è arrivato il momento di desistere. Un’impressione sbagliata è possibile, ma non quando una situazione non solo persiste per decenni, ma addirittura peggiora.

In poche parole mi pare che il sistema si sia capovolto, il potere ai stato concentrato nelle mani di una stretta cerchia che di fatto controlla, da tutti i punti di vista, questo Paese. Non ne siete convinti? Analizzate i nomi dei parlamentari e degli esecutivi che hanno tentato di governare l’Italia. Sono certo che resterete sbalorditi per una certa ridondanza dei nomi. Qui mi viene in mente un politico italiano quando, incalzato da una domanda provocante, rispose che i dirigenti non nascono sotto il cavolo. Sarà vero ma vorrei anche sapere da dove spuntano, almeno la gran parte di loro.
Volendo proprio fare il complottista verrebbe da pensare che qualcuno ha fatto una specie di morbido colpo di stato, talmente prolungato nel tempo che nessuno se n’è accorto. Mah, che ne dite?

In ogni caso sta di fatto che sarebbe di fondamentale importanza una profonda riforma dello Stato con la conseguente reintroduzione delle fondamentali norme democratiche:

  • l’assenza del controllo politico dei media;
  • le rigide regole sui conflitti d’interesse, politico e/o economico;
  • l’impossibilità di candidarsi per le persone condannate;
  • l’impossibilità di candidarsi per più di due legislature di seguito;
  • il ripristino delle preferenze sulle liste elettorali;
  • l’abolizione di qualsiasi sbarramento elettorale;
  • l’introduzione del premio di maggioranza per garantire la governabilità;
  • l’introduzione dell’obbligo degli schieramenti preelettorali che restano tali per tutta la legislatura;
  • l’obbligo delle dimissioni, di qualsiasi carica istituzionale, nel momento in cui venga meno a una sola promessa elettorale;
  • l’obbligatorietà del contatto consultivo con il corpo elettorale durante tutta la legislatura;
  • la ridefinizione della politica come servizio e non come potere;
  • sovranità monetaria.

Certo, come prima, potete integrare questo elenco che non vuole essere né definitivo, né esaustivo, ma solo uno spunto di riflessione. Una riflessione più che mai necessaria, per quanto la politica ci piaccia o meno. Infatti ci sono alcune brutte notizie, la prima è che siamo in piena emergenza, la seconda che dovrebbero scendere in campo, in mezzo al fango, proprio tutte quelle persone che sono da molto tempo schifate dalla politica. Potrebbe essere che il nostro giardino ci fa schifo perché per troppo tempo l’abbiamo trascurato.

 


tratto da blog.duper.org

 

 

 

 

 

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