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Riconoscere e affrontare le proprie paure

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Sempre più esseri umani oggi sono coscienti di essere energia: tutta la materia che crediamo solida lo è, dato che è formata da particelle, alias energia che si fa densa a una certa frequenza.
Difficile crederlo – ovviamente – se vediamo il mondo solo dalla nostra piccola prospettiva, eppure le cose stanno così. 

Anche il nostro pensiero è energia, anche se ha una vibrazione più elevata e questo ci impedisce di vederlo. Gran parte di questo nostro pensiero – anche se può apparire strano – è involontario, automatico e ripetitivo: ciò significa che abbiamo a che fare con un'energia che tende ad essere statica, ovvero che può anche allontanarsi da noi ma che in realtà ci rimane intorno, presentandosi appena le circostanze lo permettono. 

La voce nella testa insomma ha una vita propria, e porta la maggioranza della gente a essere alla mercé di questi pensieri: in pratica, è come se fossimo avvolti da una nube grigia, posseduti da quel tipo di energia.  L’umanità oggi è ancora molto presa dalla mente, questo perché s'identifica solo con essa: in pratica, non credendo all'esistenza della coscienza – pur avvertendola chiaramente dentro di sé dato che avverte il conflitto – alla fine si lascia dominare dalle proprie paure e/o rigide convinzioni.
Anche le persone religiose sono vittime della mente – anzi forse sono le vittime per eccellenza! – dato che viene insegnata loro una spiritualità del tutto elementare basata molte volte proprio sulla paura, che non contempla l'uso della coscienza quanto piuttosto quello della mente (il non sé) che deve continuamente giudicare chi non rispetta la dogmatica a loro impartita. 
La densità dell'ego comunque – ovvero la personalità costruita da questa mente, con tutto il suo carico di paure e giudizi – dipende da quanto siamo connessi con la nostra anima, cosa che può portarci a periodi di libertà ma anche a essere intrappolati nello stato cosiddetto egoico. 
Per uscire da quest'ego, dunque, l'unica soluzione è che mente e anima, mente e coscienza siano allineate.

Le persone che vivono con maggiore coscienza sono vittime anch'esse di paure o convinzioni inconsce non verbalizzate: quest'ultime per esempio riguardano le cosiddette convinzioni di fondo, come il fatto che "non ci sono mai abbastanza soldi" o che "della gente non ci si può fidare", pensieri che creano successivamente la loro realtà personale. Siamo tutti insomma talmente vittime della mente che ci portiamo indietro un sacco di bagaglio inutile, spazzatura mentale ma soprattutto emozionale. 

Non bisogna essere scienziati per capire che un pensiero positivo ha tutto un altro tono rispetto a uno negativo: in pratica, è sempre la stessa energia, ma a una vibrazione del tutto differente. 
I campi di energia negativa si alimentano attraverso i drammi familiari, le relazioni intime, le relazioni sul posto di lavoro, pensieri o circostanze sfavorevoli o i cosiddetti "nemici": in pratica, il corpo di dolore che circonda una persona cerca dei complici per riuscire ad alimentarsi e, se non li trova, ecco che nutre sé stesso attraverso semplici pensieri negativi, in pratica dei rimuginamenti e/o dei tormenti.
La nostra società si basa molto sulla paura, ecco perché tutti noi siamo immersi in un vasto e costante campo di dolore collettivo: provate per esempio a osservare l'emozione di un conduttore di un telegiornale davanti a una terribile notizia o il nostro stesso entusiasmo per i film violenti o di orrore, e la cosa sarà immediatamente chiara. 

Per liberarci dal nostro corpo di dolore – dal nostro strato di negatività psichica – bisogna prima di tutto riconoscere che abbiamo quest'ombra che di tanto in tanto ci segue e ci possiede.
Più ce ne rendiamo conto, più diventeremo presenti e consapevoli a noi stessi: il segreto, quindi, in un certo senso, è prendere le distanze proprio da noi ovvero, una volta capito che siamo coscienza che fa un'esperienza nella materia, scindere l'ego da noi, e capire che tutti gli altri sono vittime della nostra stessa "malattia", ovvero l'ego, una fasulla personalità provvisoria e perennemente pronta allo scontro e al giudizio. In questo modo, il pensiero piano piano non sarà più offuscato da certe emozioni, e il nostro corpo di dolore diventerà carburante per la nostra coscienza. 
È come se pian piano non ci identificassimo più con quei pensieri, dato che riconosciamo chi siamo veramente e come questo vortice di negatività si stia largheggiando dentro di noi.
Come si può ben capire, la vita non è una cosa facile: una volta però appresi certi meccanismi, abbiamo il dovere – anzi il diritto – di riconoscerli e modificarli, al fine di portare felicità – e quindi coscienza – in questa nostra dimensione che è solida solo in apparenza. 

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