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SIGNORI DELLA TV, GIÚ LE MANI DA INTERNET di Massimo Mazzucco

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Fase 3: Internet da oggi esiste, Internet è un'alternativa, Internet ha voce in capitolo.

Ma a questo punto sta succedendo qualcosa che nemmeno il saggio Schopenhauer aveva previsto, e cioè la nuova realtà non solo è stata riconosciuta, ma sta anche venendo saccheggiata a man bassa da chi di colpo si è accorto di quale tesoro si celi nei meandri ancora poco aerati della rete mondiale.

Semplicemente, i giornalisti di stampa e TV hanno capito che se vogliono battere la concorrenza oggi devono indossare la loro bella mascherina antigas, recitare un sommario mea culpa, e buttarsi a capofitto nei meandri poco familiari dell'informazione che viaggia in tempo reale.

Se stai ad aspettare le agenzie, tempo che finisci il tuo articolo e sei già stato licenziato tre volte.

Bene, benissimo, noi non possiamo che esserne contenti, e ci mettiamo a loro disposizione, ben disposti a perdonare la loro "prolungata distrazione", purchè mostrino di voler agire in reale buona fede, e davvero a favore della pubblica informazione che da loro ci si aspetta.

Ma quando ci si accorge invece che per loro Internet è soltanto un comodo serbatoio dietro casa, da cui prelevare liberamente quello che gli serve, le cose cambiano. I materiali che circolano in rete lo fanno "liberamente", secondo il sano principio del copyleft, finchè sono in rete, ovvero finchè non vengano utilizzati a scopo di lucro.

Ma quando una TV commerciale come LA7 decide di mandare in onda alcuni minuti del nostro "11 Settembre – 4 anni dopo" (intitolandolo fra l'altro erratamente "Inganno Totale"), senza nemmeno chiedere nulla, questo non ci sta più bene.

Oppure quando Mineo fa passare su "Agenda dal Mondo" interi minuti di Loose Change (da noi sottotitolati in italiano), senza nè pagare, nè chiedere, nè perlomeno avvisare, questo non ci sta più bene.

Nessuno pretenderà mai dei miliardi per dei passaggi TV che oltretutto ci fanno molto piacere, per ovvii motivi, ma esistono dei principi che vanno assolutamente rispettati, poichè dietro a ogni singola parola, ogni singola nota, ogni singolo fotogramma reperibili in rete, ci sta il lavoro di qualcuno. E questo lavoro, con certezza quasi assoluta, è stato svolto rubando ore al sonno e alla famiglia, e non certo in orario sindacale, visto che qui nessuno è pagato per fare quello che fa.

E qui si passa chiaramente allo scopo di lucro, visto che si rientra nell'ambito della TV commerciale. Non stiamo infatti a pigliarci in giro, nascondendoci dietro alle parole: o la RAI smette di infarcire i suoi programmi di spot pubblicitari, e si comporta davvero come una televisione pubblica, finanziata esclusivamente dal cittadino, via canone e/o tasse, oppure non ci venga a raccontare che svolge un "servizio pubblico", quando la presenza degli sponsor la obbliga automaticamente alla rincorsa all'audience, e quindi a sottostare a una logica della competitività, con le TV private, che con il "servizio pubblico" ha ben poco a che fare.

Noi inoltre, come luogocomune, nella trasmissione di Mineo siamo stati "fortunati," perchè un montatore sicuramente più corretto di altri ha saputo almeno accludere la doverosa citazione nei titoli di coda. Ma che dire invece di Tom Bosco, direttore di Nexus Italia, che ha investito energie e denari in tempi certo non sospetti, per portare in Italia, doppiandolo, "In plane site" di von Kleist, solo per vedersene passare svariati spezzoni in TV, senza che nessuno lo avesse nemmeno interpellato?

Idem per la trasmissione di LA7 di qualche settimana fa, a cui aveva partecipato lo stesso Tom Bosco, riguardo al nostro filmato "4 anni dopo". Avevo immediatamente scritto una lettera alla redazione di Omnibus, per chiedere chiarimenti, ma non mi hanno nemmeno risposto. (Diversamente si è comportato Mentana, che quindi escludiamo categoricamente da questa nostra denuncia).

C'è verso Internet, da parte di molte testate pubbliche e private, un atteggiamento di fondo di assoluta arbitrarietà, che va immediatamente contrastato con forza, a nome di tutti quelli che in rete hanno gettato energie ingenti negli anni passati, prima che questo tipo di saccheggio diventi un'altra pessima italica abitudine.

Lo ripetiamo, nessuno qui vuole arricchirsi, e di certo nessuno ha lavorato in tutti questi anni calcolando di farlo un giorno alle spalle della TV. Noi vogliamo solo che si confermi, e si garantisca, con un pagamento simbolico, un principio sul quale non siamo assolutamente disposti a cedere di un millimetro: il rispetto del lavoro altrui.

Abiteremo anche negli scantinati, ma prima di scendere i numeri di telefono dei migliori avvocati dello spettacolo ce li siamo portati tutti.

Massimo Mazzucco per luogocomune.net
Tom Bosco per Nexus Italia

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