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TRAPPOLE MORTALI di Tom Bosco

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un concentrato
di menzogne palesemente dimostrabili, smantellato a colpi di fioretto
da quello rilasciato dal nostro governo, che però si affretta a
chiarire che questo “incidente” non cambia di una virgola il nostro
impegno comune a fianco di “quel grande paese” col quale condividiamo
“ideali comuni”, gli Stati Uniti d’America.

Non so voi, ma io non trovo
affatto che gli USA del nuovo millennio abbiano ideali degni di essere
condivisi, e dopo questo ennesimo attentato alla nostra dignità
e sovranità nazionale, se i nostri governanti nutrissero davvero
un barlume di quell’amor patrio sbandierato ai quattro venti ogni volta
che torna comodo, prenderebbero decisioni coraggiose e come prima cosa
ritirerebbero immediatamente le nostre truppe dall’Iraq, per passare
poi a negoziare lo smantellamento e il trasferimento al di fuori dei
nostri confini di ogni infrastruttura militare statunitense nel nostro
paese. Quante Ustica,
quanti Cermis,
quanti Calipari
siamo ancora disposti a tollerare? Quanta parte delle straordinarie
bellezze del nostro territorio dobbiamo ancora destinare ad assurdi
giochi bellici e a potenziali ed effettivi inquinamenti radioattivi,
come la Maddalena o Decimomannu?

Non mi si venga a dire che oggi
una forza armata moderna dev’essere inquadrata in un’alleanza
strategica di qualche tipo, pena una riduzione della sua efficienza
difensiva. Abbiamo sotto gli occhi l’esempio iracheno: reparti bene
addestrati della Guardia Repubblicana che stanno logorando le
preponderanti forze armate statunitensi, in modo assai simile a quanto
fecero i loro colleghi vietnamiti decenni fa. E stiamo parlando di un
paese che, al momento dell’invasione, non disponeva nemmeno di
un’aviazione efficiente, né di reparti corazzati degni di questa
definizione.

Fermo restando che nella mia
visione di una civiltà evoluta e consapevole non dovrebbe
esserci più spazio per il concetto stesso di guerra con annessi
e connessi, non è il caso, per ora, di affrontare un
discorso sul modello di difesa delle forze armate italiane, dato che
ogni esercito è strutturato in funzione della visione strategica
del suo paese, e quella italiana si è spesso dimostrata
piuttosto altalenante, quando non palesemente ambigua. Personalmente
ritengo che attualmente il miglior modello di esercito a cui ispirarsi,
almeno in parte, potrebbe essere quello svizzero: perfettamente
equipaggiato e addestrato a combattere una guerra di difesa, proprio
per non doverla combattere mai…
E se ancora non foste convinti
che non sempre la soverchiante potenza bellica è garanzia di
vittoria sul campo, vi racconterò la storia della più
imponente esercitazione militare mai concepita, avvenuta nell’estate
del 2002. L’operazione Millennium Challenge, costata 250 milioni di
dollari e due anni di pianificazione, si è svolta nel Golfo
Persico e ipotizzava un conflitto contro un non meglio specificato
“stato canaglia”; implicava un gran uso di simulazioni computerizzate e
il dispiego di oltre 13.500 soldati impegnati in 17 località
diverse e 9 poligoni di tiro con munizionamento bellico reale. Gli USA
costituivano la “Forza Blu” sotto il comando centrale denominato
JOINTFOR, mentre il nemico era la “Forza Rossa” sotto comando OPFOR. La
“guerra” è durata tre settimane, e si è conclusa col
rovesciamento del regime dittatoriale.

Questo per quanto riguarda i
risultati ufficiali: quanto è accaduto davvero è assai
diverso.

Secondo quanto dichiarato dal
generale di brigata in pensione Paul Van Riper,
richiamato in servizio
per assumere il comando della Forza Rossa, quest’ultima nei primi
giorni dell’esercitazione avrebbe spedito in fondo al mare gran parte
della flotta statunitense presente nel golfo, una portaerei di squadra
con tutto il relativo supporto di navi appoggio e aeroplani. Van Riper
infatti, consapevole dello strapotere dell’avversario, invece di
cercare un impossibile scontro frontale ha elaborato ingegnose tattiche
belliche alternative e a bassa tecnologia. Per prima cosa, ha eluso il
sistema di sorveglianza elettronica delle comunicazioni da parte del
nemico ripristinando l’uso di corrieri per comunicare coi suoi vari
comandi, oppure tramite la diffusione di messaggi in codice rilanciati
dai minareti delle moschee durante le funzioni religiose. Poi ha armato
la sua flotta di navi e battelli civili e li ha posizionati nei pressi
della flotta statunitense, lanciandoli in un attacco di sorpresa che ha
scompaginato completamente le fila dell’avversario che non se
l’aspettava: ondate di attacchi kamikaze, effettuati con motoscafi e
perfino con obsoleti aerei ad elica, lanci di missili cinesi Silkworm
da breve distanza, e nel volgere di poco tempo una portaerei e due portaelicotteri
cariche di Marines
finivano in fondo al mare. Quando
tutto era finito, gran parte della flotta era distrutta, con sedici
navi da guerra affondate e le altre nella confusione più totale.
Se l’esercitazione fosse stata uno scenario reale, avrebbe fatto
impallidire la tragedia di Pearl Harbour…

Però il meglio è
avvenuto in seguito: invece di dichiarare vincitore la Forza Rossa, il
comando JOINTFOR ha ripescato le navi dal fondo del mare, ha fatto
tornare in vita le migliaia di marinai morti e ha ripreso le
esercitazioni come se niente fosse successo, con grave disappunto del
generale Van Riper
che, quando ha scoperto che i suoi ordini ai reparti
venivano addirittura revocati, ha rinunciato a proseguire, del tutto
disgustato da un’esercitazione che avrebbe dovuto essere completamente
libera e a discrezione dei comandanti, ma che invece a suo dire era
stata progettata per fornire un esito predeterminato. Comunque sia,
l’esercitazione ha dimostrato inequivocabilmente quanto sia letale la
minaccia rappresentata dai missili antinave, in particolare quelli di
ultima generazione (come i russi Yakhont, capaci di
viaggiare a Mach 3
per oltre 185 miglia e di “centrare uno scoiattolo nell’occhio”), dato
che Van Riper
è riuscito ad eliminare l’ammiraglia della flotta,
una portaerei di classe Nimitz,
con dei vecchi missili Silkworm.



Ma torniamo alle vicende di
casa nostra: da diversi giorni l’attività relativa alle scie
chimiche nei nostri cieli, dopo un periodo di relativa
tranquillità, è ripresa alla grande raggiungendo livelli
a dir poco parossistici, con segnalazioni da ogni parte d’Italia. Mi
domando che fine abbia fatto l’interrogazione parlamentare dell’On. Ruzzante, il quale
recentemente ha sollecitato una risposta che latita ormai da più
di un anno e mezzo. Se chiedete a me, ho l’impressione che ci aspetti
un’estate torrida, sotto tutti i punti di vista…



Continuano a giungermi elementi
volti a sostenere che questa attività farebbe parte di un
progetto di “geoingegneria” globale, nell’ambito del quale il programma
Deep Shield (Scudo Profondo) avrebbe lo scopo di attenuare il
cosiddetto riscaldamento globale. Bene, è ufficiale: esiste un
documento di ricerca finanziata dall’Accademia Nazionale delle Scienze,
dall’Accademia Nazionale dell’Ingegneria e dall’Istituto di Medicina
statunitensi che spiegherebbe questo genere di operazioni, dato che in
un punto recita che “la più efficace attenuazione del
riscaldamento globale è risultata essere l’irrorazione di
composti aerosol riflettenti nell’atmosfera usando velivoli
commerciali, militari e privati”… ma allora perché non rendere
tutto di pubblico dominio? Perché non parlarne, anziché
stendere una cappa di silenzio su questo argomento? Per cercare di
porre rimedio, ho preparato una breve sinossi sulle scie chimiche che
potete scaricare
qui
.

In questi tempi di ristrettezze
economiche e di crisi generalizzata, mi sono spesso soffermato a
riflettere e ho trovato particolarmente significativa un’affermazione
fatta nel 1966 da Alan
Greenspan: “In assenza dello standard di
riferimento aureo, non c’è alcun modo di proteggere i risparmi
dalla confisca tralite l’inflazione. Non esiste una riserva di valuta
sicura. Se ci fosse, il governo dovrebbe renderla illegale, come fu
fatto nel caso dell’oro… La politica finanziaria dello stato sociale
richiede che per i proprietari di patrimoni non ci sia modo di
proteggersi. È questo il meschino segreto dietro le invettive
contro l’oro da parte degli statalisti. Il deficit di spesa è
semplicemente un trucco per la confisca della ricchezza.”

Già. Non per niente un
certo Mayer Amschel Rothschild ebbe a dire: “Lasciatemi emettere e
controllare la moneta di una nazione e non m’importerà di chi ne
scrive le leggi.”
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