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Questa volta è assodato. C'è la prova: la minaccia di Putin si estende ormai all'intera Via Lattea, forse all'Universo. Certo, ci sono stati anche alcuni fraintendimenti.

Ad esempio il 1 settembre, quando il giornale del gruppo L'Espresso sparava uno scoop mondiale di Alberto D'Argenio: un retroscena del vertice di Bruxelles che infiammava immediatamente il confronto politico internazionale. Ecco il testo del reportage dal titolo Ucraina, il ricatto di Putin sul vertice europeo: "Se voglio prendo Kiev in due settimane" :

"Prende la parola il presidente uscente della Commissione, Josè Manuel Barroso, che ha appena sentito Putin. Racconta che quando gli ha chiesto conto dei militari sconfinati in Ucraina, il leader russo è passato alle minacce: "Il problema non è questo – è la risposta dello Zar raccontata da Barroso – ma che se voglio in due settimane prendo Kiev". Come dire, non mi provocate con nuove sanzioni.".

L'indiscrezione aveva una immediata risonanza in tutto il mondo. Purtroppo, però, i Russi non ci stavano ad accettare la parte dei minacciosi gradassi. Arrivava quindi la risposta del Cremlino, il cui ambasciatore presso l'Unione Europea Vladimir Chizkov, prendeva carta e penna e scriveva a Barroso:

"negli ultimi due giorni alcuni media, compreso il quotidiano italiano La Repubblica, hanno pubblicato commenti a proposito della Sua conversazione con il Presidente Putin lo scorso 29 Agosto. I giornalisti riferiscono che Lei avrebbe condiviso il contenuto della conversazione con alcuni suoi colleghi Europei, in particolare attribuendo al Presidente Russo parole chiaramente prese fuori contesto. Sono convinto che la divulgazione di conversazioni confidenziali di questo livello superi di molto i confini del lecito nella pratica diplomatica corrente. So che l'Amministrazione presidenziale Russa ha sia la trascrizione che la registrazione della telefonata in questione e, per rimuovere ogni fraintendimento, è pronta a renderla pubblica nel caso Lei non smentisca nei prossimi due giorni.".

Guarda caso due giorni dopo la portavoce del Presidente della Commissione Pia Ahrenkilde-Hansen rendeva una intervista al Wall Street Journal  smentendo di fatto il contenuto dell'articolo: "Sfortunatamente parte dell'intervento è stato reso pubblico fuori contesto". Secondo un funzionario Europeo, intervistato dallo stesso giornale "Putin potrebbe avere fatto questa osservazione per sostenere il diniego Russo di una invasione dell'Ucraina". Quindi il virgolettato attribuito a Putin da Repubblica nel titolo era, purtroppo, un panzana.

Nei giorni successivi il lettore di Repubblica avrebbe però cercato invano sul giornale tracce di smentita. Avrebbe trovato, invece (il 16 settembre) qualcosa di molto più emozionante: il trionfo dell'amore. Una serie fotografica pubblicata dall'edizione online dal titolo: Ucraina, baci e abbracci per i militari di ritorno dal fronte. Sotto una carrellata di foto evidentemente professionali con ragazzi e ragazze che si scambiano effusioni davanti all'obbiettivo con la naturalezza di attori consumati una didascalia che definire distopica è poco:

"KIEV – Momenti di commozione al rientro dal fronte dei militari volontari ucraini. Gli abbracci degli amici e i baci delle fidanzate hanno accolto gli uomini del battaglione Azov, gruppo paramilitare anche noto come "Men in Black" e comandato da Andriy Biletsky, capo del partito neo-nazista Sna e dei patrioti dell'Ucraina. Il battaglione Azov utilizza la runa Wolfsangel, uno stemma neo-nazista, sulle sue bandiere. E gran parte dei membri del gruppo sono apertamente antisemiti. (ap)".

In pratica La Repubblica ci proponeva la foto di teneri nazisti, per mostrarci quanto sono carini. Nel contesto multimediale l'immagine prevale sullo scritto e la sensazione di base che ne traeva il lettore è che i carnefici neonazisti del Battaglione Azov siano delle tenerissime persone.

Un po' di riposo, ed ecco il 18 settembre Andrea Tarquini proponeva ai lettori un altro virgolettato del Presidente Russo: Putin a Poroshenko: "Se voglio in due giorni le mie armate a Riga, Vilnius, Tallinn, Varsavia , Bucarest". La fonte è certa: giornalisti della Sueddeutsche Zeitung avrebbero parlato con non meglio precisati esponenti dell' enturage di Barroso (già nobilitato dalla patacca precedente), il quale avrebbe riferito di avere sentito telefonicamente Poroshenko (una fonte palesemente affidabile ed imparziale). Il Presidente Ucraino avrebbe riferito all'Europeo il contenuto di una conversazione con Putin.

Ecco come inizia l'articolo:

"Se voglio posso far arrivare in due giorni le mie armate a Riga, Vilnius, Tallinn, Varsavia, Bucarest". A parlare così non è stato Stalin in deliri di decenni fa. No, secondo lo scoop della Sueddeutsche Zeitung di stamane – che cita il servizio registrazione dei colloqui confidenziali al vertice dell'Unione europea – la minaccia viene dal presidente russo, Vladimir Vladimirovic Putin, in persona. O almeno, è stato il presidente liberamente eletto ucraino, Petro Poroshenko, a riferirlo al presidente uscente della Commissione europea, José Manuel Barroso, nel corso della visita di quest'ultimo a Kiev."

Un secondo scoop palesemente destinato a fare la fine del primo, di cui è una chiara duplicazione. Una cosa che basta descriverla per capire che fa acqua da tutte le parti, anche senza la prevedibile (e ovviamente silenziata) smentita russa.

Adesso però abbiamo in problema: i giornalisti di Repubblica sono tutti impegnati a cercare in fondo ad un pozzo i resti dispersi della propria dignità professionale, e qualche prezioso scoop potrebbe sfuggirgli. Rimediamo noi: questa notte durante una seduta spiritica, abbiamo parlato con la nonna di Poroshenko. Lei ogni tanto gioca a briscola, in Paradiso, con quella di Putin, la quale le ha rivelato un clamoroso retroscena. I Russi hanno allestito segretamente una flotta stellare, con la quale si apprestano ad invadere tutta la Via Lattea, di cui possono impadronirsi in cinque minuti. Domani mattina su Repubblica. In prima pagina.

Fonte: voltideldonbass.wordpress.com (attraverso Megachip)

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