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Quali domande a Giorgio Napolitano

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Quello del 28 ottobre 2014 va considerato un appuntamento storico.
Non lasciamo soli i magistrati di Palermo.
Anche coloro che occupano le Istituzioni, di ogni ordine e grado, dovrebbero rendersene conto.
Lì, su quella piazza del Quirinale, invisibilmente stracolma di coloro che hanno sacrificato la loro vita perché in questo Paese prendesse coscienza un Popolo capace di trasformalo finalmente in Nazione, ci saranno milioni di occhi velati di lacrime puntati sul Palazzo Presidenziale.
Su quella piazza, il 28 ottobre, non riusciranno neanche ad aleggiare né l’odio né il rancore, né la vendetta. Su quella piazza, volerà, leggera, una Virtù: la giustizia. È questa virtù che da quando sono iniziate le stragi delicatamente chiede che chi sa parli.

In queste pagine trovate le radici buie della Trattativa Stato-mafia. Vi sono ragioni logiche (evidenziate nel mio libro Dalle stragi del 1992 a Mario Monti) che portano, decisamente, a ritenere che questa trattativa aveva e ha, tuttora, il compito, deviatorio, di impedire che emergano inconfutabili comprove. Le comprove che le furiose reazioni stragiste avevano, e hanno tuttora, il compito di impedire che fossero e siano posti a vista pubblica i veri attori di questa mattanza. E la logica ci fa osservare che solo attori, tuttora presenti nelle istituzioni e nelle strutture burocratiche, al massimo grado, possono aver dato vita alla Stagione del Tradimento.
Ho cercato di valutare, con grande rispetto…
Su quali punti porre l’attenzione, prima di formulare la, conseguente, finale sequenza delle domande che ritengo andrebbero fatte al dottor Giorgio Napolitano, non al Presidente della Repubblica, funzione costituzionale e quindi istituzionale che va rispettata e protetta al massimo grado.

Quelli che seguono sono i titoli che organizzano questo lavoro di ricerca e raccordo.
L’ultimo titolo, Domande in carta semplice, appunto, vuole significare che quelle domande esulano da un contesto burocratico e non vogliono essere capi d’accusa, sono domande fatte a nome di un popolo che non ha dimestichezza con le regole burocratiche, nelle quali è costretta agli slalom la stessa magistratura. Questo scritto è dedicato non solo a tutti coloro che sono stati vittime della criminalità organizzata; è dedicato anche a tutti coloro, e non sono pochi, che sono stati vittime di atti criminali, organizzati in segreto, da apparati statuali. È una frase dura, lo so. Rischia di addensare ombre immeritate sugli organi dello Stato deputati alla sicurezza del nostro Paese (che non riesce ancora a diventare Nazione). Ma quei morti non possono più parlare, non possono più far emergere le responsabilità precise di chi, personalmente, ha tradito i compiti protettivi che gli erano stati affidati. A tutti coloro che, invece, sono morti perché non hanno voluto tradire i compiti protettivi che erano loro stati affidati; da quei milioni di occhi velati di lacrime, giunga un buon pensiero, perché sappiano che non sono stati dimenticati, e che sono l’orgoglio di questa futura Nazione.

La chiave visibile per aprire l’invisibile porta segreta
Nello scenario di fondo, la Stagione del Tradimento
Il faro di Palermo
Il faro di Caltanissetta
Il faro di Firenze
Trovata la chiave, cercare la porta
Il telefono amico
Domande in carta semplice

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