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Sulla violenza e sulla nostra responsabilità

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Ieri qualcuno ha scritto in un commento qui sul blog [22 passi d'amore e dintorni]“…oggi moriranno 10 persone sul lavoro e 15 sulle strade. Non piangere solo per quelli che vuoi tu, e non cercare di sanare i debiti dei soli tuoi amici di cui ti fai garante.”

Facciamo un passo indietro, e partiamo dal fatto nudo e crudo.

Un imprenditore perugino va fuori di testa. Negli ultimi anni ha partecipato con esito negativo a bandi pubblici per ottenere finanziamenti UE, ha avuto problemi per essere accreditato come agenzia formativa (Progetto Moda). Sia quel che sia, ha identificato in tali rigetti amministrativi le cause del suo fallimento imprenditoriale ed esistenziale. Si convince che gli impiegati regionali e provinciali che hanno seguito le sue pratiche sono la causa diretta di questo fallimento. Alla fine prende la sua BMW, va negli Uffici della Regione armato, giustizia sommariamente due degli impiegati che ritiene responsabili, rivolge la pistola su se stesso e si suicida.

Stamattina ero esattamente dove si è consumato l’epilogo di questa triste storia, al quarto piano del palazzo del Broletto, a due passi dalla Stazione ferroviaria di Perugia: ho visto i segni di pallottola sulle pareti del corridoio, la stanza in cui le due donne sono state freddate, serrata, con due mazzi di mimosa posati per terra da qualche mano pietosa. Ho raccolto la paura, il dolore, lo sgomento negli occhi lucidi dei dipendenti che lavorano lì. Ho parlato con loro e ho ascoltato le testimonianze, i ricordi commossi delle due colleghe…

Poco dopo ho letto sui quotidiani pagine e pagine in cui si parla dell’omicida, ho letto  in giro perfino qualche tentativo di giustificare e comprendere le “ragioni” del duplice delitto e del suicidio. Proprio così, in preda ai luoghi comuni e ai fumi della generalizzazione, c’è chi ha descritto il killer quasi come una vittima dei burocrati e della politica… ma siamo impazziti? Mettiamo un punto fermo: Andrea Zampi ha trascinato nell’abisso della propria follia due innocenti; era già stato sottoposto a TSO e nonostante ciò gli era stato concesso il porto d’armi.

Sui medesimi quotidiani, poche righe per parlare delle due donne assassinate, incolpevoli di alcunché, una funzionaria a un paio d’anni dalla pensione e una precaria, che si trovavano in ufficio per compiere il loro lavoro e il loro dovere.

Per inciso, sulla preoccupante percezione che l’uomo medio ha dei lavoratori che – tra mille difficoltà – mandano avanti l’apparato pubblico, trovo particolarmente centrate le parole del Sindaco di Perugia, intervistato per Il Messaggero da Luca Benedetti:

Il sindaco: noi, in prima linea 

P E R U G I A  Wladimiro Boccali, sindaco Pd di Perugia e presidente di Anci Umbria, è tra i primi ad arrivare al Broletto. Lì c’è passata la storia della città, c’era la fabbrica della Perugina. «Il clima è pesantissimo, vanno abbassati i toni», sibila prima di tornare in Comune e proclamare il lutto cittadino. 

Sindaco Boccali, perché vi sentite in prima linea? 

«Quello che è successo è assurdo. Questo ci impone di capire che il primo problema che vive l’Italia è quello della crisi economica e del lavoro. Ma anche che si è innestato un clima difficile».

Intende dire che il pubblico è sotto tiro? 

«Dico che sentiamo intorno a noi un clima pesante. Sento frasi che seminano odio e veleni. Fare di tutta un’erba un fascio non lo possiamo accettare. Lo diciamo da anni». 

Sindaco, si spieghi meglio… 

«Sono tre anni, con altri sindaci, che andiamo dicendo che non si può resistere così. C’è chi non ha lavoro, chi non sa come aiutare il figlio disabile, chi non paga l’affitto. Non riusciamo a rispondere a queste istanze. E si descrive un pubblico che è fatto solo di malaffare. A questo non possiamo starci. Venite la mattina nei nostri uffici e sentite cosa ci racconta chi non ce la fa. Eppure girano frasi assurde…» 

Sindaco, quali?

«Che sono morte due persone e che è solo l’inizio. Sono toni e linguaggi che fanno paura. Guardate che c’è gente che lavora per 1200 euro al mese e rischia la pelle o muore come è successo a quelle povere dipendenti. Bisogna stare attenti con le parole» 

Boccali, ma c’è una strada per uscire da questa situazione? 

«Vanno affrontati i problemi, spiegare alla gente che il tema principale è il lavoro, che la burocrazia va ridotta e che serve maggiore equità. Non si può solo seminare odio». 

È un dato di fatto, l’Italia è soffocata da una coltre di leggi farraginose, complicate e talvolta persino inutili, ma spero che nessuno immagini di potere risolvere tutto ciò a revolverate, spero che non succeda mai e poi mai che mezza Italia spari all’altra metà per “avere giustizia”! E anche per questo – apro un’ultima piccola parentesi – mi auguro spassionatamente che il modello di governo congiunto PD-M5S che funziona benissimo in Sicilia, possa replicarsi anche a livello nazionale: c’è nell’aria sete di rivoluzione, ma rivoluzione non violenta.

Torniamo ad Andrea Zampi (nella foto), vittima anche lui naturalmente, di se stesso non del sistema. Perché mi pare un esempio emblematico di quelle persone che crollano all’idea di perdere il loro tenore di vita e si suicidano pur essendo benestanti. È lui è riuscito a fare peggio, ha sparato la sua rabbia addosso ad altre due vite prima di rivolgerla su se stesso.

Il suo caso non ha nulla a che fare con la disperazione di tante persone depauperate che rinunciano persino a mangiare pur di fare arrivare la famiglia a fine mese e a volte si tolgono la vita, per disperazione e vergogna, quando non vedono più alcuna minima speranza di risollevarsi. Ripeto, benestante era la famiglia di Andrea e agiato il suo tenore di vita. Purtroppo la follia in cui è caduto è la stessa di un’intera società che accetta come naturale la crescente forbice tra chi guadagna troppo e chi guadagna troppo poco, una società dove i “valori” più solidi a cui appoggiarsi sono un’auto di grossa cilindrata o qualche altro vuoto status symbol.

Ognuno si guardi nella propria coscienza: se scopre dentro di sé una voce, anche piccola, sussurrargli che in fondo, magari in determinate circostanze, potrebbe uccidere e uccidersi come ha fatto Andrea, non scarichi le colpe sulla società, non cerchi giustificazioni “esterne”. Inizi immediatamente un percorso per curare la propria anima; che sia psicoterapeutico, spirituale, filosofico, religioso ecc. cambia poco, quel che conta è che comprenda che il problema è in lui prima che attorno a lui: il mondo è semplicemente lo specchio di chi ci abita.

Anche io mi guardo dentro naturalmente, perciò vi confido un episodio accaduto a me…

In 47 anni ho sentito un’unica volta, per un istante, di poter uccidere qualcuno. Sì, è successo persino a me, che sono il classico esempio di persona che non farebbe male a una mosca, letteralmente, perché se trovo un ragno in casa lo prendo in mano e lo metto fuori dalla finestra! Accadde 11 anni fa, il bersaglio della mia rabbia era l’uomo che mi aveva “portato via la moglie” dopo 11 anni di matrimonio, che scena! Lo vidi per caso seduto in automobile, fermo in un parcheggio, il finestrino aperto, mentre parlava al cellulare… e l’azione precedette il pensiero: in un lampo gli arrivai addosso, lo afferrai per il collo della camicia e feci per tirarlo fuori dal finestrino… mi guardò come si guarda un folle e io mi spaventai della sua paura: “Che sto facendo, voglio rovinarmi la vita così?!” mi dissi, e di colpo lo lasciai andare. Fu una sensazione strana, ero stato preda di una violenza che non apparteneva a me, per fortuna ero riuscito a farla rimbalzare via prima di agirla.

Se avessi portato in tasca una pistola avrei potuto sparare? No, non credo, mi sarei ugualmente fermato. Innanzitutto non potrei mai possedere una pistola, perché 23 anni fa, optando per il servizio civile sostituivo a quello militare di leva, mi sono obbligato a non poter avere il porto d’armi per tutta la vita: una delle scelte migliori che abbia mai preso. Voglio semplicemente dire che nulla succede per caso, è sempre conseguenza, in un modo o nell’altro, delle nostre precedenti scelte. E chiunque abbia valori saldi e un profondo rispetto del mistero e del dono della vita, non potrà mai usare violenza contro il prossimo; se appena ci prova, subito si blocca: ”Cosa sto facendo?”.

Anche io ho un amico in grande difficoltà, ma metto la mano sul fuoco sul fatto che, per quanto disperato e affranto, non arriverebbe mai a togliere la vita a nessuno. É simile a me, anzi decisamente migliore, perché nei suoi 60 e passa anni di vita ha fatto molto più buone azioni del sottoscritto: merita di essere aiutato e di raccogliere qualcosa del tanto che ha seminato. Proprio per questo qualche giorno fa ho lanciato in suo aiuto una colletta arrivata già quasi a 6000€, un quinto di quello necessario.

Alludendo alla sparatoria alla Regione di Perugia e alla colletta per il mio amico, ieri qualcuno ha scritto in un commento qui sul blog: “…oggi moriranno 10 persone sul lavoro e 15 sulle strade. Non piangere solo per quelli che vuoi tu, e non cercare di sanare i debiti dei soli tuoi amici di cui ti fai garante.”

Lo so, ovviamente, che i problemi nel mondo sono infiniti, che per una persona uccisa di cui abbiamo notizia c’è ne sono migliaia e migliaia che non fanno notizia e che per una persona che possiamo aiutare ne affogano migliaia e migliaia di altre. Lo so e penso che chiunque abbia un minimo di consapevolezza ne sia cosciente: ognuno può essere responsabile e intervenire soltanto riguardo quanto avviene entro il suo “raggio d’azione”.

Ma se ogni abitante di questo pianeta piantasse qualche fiore fin dove arriva la sua mano, il mondo intero diventerebbe un giardino fiorito. É così semplice, anche se ce ne dimentichiamo.

Articolo di Andrea Passerini

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