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Scontri in Venezuela, Usa si preparano al golpe

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Sostenitori di Capriles in Piazza Altamira, Caracas

Mentre le organizzazioni internazionali certificano la correttezza della vittoria di Nicolás Maduro in Venezuela, la reazione dell’opposizione apre uno scenario di violenza, che trova il sostegno del governo ‘democratico’ di Washington. Ciò conferma i timori di chi da tempo segue le dinamiche dei rapporti tra Washington e Caracas, fatti di colpi di stato (come quello del 2002), finanziamento all’opposizione e ai mezzi di informazione (filo-occidentali), propaganda antichavista e infine il probabile avvelenamento di Hugo Chavez. Una guerra contro la Rivoluzione Bolivariana a cui persino l’ex presidente francese (e agente CIA) Nicolas Sarkozy sembra aver fornito il suo contributo in passato. All’indomani della scomparsa del leader venezuelano, abbiamo segnalato (qui e qui) come l’Amministrazione U.S.A. avesse già predisposto un piano per  riprendere le redini del Venezuela, che ora rischia di trovare attuazione. La nostra preoccupazione è condivisa anche dal presidente dell’Ecuador, Raffael Correa (anch’egli vittima di un tentato golpe da parte statunitense nel 2010), e dal suo omologo boliviano Evo Morales, contro il quale è in atto una campagna di destabilizzazione simile a quella attuata contro Chavez, come abbiamo segnalato in quest’articolo. Sempre, solo, complottismo?

Nexus Edizioni

Bolivia, Morales: Usa pianificano golpe in Venezuela

La Paz – Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha accusato gli Stati Uniti di progettare un colpo di stato in Venezuela, definendo lo “scetticismo espresso” da Washington sulla veridicita’ delle presidenziali venezuelane che hanno visto il trionfo di Nicolas Maduro, il vice del defunto leader Hugo Chavez.

Lo ha detto ieri durante una conferenza stampa a La Paz. Sull’esito delle elezioni in Venezuela, e’intervenuto il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney,sostenendo che una verifica del voto sarebbe, “un passo necessario, prudente e importante”. Secondo Morales invece, la presa di posizione americana costituisce “una flagrante interferenza negli affari di un paese sovrano e un attacco contro la democrazia venezuelana. E’ diventata ormai un’abitudine per gli Usa mettere in discussione l’esito delle elezioni politiche in tutto il mondo, quando il risultato non sia in linea con quella di Washington. Sono certo che dietro a queste osservazioni, c’e’ un progetto da parte degli Stati Uniti per metere in un colpo di stato in Venezuela“, ha aggiunto Morales, il quale Morales ha anche confermato che partecipera’ alla cerimonia di investitura di Maduro, prevista venerdi’, a cui prenderanno parte anche il capo di stato iraniano Mahmud Ahmadineyad, l’argentina Cristina Fernandez e il nicaraguense Daniel Ortega. 

Maduro ha vinto le elezioni presidenziali di domenica con il 50,66% dei voti contro il 49,07% del candidato dell’opposizione, il filo-americano Henrique Capriles, che si e’ rifiutato di riconoscere la vittoria del vice di Chavez e ha chiesto che le schede di voto delle elezioni presidenziali siano ricontate. Durante le violenze post-elettorali nel paese sono morte sette morte e altre 61 feriti. Ci sono anche 135 arresti in diversi episodi accaduti in altrettante zone del paese.

Fonte: italian.irib.ir

Ecuador. L’Unasur non tollererà un golpe in Venezuela

Rafael Correa

L’Ecuador e l’Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasur) “non tollereranno un colpo di Stato” in Venezuela, o in qualsiasi altra parte dell’America Latina.

È la posizione ufficiale del presidente Rafael Correa, che in questi giorni si trova con il suo ministro degli Esteri, Ricardo Patiño, in viaggio di lavoro in Europa, precisamente in Germania. Lo ha comunicato il Cancelliere incaricato, Marco Albuja, riconoscendo sembra ombra di dubbio la vittoria del delfino di Hugo Chávez, Nicolas Maduro.

“L’ordine di @MashiRafael (Correa) è chiaro: le elezioni libere e democratiche devono essere rispettate, l’Unasur non tollererà un colpo di stato” in Venezuela, ha scritto Albuja, nel suo account di Twitter, condannando i tentativi degli Usa di destabilizzare il Paese venezuelano.

Il cancelliere ha sottolineato che “tutte le agenzie indipendenti che hanno partecipato alle elezioni venezuelane in qualità di osservatori tecnici e sociali le hanno legittimate” come la stessa Unasur, il Mercato comune del Sud (Mercosur), il Parlamento centroamericano (Parlacen) e l’Unione Interamericana degli Organismi elettorali (Uniore).

Pertanto, l’Ecuador confida nelle relazioni presentate da questi organismi che garantiscono la trasparenza e l’affidabilità del sistema elettorale e che hanno come obiettivo finale quello “di difendere la sovranità e l’indipendenza di ogni nazione”.

“I processi democratici dell’America Latina sono decisioni sovrane dei suoi popoli e non opinioni di giudici sponsor di caos in casa propria”, ha scritto Albuja. A questo proposito, ha puntualizzato, le richieste formulate dagli Stati Uniti e dall’Organizzazione degli Stati americani (Osa), che hanno chiesto di ricontare i voti, sono “fuori luogo” e costituiscono una “semplice intrusione”. Il Venezuela non è cortile di casa degli Stati Uniti.

“Non cediamo nella difesa dei nostri interessi”, ha sottolineato il cancelliere incaricato. Inoltre ha sostenuto che “quando la maggioranza sceglie il suo destino, la minoranza deve rispettarlo e costruire un unico Paese per il bene comune”.

In tal senso, Albuja ha sottolineato che “a prescindere dal presidente eletto e dalla sua tendenza politica, l’America Latina è chiamata a difendere il sistema democratico (…) la sovranità di ogni Paese del continente”, evitando che la violenza vinca la battaglia.

“Cedere un centimetro di terreno guadagnato nella nostra autodeterminazione significherebbe tradire i sogni dei nostri genitori e il futuro dei nostri figli”, ha detto.

In riferimento agli episodi di violenza che hanno avuto luogo in Venezuela all’indomani dell’esito delle elezioni, Albuja ha ricordato che “chi vince con la violenza è la mafia, i trafficanti di armi, i destabilizzatori pagati, gli estremisti di ogni tendenza”.

Pertanto, il cancelliere ecuadoriano ha detto che solo la pace e la saggezza condurranno il Venezuela nel cammino del progresso: “Il Venezuela deve risolvere i propri problemi attraverso il dialogo e la democrazia, i fratelli latinoamericani non permetteranno che i suoi confini siano violati”.

Infine, Albuja ha invitato tutti i presidenti, i vicepresidenti e i ministri degli Esteri dell’Unasur a partecipare al giuramento, previsto per venerdì, di Nicolas Maduro come presidente eletto.

Fonte: rinascita.eu

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