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TERRORISMO: CI È ANDATA BENE UN’ALTRA VOLTA di Massimo Mazzucco

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Prima di commentarla però, vale la pena di leggere la notizia così come è stata data ieri dalla Associated Press:

Le autorità federali hanno dichiarato di aver neutralizzato una sospetta cellula di terroristi musulmani che progettava un “agghiacciante” attentato inteso a distruggere l’aeroporto Kennedy, uccidere migliaia di persone, e scatenare una catastrofe economica, facendo saltare in aria un condotto di carburante che attraversa alcuni quartieri residenziali densamente popolati.

Tre uomini, fra cui un ex-membro del parlamento della Guyana, sono stati arrestati, e un quarto è ricercato in Trinidad, all’interno di un piano terroristico che le autorità dicono di avere tenuto d’occhio per oltre un anno, e che è stato neutralizzato nella fase preparatoria.

La devastazione che avrebbe causato questo piano, se portato a termine, è qualcosa di assolutamente impensabile“ ha detto in una conferenza stampa il procuratore degli Stati Uniti, Roslynn R. Mauskopf, definendolo “uno dei progetti più terrificanti che si possano immaginare”.

[…]

Nei capi di imputazione contro i quattro uomini si legge che uno di loro ha detto che il piano “avrebbe causato una distruzione ancora maggiore degli attacchi terroristici dell’11 settembre“, e che avrebbe distrutto l’aeroporto, uccidendo molte migliaia di persone, arrivando a colpire parte del quartiere di Queens, dove l’oleodotto corre sottoterra. [Il riferimento è all’oleodotto che porta il combustibile per gli aerei dal New Jersey all’aeroporto Kennedy].

Uno dei sospettati, Russell Defreitas, è un cittadino americano nativo della Guyana che ha lavorato in passato nella sezione cargo dell’aeroporto Kennedy. Defreitas ha detto che l’aeroporto che porta il nome del presidente assassinato era stato prescelto poiché è un simbolo che “ avrebbe gettato l’intera nazione nel lutto“.

“Sarebbe come uccidere l’uomo [Kennedy] due volte” ha detto Defreitas, che ha iniziato a concepire il suo piano oltre dieci anni fa, quando lavorava – secondo l’atto di accusa – per una società di servizi cargo.

[…]

Le autorità hanno detto che nonostante i suoi tentativi, Defreitas non era mai riuscito a procurarsi alcun esplosivo.

Da quando Defreitas ha smesso di lavorare all’aeroporto, le misure di sicurezza sono significativamente aumentate, rendendo le informazioni in suo possesso decisamente obsolete.

[…]

Secondo le autorità due degli altri uomini, Abdul Kadir of Guyana and Kareem Ibrahim of Trinidad, appartenevano da tempo a un gruppo radicale musulmano di Trinidad, responsabile per la fallita ribellione nel 1990, che lasciò sul campo 24 vittime.

Kadir, ex parlamentare della Guayana, è stato arrestato a Trinidad nel tentativo di ottenere dei finanziamenti “per operazioni terroristiche“, secondo un comandante della polizia della Guayana che ha parlato a condizione di restare anonimo.

[..]

La task force americana per il terrorismo ha pedinato e filmato gli uomini, scoprendo che lo scorso gennaio Defreitas è passato in auto attorno dell’aeroporto, filmandolo, in quattro diverse occasioni.

Quando Defreitas è ritornato in Guayana, in febbraio, gli agenti della dogana hanno perquisito i suoi effetti personali, trovando il nome e il numero di telefono di Kabir nella sua agenda telefonica.

Il governo è entrato in azione per neutralizzare l’attentato quando Defreitas ha detto a un infiltrato di sospettare che le autorità fossero a conoscenza del suo progetto.

[…]

Una portavoce della casa bianca, Jeanie Mamo, ha detto che il Presidente Bush veniva tenuto regolarmente aggiornato sugli sviluppi dell’indagine sul piano terroristico. “Questo è un buon esempio di cooperazione internazionale di antiterrorismo” ha detto Mamo.

Un anno fa sette uomini furono arrestati in quello che le autorità hanno definito un piano allo stato embrionale per distruggere la Sears Tower di Chicago, il più alto edificio esistente negli Stati Uniti, e per distruggere uffici dell’FBI ed altri edifici.

Un mese dopo le autorità hanno neutralizzato un piano per fare esplodere i tunnel del metrò di New York che passano sott’acqua, con l’intenzione di allargare la parte sud di Manhattan.

E sei persone sono state arrestate il mese scorso in un presunto piano che prevedeva di scatenare una sanguinosa sparatoria a Fort Knox, nel New Jersey. [Fort Knox è la “cassaforte” – probabilmente vuota – della Federal Reserve].

Non solo l’articolo sembra uscito da una seduta psicanalitica in trance di Rudy Giuliani (“wishful thinking”, si chiama, il desiderio inespresso) ma notiamo come l’articolista si sia completamene dimenticato dell’ “altro” attentato più devastante del mondo, quello sventato pochi mesi fa dai servizi inglesi, nel quale venivano distrutti contemporaneamente non so quante dozzine di aerei civili, con perdite umane naturalmente “incalcolabili”. Si vede che gli attentati inventati dai servizi degli altri paesi non contano.

Ma veniamo al nostro Russel Defreitas, un vero e proprio ritardato mentale che concepisce un giorno un piano assolutamente diabolico – oltre che lungimirante – e dopo dieci anni non è ancora riuscito a procurarsi un solo candelotto di dinamite per metterlo in atto.

In compenso si aggira, con la telecamera bene in vista, attorno all’aeroporto che dall’11 settembre è diventato il più sorvegliato al mondo, come se dovesse “scoprire” in che punto preciso del terreno mettersi a scavare, per far saltare l’oleodotto con la bomba che ancora non ha trovato. (Mi raccomando, sempre prima i sopralluoghi e poi la bomba, mai il contrario). E non lo fa discretamente, una volta sola, filmando rapido quello che gli interessa, ma ben quattro volte nell’arco di un solo mese. (Forse, oltre che ritardato, era anche affetto da un principio di Alzheimer: arrivava a casa e si diceva “Boh, chissà perchè avrò fatto queste riprese attorno all’aeroporto? E’ meglio che domani torno a vedere, così magari mi viene in mente”).

E per completare la sua geniale strategia di copertura, il buon Defreitas parlava regolarmente dell’attentato con chiunque gli passasse vicino, al punto da confessare “a un infiltrato” qualunque di temere che la polizia fosse al corrente del suo piano.

Cacchio, se sono dieci anni che cerca una bomba, ormai devono saperlo pure i paracarri che lui progetta di far saltare l’aeroporto! Più che un “pericoloso terrorista”, quello ormai per la polizia è diventato una barzelletta vivente.

Ma loro, astuti, invece di arrestarlo aspettano che si tradisca anche ”religiosamente” (altrimenti non c’è gusto a prenderlo): ecco così scattare la trappola, quando “gli agenti della dogana” della Guyana gli trovano sull’agendina il nome di Kadir, il musulmano che “è stato arrestato a Trinidad nel tentativo di ottenere dei finanziamenti “per operazioni terroristiche“.”

Evidentemente Dio i coglioni li fa e poi li accoppia (anzi, Allah in questo caso): uno che va in giro a cercare bombe come un cretino per dieci anni, l’altro che ancora un pò mette gli annunci sul giornale per trovare i soldi per comperarle, dopo essersi fatto notare soltanto per aver guidato una insurrezione popolare. Ci credo che è fallita, quello come minimo l’ha annunciata in parlamento un mese prima.

A questo punto il doganiere si insospettisce e dice: “Uhmmmm, che ci fa lei con in tasca il numero di telefono di un ex-parlamentare del nostro paese? Non lo sa che i nostri parlamentari non hanno mai contatti con nessuno, non parlano mai con nessuno, e comunicano solamente tramite l’abate del convento in cui vivono reclusi? Qui gatta ci cova.”

Al che Defreitas si abbatte al suolo disperato, e comincia a ripetere all’infinito “Maledetti, mi avete beccato! E’ tutto finito, non c’è più nulla da fare!”

“In che senso?” gli chiede incuriosito il doganiere.

“L’aeroporto – balbetta Defreitas fra i singhiozzi – l’aeroporto….”

”Quale aeroporto?” insiste il doganiere.

“Kennedy, l’aeroporto più sorvegliato del mondo. Era tutto pronto per farlo saltare in aria, mi mancava solo più la dinamite. La devastazione che avrebbe causato è qualcosa di assolutamente impensabile – continua Defreitas fra le lacrime – era uno dei progetti più terrificanti che si possano immaginare.”

“Ma non dica stupidaggini, perfavore….”

“Giuro – insiste Defreitas – Pensi che il piano avrebbe causato una distruzione ancora maggiore degli attacchi terroristici dell’11 settembre”.

A quel punto il doganiere si volta e chiama il suo superiore: “Capitano, venga un pò qui a sentire cosa dice ‘sto deficiente …”

Solo allora Defreitas capisce di essersi tradito inutilmente. Smette di colpo di piagnucolare, si morsica la lingua e si asciuga veloce gli occhi umidi, ma ormai è troppo tardi, e per lui scattano le manette.

Fu così che ancora una volta l’Occidente fu salvato da questo fulgido “esempio di cooperazione internazionale di antiterrorismo”.

L’unica cosa che risulta credibile in tutto l’articolo è il fatto che Bush venisse tenuto regolarmente aggiornato sugli sviluppi dell’indagine: con tutte queste svolte vertiginose, avvenute nel corso di dieci anni soltanto, perfino lui riusciva a tenere dietro alla storia senza perderne ogni volta il filo.

(Tratto da www.luogocomune.net)

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