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Rockit recensisce Tooting Bec

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Immersa in un universo a parte, lontano e distinguibile, distante dalle logiche dominanti, dai percorsi semplici, dalle parole quotidiane: l’ascolto di “Tooting Bec” è davvero un mondo a sé, cristallino e complesso al tempo stesso, sincero e strutturato, deciso nelle sue scelte mai ovvie né immediate. Viaggio tra le stelle che illuminano dimensioni parallele, che disegnano pensieri alternativi, ma alternativi sul serio, e se il precedente “Onde Alfa” raccontava storie in bilico tra il sonno e il sogno, qui le questioni si fanno più grandi e abbracciano l’essenza dell’uomo e dei suoi perché. Una sorta di energia mistica si sposa a suggestioni fantascientifiche, il suono si dilata psichedelico e accompagna perfettamente la mia peregrinazione interstellare.

“Vento Solare” precipita all’istante nel mood di Omid, dove spazio e tempo perdono il loro significato letterale per diventare nuove coordinate più elastiche e mutevoli, dove le scelte sonore sostengono pienamente i tracciati lessicali e l’abilità da polistrumentista si fa protagonista, qui come in ogni brano che segue: le linee asciutte che producono costruzioni elaborate, le mani instancabili che dipingono sentimenti densi, il frutto che matura con pazienza, il sole che naturalmente sorge ogni giorno.

La forza crescente di “Entanglement” travolge con semplici mosse come pure “Eggregora”, sistemi si espandono, teorie si modificano, le immagini diventano sottili e impercettibili per poi tornare più decise, la bellezza di “Nuce Antibullica” è la malinconia della pioggia costante, ed è come se in quella pioggia gli occhi si perdessero per trovare qualcosa di familiare, e sul finale si perdono davvero. “Maddalena (15 Minutes Left)” è una ballata di sensazioni condivise, è ritrovare nella tristezza il profilo di ogni essere umano, il mio e il tuo, mentre “Piattaforma Madre” fa sua l’accordatura aurea a 432 Hz, e “Multiverso” è una totale meraviglia dove la ricerca della verità si rivela in fondo come la primaria necessità di amarsi.

“Tooting Bec” è un’isola, una galassia sconosciuta eppure così accogliente, dove Jazi manipola e crea sostenuto da pochi, fidati collaboratori: c’è Nevruz Joku (già suo sodale nel power duo Water in Face), Matteo Rosestolato e Jacopo Tittarelli Rubbioli, oltre al prezioso lavoro di Shuta Shinoda, sound engineer del disco e mentore del nostro per le vie di Londra, dove l’album è nato e cresciuto. E c’è la curiosa scelta di uscire non per un’etichetta ma per una casa editrice, la Nexus, che si occupa di pubblicazioni che affrontano tematiche affini a quelle che l'album attraversa.

“Lettore di Ologrammi” chiude intensa un lavoro che merita un’attenzione speciale, una cura appassionata pari a quella che l’ha prodotto, un’immersione totalizzante nell’universo Omid che è sempre un piacevolissimo scivolare tra stelle diverse dal solito, tra stelle mai ovvie né immediate, tra disarmante sincerità e punti di vista che non cercano l’approvazione degli altri. Il fascino di essere davvero se stessi, con personalità e gusto, senza vie di mezzo né scorciatoie: per me, impossibile resistere.

Fonte: rockit.it


Scopri Tooting Bec di Omid Jazi  >>>

Leggi l'articolo di Tom Bosco Le Alchimie sonore di Omid Jazi
pubblicato sul nuovo numero di PuntoZero


 

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