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SALVADOR OPTION PER L’IRAQ (E LA PALESTINA) di Maurizio Blondet

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Queste squadre, accusa l’anonimo, sono state volute dagli occupanti americani, nel quadro di quella che il Pentagono chiama ‘Salvador option’.
Nel Salvador degli anni ’80, travagliato dalla guerriglia di sinistra, la CIA decise di addestrare, armare e finanziare squadre della morte per l’eliminazione dei ribelli e dei loro simpatizzanti. Centinaia, forse migliaia di civili innocenti furono assassinati in seguito a questa operazione.
A condurla era John Negroponte, allora ambasciatore in Honduras, oggi messo da Bush a capo di tutti i servizi segreti americani.
Anche Porter Goss, il recentemente nominato capo della CIA e più recentemente licenziato da Bush, aveva partecipato alle operazioni spe ciali in Salvador.
Per l’Iraq, il Pentagono ha parlato ufficiosamente di una ‘Salvador option’ nel 2005: la stampa americana ne ha dato tranquillamente notizia (1).

«Okhwan Sinna wa Shi’a, hatha alwatan ma n’bia (siamo fratelli, sunniti e sciiti, non venderemo la patria): questo slogan veniva gridato dagli iracheni di Baghdad e delle province appena dopo l’occupazione nell’aprile 2003. […]
C’era speranza.
Fino a poco tempo fa, nonostante le uccisioni, gli iracheni erano al mille per cento fiduciosi che non ci sarebbe stata alcuna tensione tra sciiti e sunniti.
Oggi, la morte su basi settarie è la più forte realtà in Iraq.
Le famiglie hanno paura di presentarsi all’obitorio o negli ospedali per riprendersi il corpo di un figlio assassinato, perché le milizie armate possono essere lì, inavvertite.
Teste di giovani rotolano nelle strade come meloni, giovani che sono stati rapiti vicino all’obitorio. Nei primi cinque mesi del 2006, subito dopo le elezioni che si sperava avrebbero posto fine agli omicidi e stabilito la democrazia in Iraq, dopo l’esplosione del santuario sciita di Samar ra, l’obitorio di Baghdad riceve, secondo il suo direttore dottor Qais Hassan, 30, 35 cadaveri ogni giorno.
Per il dottor Qais, tra gennaio ed aprile 2006, quattro mesi, sono passati dalla sua morgue 1.068 corpi, nel 90 % dei casi uccisi per arma da fuoco.
Seimila corpi di abitanti di Baghad sono stati portati all’obitorio negli ultimi cinque mesi, per la prima volta nella storia.
Solo in maggio, secondo il ministero della Sanità, 1.398 cadaveri, senza contare le vittime degli attentati dinamitardi.
A Bassora che era stata relativamente calma fino alle elezioni, più di mille persone sono state uccise nel periodo, maggio escluso.

In maggio il numero ha superato quello dei quattro mesi precedenti; si dice che a Bassora venga ucciso un uomo ogni ora.
Ad Anbar gli assassinii sono così numerosi, specie di celebri teologi sunniti, che le condoglianze del governo sono state rifiutate, e la città è da mesi in stato d’assedio.
A Diyala (ad est di Baghdad) le decine di corpi mutilati trovati in zone isolate non fanno più notizia.
Questa settimana un autobus è stato bloccato da uomini armati: tutti i 25 passeggeri, bambini, vecchi e studenti sono stati fatti scendere e trucidati uno ad uno.
All’ufficio passaporti di Baghdad, che apre alle 9 del mattino, da tre mesi si formano lunghissime code già alle 5; chi arriva alle 6 viene mandato indietro.
Da giugno, quando cominciano le vacanze scolastiche, è cominciato un immenso esodo di intere famiglie.
Esse fuggono dagli assassinii, dalle lettere di minaccia che ricevono che ingiungono loro di andar via o altrimenti saranno ammazzati, oltre che dalle insopportabili condizioni di vita (2).
Per gli addetti all’ufficio passaporti, questa è divenuta una fonte di profitti.
Sostengono di non poter accettare più di 30 domande al giorno, sicchè la gente paga loro anche 500 dollari per un passaporto.
Coloro che non possono permettersi la spesa, o che non hanno dove andare, restano ad affrontare il destino.
Alcuni rifiutano di scappare: ‘non possiamo lasciare l’Iraq ai criminali, dobbiamo resistere. Il solo problema è la mia famiglia’, ha detto un uomo che aveva ricevuto minacce.

E’ l’inizio della guerra civile?
Ma se è così, perché le cosiddette uccisioni settarie, che in realtà sono cominciate tre anni fa, non erano riuscite a creare la guerra civile?
Perché oggi?
Chi c’è dietro?
E chi sono gli squadristi della morte, anzitutto?
E’ nozione comune e indiscutibile che le squadre della morte dipendano dal ministero dell’Interno e dall’esercito iracheno, lo ammettano o no i ministri o le autorità americane.
C’è una infinità di testimonianze oculari, documenti, prove, video…
Il genere di omicidi prodotto dalle squadre della morte è cominciato nei primi mesi del 2005, per opera dei commandos della polizia irachena.
Il primo governo provvisorio iracheno, eletto nel gennaio 2005, era massicciamente sciita [primo ministro Jafari]: in quel tempo si è cominciato a sentir parlare di una ‘Salvador option’ per l’Iraq. Del resto, chi scrive può personalmente testimoniare di almeno due casi, proprio in quel p eriodo, in cui soldati americani in uniforme hanno ucciso iracheni in modo insolito, ossia non sparando o con bombe: hanno ucciso le vittime con baionette, o sparando loro in bocca [tecniche da ‘corpi speciali’ americani e israeliani, evidentemente entrati allora in azione].
Allora sono stati formati i commandos della polizia, per lo più con elementi delle milizie sciite, il Badr (la milizia del Supremo Consiglio della Rivoluzione Islamica) e l’esercito del Mahdi (la milizia del movimento Sadr). …

Ma questa è solo una parte della storia.
Durante tutto il 2005, migliaia di giovani sunniti sono stati arrestati ufficialmente dai commandos della polizia (una importante retata avvenne a Baghdad nel maggio, nome in codice ‘Fulmine’, con centinaia di arresti).
Settimane dopo, alcuni corpi degli arrestati sono stati trovati in varie parti di Baghdad.
I nomi della ‘Brigata Lupo’, Raad (Tuono), Nimr (Tigre), ‘Scorpione’, ‘Vulcano’, ossia delle squadre commando della polizia, sono diventati familiari.
In teoria, sono truppe di contro-insurrezione, operanti su notizie d’intelligence.
Sono state create, addestrate, armate e dirette da funzionari dell’intelligence americano ben noti per aver operato in sud America negli anni in cui, là, gli squadroni della morte erano parte della scena politica.
I commandos iracheni sono così brutali, che una delle alte personalità irachene che denunciano l’occupazione mi ha detto che le carceri ame ricane sono più umane. […]
Questi detenuti hanno raccontato delle torture subite nelle prigioni del ministero dell’Interno iracheno.
In genere, erano congruenti con i segni constatati sui cadaveri trovati nelle discariche: buchi prodotti nel cranio con trapani, nei polmoni… ossa spezzate, crani fratturati, pelli scuoiate, occhio destro enucleato. …

Abu Omar, un ingegnere che ha passato quattro mesi del 2005 nelle famigerate prigionidi Al-Nissur ed Al-Kadimiya, ha parlato di camionette che partivano dopo mezzanotte e tornavano ore dopo con decine di uomini ammanettati e bendati.
Abu Omar è stato uno delle decine di detenuti apparsi in un famoso programma TV prodotto dal ministero dell’Interno.
Torturati, questi prigionieri ammettevano di aver compiuto atti di terrorismo; ma, cosa più importante, accusavano pubblicamente noti teologi sunniti di atti immorali o di terrorismo.
Abu Omar è stato immediatamente rilasciato dopo aver accusato uno dei questi dotti sceicchi di usare la moschea per nascondervi armi, e ciò nonostante le accuse formali rivolte ad Omar, e ovviamente false, fossero sufficienti a condannarlo cento volte alla pena capitale, secondo lo stesso giudice che lo ha liberato.
Il peggio è avvenuto a fine febbraio e a marzo.
Migliaia di sunniti sono stati massacrati da milizie in uniforme nera che usano le auto e le armi della polizia, centinaia di moschee sono state incendiate, migliaia di uomini, donne e bambini sequestrati, per lo più nei sobborghi di Baghdad abitati da gruppi religiosi diversi.

Ali, un giovane sunnita di Doura, è stato rapito a maggio: la banda ha chiesto un riscattodi 50 mila dollari.
Ali è stato uno dei fortunati; la famiglia è riuscita a raccogliere 30 mila dollari.
Ali ha raccontato di essere stato caricato su un camion e portato in un’area rurale a un’ora e mezza di strada, dove è stato picchiato.
Ha sentito uno della banda telefonare a qualcuno dicendo: abbiamo preso un cane sunnita. Parlavano nel gergo dei delinquenti comuni del sud [di Bassora].
Mohammad, un altro giovane di Al Madain a sud di Baghdad, rapito anche lui, ha parlato di donne e di bambini sequestrati e detenuti nella ex-caserma Al-Rashid.
Ha raccontato di una studentessa portata lì un mattino; la chiamavano puttana perché non portava il djihab, ha continuato a gridare fino al pomeriggio, poi è stata ‘silenziata’.
Altri delitti sono attribuiti a questi gruppi, la tratta di bambini, lo spaccio di droga e il contrabbando; secondo le organizzazioni irachene per i diritti umani, alcuni rapimenti ed omicidi hanno motivazione politica, delinquenziale o settaria, ma molti altri hanno ragioni oscure.
Medici, professori universitari, imprenditori, insegnanti sono stati presi di mira in modo speciale. Sono stati assassinati a centinaia.
Alcuni di loro erano baathisti, ma molti altri no.
[…]
Ad Amara e Kut, gruppi armati colti sul fatto mentre uccidevano persone sono stati arrestati dalla locale stazione di polizia, ma gli americani e alcuni politici sono intervenuti per farli liberare…

Le milizie sciite sono usate per innescare la guerra civile.
E’ stato il governatore americano dell’Iraq, Paul Bremer, a far sì che le milizie sciite fossero arruolate nelle forze di sicurezza irachene, in base all’articolo 91 della Transitional Administrative Law, con lo scopo, dichiarato da Bremer stesso, di combattere l’insorgenza sunnita ‘per mezzo di mani irachene’.
Le squadre della morte sono unità interne alle forze di sicurezza irachene, i cui membri non sono soltanto fanatici religiosi, ma persone dell’intelligence, americani, israeliani, iraniani o d’altri Paesi. Ci sono anche iraniani ‘istruiti’ all’estero e reintrodotti nel Paese dopo l’occupazione.
Il loro compito è istigare i conflitti settari per arrivare a un Iraq federale, ossia a un Iraq diviso.
Le mani sono irachene, ma le menti e il denaro no.
E’ anche vero che certe milizie settarie sono coinvolte negli assassinii, specie quelle che lavorano per i progetti d ell’Iran in Iraq.
Ma è interessante notare che i media ufficiali, e il governo iracheno, continuano ad agitare l’idea che i massacri settari siano opera dell’insorgenza sunnita, o di quelle che loro chiamano ‘le unità deviate della polizia’, o l’armata del Mahdi.

Chi sono questi iracheni col compito di istigare la guerra civile?
Molti di noi ricordano quelle poche centinaia di armati che accompagnarono Chalabi (capo del National Congress Party, l’uomo scelto da Wolfowitz per governare l’Iraq, ricercato dalla Giordania per bancarotta) subito dopo l’occupazione.
Sono stati addestrati fuori dell’Iraq, si dice in un’isola del Pacifico, da ufficiali americani, israeliani e sudafricani.
Altri rapporti dicono che sono stati addestrati in Israele, Ungheria e Polonia. …
Molte famiglie irachene, le cui case sono state saccheggiate dai soldati USA, specie nel 2003, ricordano bene degli uomini mascherati che parlavano iracheno e accompagnavano le truppe americane.
Erano chiamati informatori. […]
Un membro di questi gruppi (cosiddette Forze per la libertà dell’Iraq) ha recentemente reso pubblica una sua testimonianza sui metodi adottati dai gruppi per assassinare sciiti e sunniti onde crear e tensioni settarie.
Ha raccontato di essere stato sottoposto a lavaggio del cervello, reclutato, addestrato prima dell’occupazione, e poi infiltrato nella guardia nazionale irachena, come altri suoi compagni nelle forze speciali della polizia.

Sono controllati da ufficiali americani e israeliani.
Questa persona, che ha promesso di dare il suo nome se e quando i capi delle squadre della morte saranno arrestati, scrive che attaccavano i sunniti ‘con uniformi, identificazioni e auto della polizia’, e gli sciiti in ‘auto normalmente usate dai mujaheddin’.
Dice di aver partecipato all’operazione che portò al panico della folla sul ponte di Kadhimia l’estate scorsa, quando morirono più di mille persone.
Ha elencato una lista dei membri di questa forza.
Tra i 67 nomi che ha dato, solo 14 sono arabi, gli altri per lo più curdi, membri del partito Barzani. Due erano ebrei, uno iraniano.
Interessanti cooperazioni nel satanico».

Questo testo non getta luce solo sull’orrendo massacro in Iraq, ma anche su quello che accade in Palestina, la «guerra civile» fra Hamas e Al Fatah, gli scontri in mezzo ad una popolazione da cinque mesi affamata e senza denaro…
Uno degli effetti perseguiti è sull’opinione pubblica occidentale.
«Questi musulmani sanguinari e folli si scannano tra loro, sono mostri, gente con cui non si può trattare».
Invece è in corso un’operazione Salvador, anzi due.
Una in Iraq, l’altra in Palestina.

Introduzione, conclusione, nota, e traduzione
di Maurizio Blondet

Note
1) Michael Hirsh e John Barry, «The Salvador option: special forces may train assasins, kidnappers in Iraq», Newsweek, 14 gennaio 2005. Ecco l’inizio dell’articolo: «What to do about the deepening quagmire of Iraq? The Pentagon’s latest approach is being called ‘the Salvador option’- and the fact that it is being discussed at all is a measure of just how worried Donald Rumsfeld really is. ‘What everyone agrees is that we can’t just go on as we are,’ one senior military officer told Newsweek. We have to find a way to take the offensive against the insurgents. Right now, we are playing defense. And we are losing». […] Following that model, one Pentagon proposal would send Special Forces teams to advise, support and possibly train Iraqi squads, most likely hand-picked Kurdish Peshmerga fighters and Shiite militiamen, to target Sunni insurgents and their sympathizers, even across the border into Syria, according to military insiders familiar with the discussions. It remains unclear, however, whether this would be a policy of assassination or so-called ‘snatch’ operations, in which the targets are sent to secret facilities for interrogation. The current thinking is that while U.S. Special Forces would lead operations in, say, Syria, activities inside Iraq itself would be carried out by Iraqi paramilitaries».
2) Gli estremisti distribuiscono volantini nelle vie di Baghdad con la lista delle cose vietate: portare t-shirts, calzoni corti per i ragazzi, donne alla guida di auto, trucco cosmetico, braccialetti, non portare la testa coperta…le studentesse, se non portano la sciarpa, sono fatte scendere dagli autobus e picchiate. Una studentessa in chimica dell’Università tecnologica è stata rapata a zero. I guidatori degli autobus sono picchiati se fanno salire queste ragazze senza sciarpa (nota dell’autore).

(Tratto da www.effedieffe.com)

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