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RISING SUN di Lunar Explorer Italia e Paolo C. Fienga

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Si trattò di un’avventura scientifica
davvero suggestiva e, onestamente, ben riuscita la quale ci riservò non solo
qualche sorpresa (indimenticabile il frame che ritrae un "corpo
anomalo" sulla superficie di Eros),

{mosimage}

ma anche svariati spunti per eseguire
un’analisi un più profonda ed accurata dei cosiddetti "Corpi Celesti
Minori" (gli Asteroidi, appunto).

L’ultima missione che ha coinvolto la
NASA in prima persona nell’esplorazione ravvicinata degli "small
bodies" (gli asteroidi e le comete), è stata "Deep Impact".

Sì, proprio la missione che si concluse
"sparando" un proiettile contro il nucleo della Cometa Tempel-1 per
vedere "che cosa succedeva"…

Ebbene, dopo quell’ultima prodezza dell’Agenzia
Spaziale Americana, l’attenzione generale si è spostata – diremmo radicalmente
ed irreversibilmente, grazie anche al massiccio intervento dei media – verso
Marte (i MER Spirit ed Opportunity, infatti, noncuranti di "dust
storms", condizioni climatiche ostili ed usura, stanno continuando a
lavorare, senza intoppi significativi e da quasi due anni terresti, sul Pianeta
Rosso) e, in misura largamente inferiore, verso Saturno ed il suo Sistema (un
qualche interesse sembra averlo suscitato Titano, ma parliamo proprio di un
interesse blando e distratto).

Ci farebbe piacere parlare di questa
"attenzione direzionata" e sulle motivazioni che la sostengono ma,
per questa volta, dobbiamo concentrarci su una nuova impresa che, a nostro
parere, è davvero sensazionale: non solo per i suoi obbiettivi, ma anche per
quello che, sino ad ora, è stata capace di rivelarci.

Stiamo parlando della Sonda Hayabusa
(JAXA), la quale sta esplorando l’asteroide Itokawa.

Ora, sebbene sia stata proprio la NASA a
dare una (comunque modesta) eco a questa Missione dell’Agenzia Spaziale
Giapponese (la JAXA, appunto – e cioè "Japan Aerospace Exploration
Agency") tramite la rubrica "Astronomy, Picture of the Day", le
prime immagini che siamo riusciti a visionare ci parlano di un piccolo mondo
che contraddice tutto o quasi quello che è stato sino ad ora detto (e
speculato) sulla natura e la configurazione – almeno superficiale – di questi
modesti Corpi Celesti che vengono sussunti sotto la macro-categoria degli
"Asteroidi" – anche detti "rocce vaganti".

Che cosa ci raccontano, dunque, le prime
immagini di Itokawa?

Ci dicono, per prima cosa, che la qualità
dei frames in arrivo dallo spazio è davvero notevole: e quando diciamo
"notevole" intendiamo di gran lunga superiore alla qualità media dei
frames Marziani in arrivo dalla Sonda ESA "Mars Express" e dalle
Sonde NASA "2001 – Mars Odyssey" e "Mars Global Surveyor".

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Ci dicono che la nuova "propulsione
ionica" adottata dalla Sonda Hayabusa (e già impiegata dalla Sonda ESA
"SMART-1" – Missione Luna) sembra essere davvero un’efficace
alternativa ai sistemi propulsivi tradizionali (cioè propulsione "a
razzo") che, a cominciare dagli anni ’58/60, ci hanno portato intorno alla
Terra, sulla Luna, su Venere, Mercurio e Marte e che sembravano essere gli
unici sistemi capaci di "spingere" un’astronave nello spazio
interplanetario (citiamo:"…HAYABUSA is the first long-distance
interplanetary probe to use an ion engine as its main propulsion device.
Traditionally, propulsion occurs when gas is emitted
at high speed. Until now, the main form of propulsion has consisted of
super-heated gases created by burning fuel with an oxidant. An ion engine, in
contrast, gets thrust from ionized gas accelerated by electricity. Therefore,
it can accelerate much faster than by traditional propulsion, and only requires
a tenth of the fuel…").

E c’è di più.

La Missione Hayabusa ci dice che la
diktatorship USA-NASA in tema di Esplorazione dello Spazio sta traballando e
scricchiolando vistosamente e che, con ogni probabilità, il suo futuro (magari
non prossimo, ma neppure troppo lontano) si tingerà dei colori dell’Oriente:
India, Cina e Giappone (e le Agenzie Spaziali di questi ultimi due Stati le
supponiamo in "pole position" nella nuova – speriamo – "Race to
the Moon").

Staremo a vedere…

Ma le immagini di Itokawa non devono
essere interpretate solamente in chiave – diciamo così – "politica" e
"futuristica": questo modesto asteroide, lungo circa 20 Km, ci ha già
detto qualcosa di realmente nuovo e sorprendente.

Itokawa ci ha detto che l’attività
(presunta) di bombardamento meteorico alla quale tutti gli "small
bodies" dovrebbero essere costituzionalmente sottoposti, nel suo caso NON
si è manifestata: Itokawa, infatti, non mostra l’esistenza di alcun cratere
sulla sua superficie.

Incredibile, non credete?

La NASA (pur di non mettere in
discussione, riteniamo, l’assunto in virtù del quale si dice e si studia che
"non è possibile nè immaginabile concepire un corpo celeste privo o quasi
di atmosfera il quale non sia, totalmente o quasi, ricoperto da crateri")
sta già speculando che Itokawa i crateri li ha, eccome, solo che essi sono
stati tutti quanti ricoperti (buried) dalle polveri e dai detriti che vengono
gravitazionalmente smossi (sollevati, alterati etc.) dalla sua stessa
superficie ad ogni passaggio dell’asteroide stesso accanto ad un corpo celeste
maggiore (quale è, ad esempio, la Terra).

In altre parole: Itokawa non dovrebbe
essere, a detta degli Scienziati Americani, un corpo roccioso compatto e
massiccio.

Esso, in realtà, non sarebbe altro che un
"mucchietto" di sabbia, macigni e detriti vari che "vengono
tenuti assieme" grazie ad una debolissima forza di coesione (i.e.:
reciproca attrazione, ergo…gravità).

Una gravità, però, così debole che, ogni
qual volta questo "mucchietto di sassi e polvere" si trova, nella sua
corsa, ad avvicinare (in termini cosmici, ovviamente) uno o più corpi celesti
Maggiori, esso viene a subire un’influenza mareale (sostanzialmente si tratta
di onde gravitazionali) così intensa (intensa per Itokawa, si badi: NON in
termini assoluti!) che la sua intera struttura si "solleva, sconvolge e
ridefinisce", seppellendo o distruggendo i vecchi rilievi – crateri
inclusi – e riconfigurando completamente la superficie (citiamo la
NASA:"…One possibility for the lack of common circular indentations is
that asteroid Itokawa is a rubble pile — such as a bunch of rocks and ice
chunks only loosely held together by a small amount of gravity.
If so, craters might be filled in whenever the
asteroid gets jiggled by a passing planet…".

Sulla seconda – ed a nostro parere
davvero improbabile teoria NASA relativa alla mancanza di crateri
(…Alternatively, surface particles may become electrically charged by the
Sun, levitate in the microgravity field, and move to fill in craters…) non ci
pronunciamo in quanto la riteniamo, onestamente, quasi offensiva
dell’intelligenza e del buon senso medi posseduti dai Ricercatori.

In realtà le informazioni che abbiamo già
acquisito sono tantissime, ma per il momento ci fermiamo qui.

Itokawa, dunque, ci sta "mandando
dei messaggi": ci sta dicendo che siamo ancora molto lontani dal giungere
ad una definizione delle reali meccaniche che concorrono alla definizione dei
corpi celesti e, inoltre, ci invita e riconsiderare ampiamente la teoria che
individua gli "impatti" quali: 1) eventi inevitabili nella storia di
tutti i corpi celesti (specie i corpi rocciosi minori) e, 2) eventi ai quali la
craterizzazione deve essere necessariamente ed unicamente ricondotta.

Se ci pensate gli spunti di riflessione
che questa "missioncina" – della quale nessuno (o quasi…) sa nulla
(o quasi…) – ci ha suggerito in pochissimo tempo non sono affatto malvagi,
anzi.

Forse, grazie ad Itokawa (alla JAXA, ad
Hayabusa – e non dimentichiamo il lander "Minerva", – MIcro/Nano
Experimental Robot Vehicle for Asteroid – ammesso che funzioni…) gli
orizzonti dell’Esplorazione Planetaria si sono (un pochino) allargati.

Forse, dopo quarant’anni di egemonia
statunitense, sta per accadere qualcosa di veramente nuovo (e non ci riferiamo
certo all’Europa poichè l’influenza USA-NASA sull’ESA ci appare troppo netta e
marcata da far sì che noi possiamo ragionevolmente attenderci di vedere
qualcosa di nuovo – e di non manipolato, riveduto e corretto – nelle riprese
provenienti dalle Sonde SMART-1 e Mars Express).

E allora? E allora dobbiamo accettare il
fatto che il (presunto) monopolio occidentale della Scienza è davvero al
tramonto e, nel contempo, dobbiamo anche guardare verso l’Oriente: c’è un Sol
Levante, infatti, che si sta alzando per – speriamo… – illuminare – di più e
meglio di quanto USA ed Europa abbiano fatto – i confini della Ricerca e
dell’Investigazione Spaziale.

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