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Russi e cinesi denunciano: esperimenti per condizionare il tempo di Mirko Molteni

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che le scarpe stesse hanno stabilito». Queste
efficaci parole sono tratte dal libro: «Guerra senza limiti», scritto
da due colonnelli dell’aeronautica Cinese, Qiao Liang e Wang Xiansui.
Nel testo i due militari cinesi esaminano l’impatto delle nuove
tecnologie sul pensiero strategico, sul terrorismo e su tutto ciò che
concerne la guerra in questo XXI secolo. Essi accennano due volte alla
possibilità che un Paese possa scatenare artificialmente le forze della
Natura, usandole come «armi non tradizionali» per mettere in ginocchio
il nemico. Per esempio sconvolgendo il clima e il regime delle piogge.
Tutto ciò sembra fantascienza, ma Qiao e Wang hanno forse ragione
nell’includere la «guerra ecologica» tra le 24 forme di conflitto da
essi elencate.

Minacce
invisibili

Ebbene
il 15 gennaio 2003, il sito della «Pravda» ha ospitato un inquietante
articolo, scritto dal deputato ucraino Yuri Solomatin, in cui si esprime
preoccupazione per gli esperimenti condotti dagli americani in Alaska,
dove dal 1994 si sta portando avanti il programma HAARP, High Frequency
Active Auroral Research Program, cioè «programma di ricerca attiva
aurorale con alta frequenza». In pratica, una selva di enormi antenne
eretta nel bel mezzo della foresta boreale nordamericana. Solomatin ha
voluto richiamare l’attenzione dell’Ucraina su un problema già
sollevato dai Russi. Quelle antenne sono forse il prototipo di
un’arma «geofisica» americana, capace di condizionare il clima di
continenti alterando con microonde la temperatura o l’umidità? Il
deputato ucraino dà credito al sospetto che i disastri naturali
intensificatisi ultimamente siano da imputare ai sempre più assidui
test del sistema HAARP. Anche in Germania, le inondazioni dello scorso
anno sono sembrate a qualcuno troppo disastrose. Così due giornalisti
tedeschi, Grazyna Fosar e Franz Bludorf, hanno vagheggiato in un loro
articolo, pubblicato sul numero 120 del bimestrale «Raum und Zeif»,
che i cicloni e gli allagamenti che hanno piegato l’Europa Centrale
possano essere legati all’HAARP. La Russia aveva dato l’allarme
quasi un anno fa. Come riporta l’agenzia Interfax dell’8 agosto
2002, ben 90 parlamentari della Duma di Mosca avevano firmato un appello
indirizzato all’ONU in cui si chiedeva la messa al bando di questi
esperimenti elettromagnetici. Un mese più tardi erano saliti a 220 i
deputati russi a favore dell’appello. D’altronde vi era stato un
rapporto della Duma che accusava esplicitamente l’America. Parole
schiette e scomode: «Sotto il programma HAARP, gli USA stanno creando
nuove armi geofisiche integrali, che possono influenzare gli elementi
naturali con onde radio ad alta frequenza. Il significato di questo
salto qualitativo è comparabile al passaggio dall’arma bianca alle
armi da fuoco, o dalle armi convenzionali a quelle nucleari».

La
parola agli americani

Il
sito ufficiale www.haarp.alaska.edu
ci presenta un’innocente stazione scientifica dove gli scienziati
sondano via radio quelle regioni dell’alta atmosfera preannuncianti lo
spazio esterno, cioè la ionosfera e la magnetosfera. I titoli dei
paragrafi esplicativi del sito sono peraltro scritti a mo’ di domande
(«Cos’è HAARP?», «Perché è coinvolto il Dipartimento della
Difesa?», ecc.) Nel paragrafo titolato «HAARP è unico?», ci si
affretta a precisare che anche altre nazioni studiano la ionosfera, come
la stessa Russia o i Paesi europei (più il Giappone) del consorzio
EISCAT, anche se le loro apparecchiature, site a Tromsoe in Norvegia,
sono dei radar «incoerenti». Ma veniamo ai dettagli. Presso Gakona,
circa 200 km a Nord-Est del Golfo del Principe Guglielmo, un terreno di
proprietà del Dipartimento della Difesa USA fu scelto il 18 ottobre
1993 da funzionari dell’Air Force e a partire dall’anno seguente
venne disseminato di piloni d’alluminio alti 22 metri, il cui numero
è cresciuto di anno in anno fino ad arrivare a 180. Ognuno di questi
piloni porta doppie antenne a dipoli incrociati, una coppia per la «banda
bassa» da 2.8 a 7 MegaHerz e l’altra per la «banda alta» da 7 fino
10 MegaHerz. Tali antenne sono capaci di trasmettere onde ad alta
frequenza fino a quote di 350Km, grazie alla loro grande potenza. A
pieno regime, l’impianto richiede 3.6 MegaWatt (la potenza di 100
automobili), assicurati da 6 generatori azionati da altrettanti motori
diesel da 3600 cavalli l’uno. Scopo ufficiale di queste installazioni
è studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni. Come si
sa, questo strato è composto da materia rarefatta allo stato di plasma,
cioè di particelle cariche (ioni), e ha la proprietà di riflettere
verso terra le onde hertziane, in particolare nelle ore notturne. E’
per questo, ad esempio, che di notte ci è possibile ascoltare alla
radio le stazioni AM di molti Paesi stranieri, dato che la riflessione
ionosferica permette ai segnali di scavalcare la curvatura terrestre.

Guerre di radioonde

Secondo
lo stesso principio è plausibile che le irradiazioni delle antenne
HAARP possano rimbalzare fino a colpire gli strati bassi
dell’atmosfera sopra un Paese distante migliaia di chilometri. Ed
interferire quindi con i fenomeni meteorologici. Certamente si tratta di
mere ipotesi. Comunque, un uso militare dell’HAARP è ammesso dalla
Federazione Scienziati Americani. Un uso, tuttavia, non distruttivo, ma
solo di ricognizione. Modulando i segnali in frequenze bassissime, cioè
onde ELF o VLF, si potrebbe «vedere ciò che succede nel sottosuolo,
individuando bunker, silos di missili, e altre installazioni sotterranee
di Stati avversi. Al di là di ciò, la «guerra ecologica» appare
terribilmente possibile da oltre vent’anni. Già nel 1976
l’Enciclopedia Militare Sovietica ventilava il rischio che gli Stati
Uniti, per via elettromagnetica o per via astronautica, potessero
modificare il clima dell’Eurasia lacerando lo strato di ozono sopra
l’URSS. L’Unione Sovietica si accordò così con gli USA perché
fosse proibito l’uso dei cambiamenti climatici ambientali. A livello
ONU, ciò fu ribadito con la convenzione ENMOD (Environmental
Medifications), entrata in vigore il 5 ottobre 1978. Ma
pochi anni dopo, negli Stati Uniti, lo scienziato considerato il
padre dell’HAARP ideava un sistema volto apertamente a controllare i
fenomeni meteo. L’11 agosto 1897 il dott. Bernard Eastlund brevettava
con numero di «patente» 4,686,605 il suo «Metodo e apparato per
l’alterazione di una regione dell’atmosfera, della ionosfera o della
magnetosfera».

Il fantasma di Tesla


Si dice che Eastlund,
fisico del MIT si sia ispirato ai lavori del grande genio Nikola Tesla
(1856-1943), lo scienziato jugoslavo emigrato in America nel 1884. A
Tesla dobbiamo molti ritrovati che resero possibile la diffusione
dell’elettricità, soprattutto la corrente alternata trifase (mentre
Edison era rimasto arroccato sulla corrente continua). Inoltre aveva
tentato di sviluppare un sistema di trasmissione dell’energia via
etere, il che avrebbe reso inutili i cavi, nonché un apparecchio per
ottenere elettricità gratuita per tutti ricavandola dalle oscillazioni
naturali del campo elettrico terrestre. Quando Tesla morì, l’8
gennaio 1943, gli agenti dell’FBI diedero la caccia a tutti i suoi
progetti, su cui si favoleggiò a lungo. D’altra parte lo stesso Tesla
aveva parlato persino di raggi della morte, efficaci fino a 320 km di
distanza.

Non sappiamo esattamente quanto
vi sia di Tesla nei progetti del dott. Eastlund e nell’HAARP. Fatto
sta che negli anni Novanta Eastlund fondò una sua compagnia, la
Eastlund Scientific Enterprise, che fra le attività menzionate sul suo
sito web comprende tanto la partecipazione al programma HAARP, quanto
l’esplicita ricerca nel campo delle modificazioni meteorologiche. Che
dire? Ritornando al libro di Qiao Liang e Wang Xiansui, c’è da
rabbrividire alle loro frasi: «Utilizzando metodi che provocano
terremoti e modificando le precipitazioni piovose, la temperatura e la
composizione atmosferica, il livello del mare e le caratteristiche della
luce solare, si danneggia l’ambiente fisico della terra o si crea
un’ecologia locale alternativa. Forse, presto, un effetto El Nino
creato dall’uomo diverrà una superarma nelle mani di alcune nazioni
e/o organizzazioni non-statali».

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