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REPUBBLICA E LA SCOPERTA DELL’AMERICA di Domenico De Simone

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In che cosa consiste l’annunzio di Repubblica? Che alla FED (la banca
centrale americana, quella governata di Alan Greenspan, il grande
vecchio della finanza) stanno studiando il denaro che si svaluta come un
rimedio contro la crisi, dato che l’economia è in piena deflazione in
tutto il mondo occidentale e si sta avvitando in una recessione senza
sbocchi. Deflazione che è cominciata in Giappone, e che adesso sta
coinvolgendo sia gli USA che l’Europa, dove gli indici dei prezzi sono
praticamente fermi o in rapida caduta soprattutto per i beni
strumentali.

Insomma, quello che andiamo dicendo da qualche tempo e che è sotto gli
occhi di tutti quelli che hanno un po’ di dimestichezza con le
questioni della finanza. Il problema è la domanda, ed è necessario
fare qualcosa per fermare la deflazione ed evitare di cacciarsi
nell’imbuto in cui si dibatte il Giappone ormai da un decennio. Per la
verità, il problema della domanda si risolve solo con una distribuzione
meno iniqua della ricchezza e poiché questa è rappresentata oggi dal
possesso di mezzi finanziari, il rimedio consiste solo in un meccanismo
che consenta una maggiore circolazione del denaro, soprattutto tra le
classi meno abbienti.

Anche alla FED hanno capito che il problema è nel meccanismo del
denaro. Per uscire dalla recessione è necessario costringere la gente a
spendere, e così hanno pensato di creare una moneta che perde valore
con il tempo, in modo che le persone siano costrette a liberarsene per
evitare che gli si svaluti in mano. Questo evita la tesaurizzazione
delle monete, poiché sarebbe evidentemente sciocco mettersi i soldi
sotto il materasso per vederlo svalutare senza rimedio fino
all’estinzione con il passare dei giorni. Insomma, una specie di
inflazione artificiale per porre rimedio alla deflazione che nemmeno la
riduzione dei tassi di interesse ai minimi storici riesce a debellare.

Conclude Repubblica, che gli americani dimostrano con ciò di essere i
primi ad aver capito la vera natura della crisi, che è profondamente
diversa da quelle che si sono verificate negli ultimi decenni.

Eh già, c’è proprio bisogno di andare negli USA per scoprire quello
che qui è noto da anni.

Che il taglio dei tassi non avrebbe portato da nessuna parte lo andiamo
scrivendo da un paio di anni, da quando cioè Greenspan ha iniziato
quella lunga serie di tagli al tasso di sconto dalla quota record del
6,5% di gennaio 2001. Ma non è mica un’idea originale. Galbraith
sostiene da tempo che il taglio dei tassi di interesse non ha alcuna
efficacia. Il rialzo dei tassi ha sull’economia lo stesso effetto che
produce il tirare una corda su un oggetto munito di ruote:
presumibilmente verrà verso di noi. Tagliare i tassi somiglia allo
spingere su quella stessa corda, sperando che l’oggetto si allontani.
Insomma, una pia illusione.

Il denaro a tempo è un’idea di Silvius Gesell, argentino, e risale
agli anni venti. Allora venne sperimentata con successo in diversi paesi
del mondo alle prese con la crisi della ’29, ma poi gli esperimenti
furono travolti dalla guerra e poi dal nuovo assetto finanziario
stabilito a Bretton Woods.

Nonostante sia stato riproposto più volte, il denaro a tempo sempre
stato disdegnato dalla scienza economica ufficiale. La ragione è
semplice. Con il denaro a data, il potere finanziario, che si fonda
sulla rendita, è messo sostanzialmente in pericolo. Il denaro a data,
comporta l’impossibilità di gestire un’economia fondata sul debito.
Naturalmente, tutto il denaro dovrebbe assoggettato al meccanismo
di perdita di valore con il tempo, perché altrimenti ci rimetterebbero
solo quelli che hanno pochi soldi e che non potrebbero risparmiare
alcunché, mentre i ricchi si limiterebbero a tenere in contanti solo i
soldi per l’uso immediato ed il resto in altri strumenti finanziari
che non perdono valore. Diventerebbero, così, sempre più ricchi.
Oltretutto, messo in questi termini, il denaro a data non risolve il
problema della creazione del denaro, che resterebbe di fatto prerogativa
delle banche, e sempre attraverso il meccanismo del debito, a meno che
la FED non progetti di mettersi a stampare grandi quantità di dollari a
data, ma con effetti imprevedibili sul corso della moneta statunitense.

La cosa interessante è però, che persino i soloni della FED si sono
accorti che il problema è lì, e che per risolverlo la soluzione
ragionevole è quella di creare moneta a tempo.

E’ in pratica quello che scrivo da anni, e che si è tradotto nella
proposta concreta dei Titan. Con la differenza sostanziale che i Titan,
non solo introducono il principio del denaro a tempo, ma sottraggono
alle banche il potere di creare denaro, potere che tornerebbe sotto il
controllo della gente poiché sarebbe gestito dagli enti locali. I Titan
non sono altro che l’anticipazione, praticabile subito, dell’idea di
un’imposta su tutti gli strumenti finanziari, che si traduce in una
riduzione del valore nominale costante nel tempo. Con i Titan, quel
valore che prima era appannaggio degli interessi, e quindi della rendita
finanziaria e delle banche, ritorna sotto forma di tasso negativo alla
collettività che ne è la legittima proprietaria. Poiché è da essa
che nasce la ricchezza che giustifica l’emissione di quegli strumenti
finanziari. La cosa importante è che anche l’economia ufficiale,
incapace da anni di comprendere e di intervenire efficacemente in questa
crisi, si stria rendendo conto che è necessario un mutamento profondo
nella finanza per uscirne fuori. E che il problema è proprio il denaro.

Ai giornalisti di Repubblica vorrei dire che non è necessario prendere
la caravella e andare fino in America per scoprirla di nuovo. Basterebbe
leggere un po’ di più e non necessariamente in inglese, per rendersi
conto che certe idee circolano in questo paese già da qualche anno. Ah
già, ma dimenticavo un noto detto latino: nemo propheta in patria.

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