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RIDATEMI IL MIO FIUME di Paolo Cortesi

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bordi bassi e franosi,
coperto da una vegetazione stopposa e malata, col suolo sfregiato da crepe dalle
quali si alzavano ciuffi storti di piante polverose.

Questa desolazione, mi dicevo, era stata provocata dalla siccità; ma ora,
ora come sarà bello vedere, finalmente!, di nuovo il mio vecchio caro fiume…

Mi fermo sul ponte, appoggio la bici alla spalletta e guardo: il fiume non c’è,
non c’è ancora, non c’è più!

La vegetazione è più fitta e più verde, ma il fiume non c’è
più.

Al centro dell’alveo c’è un rigagnolo discontinuo, esile, ma
il fiume non c’è più.

Ma, mi dico, l’emergenza siccità non era finita? La canicola non è
che un brutto ricordo?

E dunque, se tutto è tornato a posto, se tutto si è felicemente
risolto, perché il fiume non c’è più?

Evidentemente, le piogge di queste settimane non sono state sufficienti a ristabilire
la normalità; evidentemente, non c’è ancora un afflusso sufficiente
a riportare in vita il fiume ammazzato dalla secchezza di un’estate infernale.

Ma, mi chiedo, perché ora non si parla più, anzi non si pensa neppure
alla tragedia di quest’estate?

Sfogliate i giornali, ascoltate i telegiornali: avete più sentito o letto
una sola sillaba a proposito dell’effetto serra, del riscaldamento planetario,
della emergenza idrica, degli anziani uccisi dalla calura?

Dove sono, che fanno oggi i politici, gli scienziati che appena tre mesi fa apparivano
dedicati, anima e corpo, alla terribile questione suscitata dalla "più
calda estate degli ultimi 200 anni"?

So bene che così funziona il circo Barnum delle notizie: un carosello farneticante
in cui le notizie vengono enfatizzate e ingigantite come fossero le realtà
più importanti della storia, per poi essere dimenticate al massimo una
settimana più tardi.

So anche che le notizie non rappresentano quasi mai i fatti, ma ne sono le interpretazioni,
le immaginazioni, le illazioni, in una sorta di gioco di specchi deformanti per
cui le cose accadono se e come sembra al giornalista che le tratta.

Tuttavia, ora non sto parlando di questo. Mi chiedo: cosa significa questa amnesia
pilotata, e soprattutto a chi giova?

Badate che qui non stiamo parlando del gattino della sora Checca che non sapeva
più scendere dall’albero; parliamo della più calda estate degli
ultimi 200 anni.

Badate che qui l’argomento è il più importante che mente umana
possa concepire: la salute, anzi la sopravvivenza stessa del pianeta che ci ospita.

E come hanno affrontato la questione i nostri sagaci governanti? Come l’hanno
divulgata gli zelanti araldi dell’informazione imboccata?

Con ottusità; semplicemente con ottusità. Ci hanno propinato un
minestrone di pareri, di dossier, di schede filmate, di dati più o meno
autorevoli; ci hanno mostrato gli immancabili esperti che ci hanno ovviamente
tranquillizzato; non sono mancate le strizzatine d’occhi e i commenti scanzonati
sulla gente che si gettava festosa nelle fontane e i bimbi che girellavano nudi
in spiaggia…

Sì, tutto molto bello, molto televisivo; ma a chi, a cosa serve?

Questa pletora di informazioni, tutte però di qualità mediocre,
di incidenza assai ridotta, non è paragonabile ad una interferenza nel
messaggio?

Questa abbondanza di informazione morbida non è una forma di nebbia mediatica?

Non solo l’assenza, ma anche l’eccesso di comunicazione danneggia la
struttura, anzi l’esistenza della comunicazione stessa; e se è vero
che il medium è il messaggio, è ancora più vero che l’inquinamento
volontario e l’entropizzazione del medium lo annullano.

Parlare tanto ma senza alcuna intenzione di incidere il bubbone non è forse
il modo più semplice di far sì che il bubbone diventi cancrena?

Questa è la strategia dei governi di tutto il mondo: ignorare il problema
fino a che è possibile, ed anche un poco oltre…

Tranquillizzare, normalizzare, anestetizzare: questo il Verbo che ispira ogni
governo su questa terra, e potete contarci: un minuto prima che Domineddio scateni
l’Apocalisse ascolteremo scienziati e politici che ci assicureranno che "la
situazione è sotto controllo ed ogni allarmismo è strumentale".

Perché questa sciagurata rimozione indotta? Perché questa folle
dimenticanza manipolata? Perché il potere ha come solo scopo la propria
conservazione; come un monolito esso tende a restare immobile fino ad una sollecitazione
esterna abbastanza forte e durevole da strapparlo dalla plumbea gravità.
(Immobilità alla quale, però, fatalmente ritorna: non è uno
scherzo del destino se tutte le più convulse rivoluzioni, dal XVIII secolo
in poi, hanno partorito regimi autoritari).

Sapere porta a scegliere, scegliere presuppone decidere e decidere implica il
cambiamento: questo è ciò che temono tutte le forme di governo.
Mantenere lo status quo è il solo autentico scopo di ogni forma di autorità,
perché ciò garantisce l’autoconservazione, il perpetuarsi che
sono l’autentico fine dell’autorità.

Allora, si può parlare dell’effetto serra, anzi è un argomento
"che-si-deve-conoscere-e-sul-quale-bisogna-essere-informati", tanto
che nella hit parade delle ricerche scolastiche assegnate ai ragazzini delle scuole
medie è ai primi posti.

Sì, parlarne; farne dossiers e monografie; e poi? Poi nulla, niente, niet,
verboten, kaputt!!

I governi non accettano di cambiare praticamente nulla della loro filosofia politica
ed economica; i singoli si sentono/sono sempre più impotenti e atomizzati;
i fiumi spariscono…

Fino a quando? Fino a quando i mass media diffonderanno il geniale neologismo
natura killer e conteranno i morti causati dalla siccità, dalle trombe
d’aria, dagli uragani…

Oh sì: natura killer! Sarà questo il prossimo nemico da combattere;
ignorando che chi ha armato e aizzato questo preteso killer è stata, da
secoli, la demenziale ferocia di una oligarchia di potenti.

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