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TRUE COLORS? di Paolo C. Fienga

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True Colors?
Elementi di riflessione su un tema variegato e policromo…

 “…But I see your True Colors, shining through,
I see your True Colors, and that’s why I love you.
So don’t be afraid, to let them show, Your True Colors,
True Colors,
True Colors are beautiful, Like a rainbow…”
(Cindy Lauper – “True Colors”)

Quante volte, guardando le fotografie (ovviamente a colori) di Marte, della Luna, di Venere o, in generale, del Cielo Profondo (dunque stelle e nebulose) e poi, dopo aver letto le annotazioni fatte dalla NASA a dette immagini, ci siamo chiesti “…ma che differenza ci sarà mai fra True Colors, Natural Colors, False Colors ed approximately True Colors…”?

In effetti, a ben guardare, la NASA non ha mai detto quale fosse la differenza fra le summenzionate espressioni (o almeno non lo ha mai detto, che noi si sappia, in termini profani e discorsivi), ma si è sempre limitata a scrivere quali fossero le diverse lunghezze d’onda considerate utili dalle  elaborazioni a colori delle foto di volta in volta proposte (lunghezze d’onda espresse, come saprete, in nanometri e comprese, per quanto attiene quello che noi chiamiamo “Spettro della Luce Visibile”, fra i – circa – 400 ed i – circa – 700 nanometri, appunto).

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Ebbene noi ci chiediamo, oggi, se questo (che chiameremo “Metodo NASA”) è un Metodo – diciamo così… – chiaro, cristallino ed onesto di rispondere alla domanda originale, la quale è sempre e comunque la stessa: se un Essere Umano si trovasse, in questo momento, a passeggiare lungo la Vallis Marineris, o nei pressi di del Vulcano LOKI (situato sul satellite gioviano “Io”), oppure se fosse su un pianeta che orbita non troppo distante da Alpha Orionis, costui vedrebbe il paesaggio che lo circonda – terra e cielo – così come lo mostrano le immagini a colori della NASA, o no?
E restando fermi a Marte, si può affermare – con un ragionevole margine di certezza – che i colori del paesaggio esistente intorno a questo ipotetico turista terrestre, VISTI ATTRAVERSO I SUOI OCCHI, sarebbero gli stessi che si vedono nelle splendide fotografie “in true colors” rilasciate sempre dalla NASA ed ottenute, a seconda dei casi, da uno dei due Mars Exploration Rover (MER), o da una Sonda che orbita intorno al Pianeta Rosso (dal Viking Orbiter One a Mars Reconnaissance Orbiter) o, infine, dall’Hubble Space Telescope?
O sarebbero “colori” diversi?
Generalizzando, quindi, i colori dell’universo, nella sua globalità oppure in una sua porzione infinitesimale, sono quelli che vediamo tutti nelle fotografie in “colori veri” della NASA (o dell’ESA o di chi per esse), oppure sono “altri”?
E dunque: il Metodo NASA è idoneo a rispondere ad una simile domanda (formulata in modi diversi, ma che è sempre – concettualmente – la stessa), o no?
Secondo noi, no.
Può sembrare che la risposta ottenibile attraverso il Metodo NASA sia una risposta onesta e semplice, ma non lo è.
E non lo è per tantissimi motivi.
Ricordiamo infatti che se è vero (come e lo è!) che la capacità di percezione dei colori propria dell’occhio umano si risolve nella idoneità della nostra retina (e quindi del nostro cervello) di raccogliere ed interpretare “n” lunghezza d’onda (alle quali corrispondono “n” colori) all’interno di un range, o di uno “spettro”, se volete – conosciuto, lo ripetiamo, come “Spettro della luce VISIBILE” –, è pur vero (indubitabilmente) che questa capacità non solo non è la stessa per tutti gli Esseri Umani (ciascuno dei quali, di fatto, vede in maniera DIVERSA da tutti gli altri), ma inoltre essa può essere (come di fatto è) alterata da innumerevoli fattori.
Quali? Proviamo a distinguerne alcuni…
Da un punto di vista oggettivo, diremmo che potremmo indicare questi 4 elementi come Fattori senz’altro Discriminanti circa la percezione della luce e, quindi, del colore:

  1. in primis, la Distanza del Corpo Celeste (considerato come riferimento per la visione umana) dalla cosiddetta Sorgente Maggiore di Illuminazione (e che, per la Terra, o  per Marte, o la piccola luna gioviana Io etc., è il Sole). Non asseriamo una sciocchezza, quindi, né esprimiamo un’opinione, ma ci limitiamo ad enunciare un fatto, allorché diciamo che Mercurio è il Pianeta del Sistema Solare più vicino al Sole (con tutto quanto ne consegue) e che Plutone è un Pianeta-Nano enormemente più lontano dalla nostra Stella (etiam, con tutto quanto ne consegue);
  2. in secundis – e questa è una conseguenza immediata e diretta di quanto dedotto sub. 1) – le condizioni di Illuminazione (o Luminosità) Media dell’ambiente in cui ci si trova e che possono dipendere, ad esempio, dalla Latitudine dell’Osservatore, oppure dalla Stagione che il Corpo Celeste sta attraversando (saremo infatti tutti d’accordo nel dire che, coeteris paribus, la Luminosità Media di Mercurio è BEN DIFFERENTE da quella della Terra, o di Marte, o di Encelado etc. e che, in Inverno, la Luminosità Media, ad esempio, delle Regioni che si trovano a ridosso dell’Equatore Marziano è di gran lunga maggiore di quelle Regioni che invece si trovano a Latitudini molto più elevate (pensiamo – ad esempio – alla Regione di Vastitas Borealis);
  3. in terzo luogo (anche se avremmo potuto considerare questi elementi come sub-funzioni del punto 2) c’è da valutare – e BENE! – lo Spessore e la Densità dell’Atmosfera che circonda il nostro Corpo Celeste di riferimento; l’Opacità Media di questa atmosfera e le ragioni di questa opacità (polveri? Umidità? Nuvole? etc.). Pensate che il Sole e lo Spazio, come visti, ad esempio, dalla superficie di Titano, risultino analoghi a come li vedremmo dalla superficie di Iperione (Hyperion) solo perché questi due mondi si trovano all’incirca alla stessa distanza dalla Sorgente Maggiore di Illuminazione? Certamente no! Pensate, per avere un esempio analogo, alla Terra ed alla Luna! L’atmosfera, se esistente, è un elemento decisivo ANCHE per quanto attiene la percezione della luminosità e, quindi, dei colori.
  4. Ultimi, ma non meno importanti fattori Oggettivi da considerare, sono la  Geologia e la Meteorologia del Corpo Celeste di riferimento. Consideriamo, ad esempio, un mondo grigio (quasi nero) e polveroso come Giapeto e ad un mondo bianco e brillante (poiché interamente – o quasi – ricoperto di ghiaccio) come Encelado: pensate che la percezione della luce e del colore – ad occhi e per occhi umani –, qualora riuscissimo a visitare questi mondi, sarebbe la stessa?…

Da un punto di vista soggettivo, invece, i Fattori considerabili (e comunque Discriminanti) sono davvero innumerevoli (siamo tutti diversi, a questo Mondo, per migliaia di diverse ragioni…), ma diciamo che possiamo limitarci – ancora una volta – a questi 4 elementi fondamentali:

  1. L’Età dell’Osservatore;
  2. La Capacità (o Acutezza) Visiva dell’Osservatore;
  3. L’esistenza o meno di lesioni specifiche e/o di malattie (congenite o sopravvenute) agli/negli occhi – o in quella porzione del cervello dedicata alla Vista – dell’Osservatore;
  4. L’”Abitudine Visiva” dell’Osservatore, la quale può derivare da “luoghi” di residenza e da “stili” di vita (ad esempio: chi vive in media o alta montagna, sviluppa una capacità visiva generalmente diversa rispetto a chi vive in pianura o in prossimità del mare; chi vive in un ambiente ed in un contesto, di regola, luminoso – o anche illuminato artificialmente! – percepisce la luce ed i colori in maniera diversa rispetto a chi vive in un ambiente, sempre di regola, non luminoso (il tutto senza dimenticare che, qualora la luminosità fra i due ambienti fosse equivalente, il Fattore Discriminante può diventare il tipo di illuminazione artificiale – rectius: non solare – adottata). Il punto è che chi è abituato a vivere in ambienti con illuminazione medio/alta e diffusa – p.e.: gli ambienti adibiti ad uffici, caratterizzati da illuminazione ottenuta mediante plafoniere al neon disposte sul soffitto – ha una percezione della luce e dei colori ABBASTANZA diversa da chi è abituato a vivere in ambienti con illuminazione naturale – per esempio proveniente da finestroni – oppure non solare ma localizzata – per esempio luce proveniente da faretti o lampade alogene monodirezionali – e MOLTO diversa da coloro che, infine (e perché no?) sono abituati a soggiornare in ambienti nei quali l’illuminazione chimica non esiste o non è disponibile.

Delle interessanti, sostanziate e ben formulate dissertazioni sulla “Percezione del Colore” (in generale) e sui ”Colori di Marte” (in particolare), le potrete trovare sul Sito Pianetamarte.net, diretto dal bravissimo Amico e Collega, Matteo Fagone.
E non solo.
Non c’è un Ricercatore o un Divulgatore che si rispetti, infatti, (dal Prof. Richard Hoagland, all’Immaginifico Artista/Scienziato Don Davis) il quale non abbia, almeno per una volta nella sua Vita Professionale, dissertato e speculato sui “Colori di Marte”.
E questo perché il Tema dei Colori è un tema carico di fascino e di “alienità” (seppure latente), poiché è proprio (non solo, ma ANCHE) nei “colori” del suo Mondo che l’Uomo “riconosce” il suo Ambiente.
La sua Terra.
In fondo, la sua Casa.

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Ma se questi “colori” li cambiamo, allora tutto quanto diventa più estraneo; più distante. Più “alieno”, insomma.
Sulle risultanze dei diversi approcci, non riteniamo opportuno soffermarci in questa sede.
Diciamo che, in linea di massima, esistono dei punti “comuni” ad essi ed è su tali punti che ora, elencandoli, andremo un po’ a ragionare:

 

  1. Marte è un pianeta tendenzialmente rosso/arancio, se visto attraverso un telescopio ma, a mano a mano che ci si avvicina, tende a diventare un mondo “multicolore” – quasi “psichedelico”, come lo è la Luna, in certe sue regioni, sia allorché vista attraverso gli occhi delle Sonde che la fotografano, sia allorché ci si trova a camminare attraverso alcune zone (forse, un tempo, vulcaniche), così come appare da svariati frames Apollo 15, 16 e 17 e così come emerge dai dipinti dell’Astronauta Alan Laverne Bean;IMAGE-03
  2. Marte può anche essere un mondo “rosso/arancio”, ma il suo cielo è blu. Ci viene detto che DEVE (!) essere blu e non può essere altro che blu;
  3. Marte è un mondo luminoso, non tanto quanto lo è la Terra, ma quasi;
  4. Marte – infine – NON E’ quello che appare dai frames NASA.

Allora: vero o non vero che sia quanto dedotto nei punti da 1 a 4, anche noi, come Lunexit, abbiamo qualche precisazione da fare.
Non possiamo né vogliamo – ovviamente – metterci a fare i “censori” delle altrui opinioni e teorie, né siamo in condizione, altrettanto ovviamente, di offrire delle “Verità Assolute” ma…qualche “motivata” precisazione forse siamo in grado di farla…
La schematica propria delle esplicitazioni “per punti” ci piace ed è efficace e quindi la impiegheremo per puntualizzare (giustamente…) quanto da noi ritenuto, dopo aver – lo si ribadisce – AMPIAMENTE valutato e discusso la vexata quaestio.
Ed ecco i nostri 4 punti, ALTERNATIVI e NON CONCORRENTI rispetto ai 4 punti che, riteniamo, abbiano caratterizzato e caratterizzino la ricerca sul tema dei “Colori di Marte”, in Italia e nel resto del Mondo.
Allora, a nostro parere:

  1. Marte è un pianeta, si, tendenzialmente rosso/arancio, se visto attraverso un telescopio ma, a mano a mano che ci si avvicina, esso tende a diventare (ai nostri occhi) un mondo “multicolore” – quasi “psichedelico”… –, esattamente come lo è la Luna, e COME LO E’ LA TERRA! (la quale, dalla Luna – e da Marte – appare come un mondo TENDENZIALMENTE azzurro e bianco MA che, in realtà, allorché ci si avvicina ad essa, si arriva a scoprire che è MERAVIGLIOSAMENTE MULTICOLORE. (Morale: non sempre serve andare lontano per trovare delle evidenze oggettive a sostegno delle proprie ragioni, quali che esse sìano…);
  2. Marte è un Mondo che è caratterizzato da un fenomeno che noi chiamiamo Dominante Cromatica (ivi: “rosso/arancio”, la quale è conseguenza immediata e diretta delle sue condizioni atmosferiche) ed il suo cielo TALVOLTA è/appare – dal suolo – di un color celeste/azzurrino pallido (perché il Raleigh Scattering opera su Marte – riteniamo – allo stesso modo in cui opera sulla Terra) ma, DI REGOLA, esso dovrebbe essere di un color bianco/giallastro pallido all’orizzonte e, a mano a mano che si alza lo sguardo, sempre più scuro (oppure giallo/arancio allorché, ad esempio, si è verificata – oppure è in corso di accadimento – una tempesta di sabbia particolarmente intensa). In ogni caso, il cielo di Marte, all’alba, dovrebbe ragionevolmente tendere verso il rosa pallido mentre al tramonto – sempre di regola – dovrebbe tendere verso l’arancio/rosso vivo, con vaghi riflessi azzurro/celesti nelle immediate prossimità del disco solare;
  3. Marte è un mondo luminoso oppure – e tendenzialmente – buio? Ebbene, se i dati che la NASA ci rilascia fossero anche solo in minima parte corretti, allora la risposta al quesito sarebbe davvero semplice: Marte è un mondo piuttosto buio, il cui giorno pieno – come già scrivemmo parecchio tempo fa – potrebbe assomigliare un pò ad un luminoso crepuscolo terrestre.

Ora, prima di escludere qualsiasi ipotesi diversa da quella che già avete in mente, per favore, considerate questi dati e rifletteteci sopra: la distanza Marte/Sole al perielio è pari a circa 207 MKM; all’afelio, invece, è pari a circa 250 MKM; la distanza Terra/Sole, d’altra parte, al perielio è di approssimativamente 147 MKM mentre all’afelio è di circa 152.
Ne consegue che la Luminosità Media di Marte e della Terra (densità e condizioni atmosferiche a parte) – diamine – NON può essere la stessa! Assolutamente NO.
In realtà, noi non pensiamo che Marte sia un “dark planet” però, ad onor del vero, le ormai innumerevoli analisi dei frames superficiali che abbiamo eseguito ci confermano che la “luminosità” del paesaggio che emerge dai frames NASA è solo illusoria ed è determinata dal ricorso a pose di alcuni secondi nonché all’impiego di filtri/colore il cui primario (se non unico) fine è quello di “schiarire” ciò che appare nel frame.
E forse è anche a causa di questo tipo di riprese che, in un numero altissimo di frames, appaiono degli artifacts improbabili, delle ombre impossibili, degli equilibri assurdi e  dei rilievi che non riusciamo né ad afferrare né a spiegare compiutamente; forse questo accade (anche) a causa di un enorme contrasto fra quelle che sono le parti in luce di queste surface features in rapporto a quelle che sono le loro porzioni in ombra.
Una parziale conferma di quanto stiamo esponendo i questo punto la potete trovare, ad esempio, in due tipologie classiche di immagini:

  1. le immagini Front e Rear HazCam provenienti dai MER Spirit ed Opportunity e relative a zone superficiali di Marte, dove il centro effettivo (o la regione centrale, se volete) del quadrante ripreso è netto/a e luminoso/a, mentre le estremità (superiori ed inferiori, nonché i bordi) sono SEMPRE più scure/i ed indefinite/i;
  2. le immagini del Cielo di Marte ci mostrano una – riteniamo – ELEVATA ed inequivocabile LUMINOSITA’ PROSSIMA ALL’ORIZZONTE la quale, a mano a mano che lo “sguardo” dei MER sale, diventa sempre più bassa.
  3. Marte NON E’, effettivamente, il pianeta che la NASA ci mostra, ma NON E’ NEPPURE il pianeta che “l’Inconscio Collettivo” si è prefigurato ed immagina. Forse che “vuole”…

 

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Che dire, a questo punto?
E’ evidente che le informazioni disponibili (al pari delle speculazioni che potremmo fare e delle teorie, più o meno valide, che potremmo creare o riportare) sono innumerevoli.
E questa Materia – la quale è assolutamente seria e ben lungi dall’essere semplice – è pure stata inquinata da montagne di colossali sciocchezze propinate da improvvisati ricercatori, astronomi dilettanti, appassionati di scienza estrema e di scienza di confine nonché (ahinoi!) da cialtroni ed incompetenti veri e propri.
Ok: that’s the game, direbbero in America. “Fa parte del gioco” anche questo, diciamo noi.
Ma il fatto essenziale è che ci troviamo, dall’inizio della nostra “chiacchierata”, davanti ad una domanda (Quali sono i Colori Veri di Marte?) e che non esiste, al momento, alcuna risposta chiara, esaustiva e non ambigua.
Esistono tanti indizi, qualche ipotesi e poche (anzi: pochissime!) certezze.
Dunque adesso proveremo a vedere quali sono le “certezze” disponibili (il che, come inizio – per qualsiasi ricerca – non è affatto male…):
Le certezze sono – a nostro parere – le seguenti:

 

  1. NON ESISTE un colore univoco, né sulla Terra, né su Marte, né nel resto dell’Universo, poiché la percezione del colore è un dato soggettivo IN ASSOLUTO e quindi cambia da Osservatore ad Osservatore, in ragione della sua età, capacità visiva, abitudine, stato di salute etc. (esempio: se supponiamo di avere, più o meno, 5 miliardi e mezzo di individui sulla Terra, questo vuol dire che avremmo 5 miliardi e mezzo di DIFFERENTI PERCEZIONI DEL COLORE!);
  2. Il COLORE di un Corpo Celeste NON E’ un elemento A SE’ STANTE, anzi: esso è il risultato della combinazione di molteplici fattori (esempio: distanza del Corpo Celeste considerato dalla Sorgente Maggiore; esistenza e qualità dell’atmosfera; condizioni meteo etc.);
  3. Il COLORE di un Corpo Celeste è un elemento che, se interpretato correttamente, ci può anche fornire delle preziose INFORMAZIONI sulla Storia, passata, presente e futura, del Corpo Celeste di riferimento; sulla sua Geologia e sul suo Clima;
  4. Il COLORE di un Corpo Celeste, alla resa dei conti, è un ELEMENTO ottenibile in via STATISTICA (ad esempio: se su un campione di 1000 soggetti che vengono invitati a guardare Marte attraverso un telescopio e ad esprimere un’opinione sul suo “colore dominante”, una volta terminata l’osservazione 955 di loro ci dicono che Marte è “Arancio Rossastro”, 40 che è “Marrone” e 5 che è “Verde e Bianco”, noi attribuiremo a Marte il colore “Arancio Rossastro” esclusivamente su base statistica – perché la “percezione” della maggioranza (in generale), è la “percezione corretta” (di regola). E questo colore, sarà il COLORE VERO di Marte (VERO = PERCEPITO dalla MAGGIORANZA degli Osservatori).

Le incertezze maggiori, invece, potrebbero essere queste:

  1. Per quale motivo, anche attraverso semplici fotografie ottenute mediante telescopi posizionati a Terra, in un’ampia serie di casi, i colori dei Corpi Celesti in generale – e di Marte in particolare – appaiono così DIVERSI?
  2. Perché, a parità di condizioni di osservazione (ad esempio: fotografie di Marte ottenute dall’Hubble Space Telescope – e quindi fotografie riprese DALLO Spazio – e fotografie di Marte ottenute da altre Sonde durante la loro fase di crociera verso Marte stesso o dalla sua orbita – ergo si tratta sempre di immagini riprese DALLO Spazio), la superficie di questo Pianeta mostra delle “dominanti cromatiche” – a volte, se non spesso – MOLTO diverse?
  3. Perché le fotografie della superficie di Marte e del suo cielo, così come ottenute dal suolo del Pianeta durante le varie Missioni NASA (dai Viking Landers ai MER Spirit ed Opportunity), NON offrono MAI o QUASI MAI colorazioni COERENTI ed UNIVOCHE?
  4. Perché è così difficile rispondere ad un interrogativo che, quantomeno in teoria, è di una SEMPLICITA’ sconcertante?

 

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Qualche Conclusione

Se ammettiamo che il “colore vero” di qualsiasi oggetto, in fondo, è una questione risolvibile in via statistica, allora – proprio utilizzando i dati fotografici (e relativi derivati statistici) in nostro possesso, nonché le conoscenze acquisite attraverso lo studio e, last but not least, la Logica ed il Buon Senso – possiamo provare davvero a tracciare un (riteniamo e speriamo “credibile”) Identikit Cromatico di Marte:

  1. Marte, dalla superficie (diciamo dall’Equatore e sino a medie Latitudini), dovrebbe offrirci (di regola ed anche in pieno giorno – di certo in Inverno, molto probabilmente – e per la maggior parte – della Primavera e dell’Autunno e, forse, anche all’inizio e verso la fine dell’Estate) delle visioni crepuscolari – con ciò intendendosi il fatto che, anche nelle ore diurne, il panorama superficiale Marziano non si dovrebbe mai mostrare particolarmente luminoso;
  2. dalle medio/alte Latitudini e sino ai Poli, quindi, Marte dovrebbe diventare un Mondo (realmente) “scuro” in cui, anche in pieno giorno, le stelle più brillanti rimarrebbero ben visibili (guardando verso lo Zenith dell’Osservatore) e dove la parte più brillante del cielo dovrebbe essere quella che si pone a ridosso dell’orizzonte e sino ai 15/20°;
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  3. da una certa distanza, Marte (così come la Terra, Venere, la Luna etc.) mostra all’Osservatore il suo “colore (vero) dominante”; ma a mano a mano che ci si avvicina ad esso, questo colore dominante può, in tutto od in parte (e, nel caso di Marte, riteniamo “in parte”), risolversi in una gamma di colori che attraversano tutto lo spettro della luce visibile. Questo vuol dire che, mentre camminiamo su Marte, avremo occasione di imbatterci in rocce grigie o biancastre; in ciottoli azzurri e verdi; in massi e macigni arancioni, gialli o rossi, anche se la parte più lontana del paesaggio che ci troveremo ad attraversare sarà sempre quella di un mondo prevalentemente color arancio/giallo ocra e marrone. E’ questa una peculiarità di Marte? No. Provereste una sensazione simile (contrastata dal cielo, che sulla Terra è blu intenso, mentre su Marte dovrebbe essere bianco/giallastro – nelle ore più luminose – e color cenere con riflessi ocra nelle ore serali e del primo mattino) anche se Vi trovaste a camminare attraverso il Deserto del Sahara, o sull’Altopiano di Atacama, o nelle prossimità di un vulcano in eruzione, o all’interno della Monument Valley o, infine, in qualche area rocciosa e desertica tipica dell’interno dell’Australia.
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E non dimenticate che, anche alle nostre latitudini (ed in special modo al Sud del nostro Paese) può accadere – come è accaduto, anche di recente – che, a seguito di grandi tempeste di sabbia occorse sul Maghreb, i venti arrivano a trasportare nei nostri cieli – ed a quote elevate – dei grandi quantitativi di sabbia (prelevata dal Deserto Algerino o Libico) la quale non solo COLORA di GIALLO – letteralmente – il cielo (e la pioggia), ma anche conferisce – nel contempo e grazie alla luce del Sole – un tono giallo/aranciato all’intero paesaggio sul quale il fenomeno si verifica.
Insomma: volendo, l’effetto della Dominante Cromatica Marziana, lo possiamo trovare e vedere anche qui, sulla Terra, in svariate Regioni del Mondo e, alle volte (sebbene raramente), pure in Italia.
Ma queste riflessioni non ci devono portare a credere che, in fondo, Marte e la Terra sono realmente “Pianeti Gemelli”, poiché non è vero.
Certo, esistono delle somiglianze (più nell’Immaginario Collettivo che nei fatti, a dire il vero…), ma esse sono di gran lunga sopravanzate dalle diversità.
Marte, ad esempio – e caso mai qualcuno se ne fosse dimenticato – orbita in quella porzione di Sistema Solare che ci segnala, in un certo senso, la linea di confine fra gli Spazi “Temperati” Interni e le Regioni “Fredde” Esterne, note anche come “Regioni della Notte Eterna” (e Marte, in un certo senso, segna esattamente la fine della “Zona Temperata” e l’inizio della “Zona Fredda”).
Marte, anche se la sua atmosfera – alle volte – ci appare ciclopicamente turbolenta, è un mondo molto più “tranquillo”, da un punto di vista climatico, del nostro Pianeta Blu.
Marte non è solo e sostanzialmente secco ed asciutto, ma è pure freddo, molto freddo (…“gelido”, di fatto…) per sostenere Forme di Vita di “Tipo Terrestre”. Esso, per piante ed animali di “Tipo Terrestre”, è stato ed è (e, molto probabilmente, sarà sempre) ostile ed inospitale.
E si potrebbe andare avanti con le differenze, dalle più blande, a quelle più estreme. Ma non servirebbe.
Perché?
Perché, al di là di qualsiasi evidenza (anche la più grande ed inoppugnabile) che noi potessimo portare ora, in questa sede, a sostegno e conferma della ENORME DIVERSITA’ esistente fra il Pianeta Blu ed il Pianeta Rosso, il risultato finale non cambierebbe comunque.
L’Uomo continuerebbe a cercare l’Affinità: sempre e comunque.
Se necessario, anche a capo chino, o alla cieca, o contro l’evidenza più schiacciante.
Perchè noi Umani siamo fatti così; siamo stati “fabbricati” (in un certo senso…) così: noi cerchiamo sempre “contatti” e “similitudini”.
A volte (anzi: SPESSISSIMO!) le cerchiamo anche “forzando” e “deformando” i dati in nostro possesso: oltre ogni misura, oltre ogni razionalità ed oltre ogni logica e ragionevolezza.
Ma questo atteggiamento è umano, in fondo.
E’ scusabile.
E lo è poiché è nella nostra Natura più profonda che giace l’Idea di cercare, ovunque – sulla Terra e nel Cosmo – le similitudini e le somiglianze: lo sappiamo.
Fa parte di noi e fa parte, forse, anche del nostro Destino in quanto “Specie”.
Ma non bisogna esagerare.
Infatti, se tutti noi “Umani” vogliamo davvero iniziare a muovere qualche piccolo passo “verso l’esterno”, sia di noi stessi, sia della nostra meravigliosa “Biglia Blu”, allora – se non altro a nostro parere – è giunto il momento di iniziare a guardare tutte le cose di questo Mondo e degli altri che verranno (a cominciare da Marte) per quello che sono realmente e NON per quello che noi vorremmo che fossero.
E fra queste “cose” che necessitano di Verità ed Obbiettività, un posto di assoluto rilievo lo vorremmo dare anche ai “Colori”…

Warning:   
Questo articolo non ha pretesa alcuna di Scientificità Assoluta.
Esso è il risultato finale di alcune estrapolazioni logiche le quali sono state derivate dal suo Autore a seguito dei propri studi, della propria competenza e sensibilità e, in parte, a seguito di una serie di interviste occorse con Specialisti in Oftalmologia ed Oculistica i quali, agendo nei limiti dell’attuale Normativa sulla Privacy e senza violare il rapporto di confidenzialità esistente fra Dottore e Paziente, gli hanno fornito un campione statistico sulla percezione della luce e dei colori ottenuto attraverso l’analisi di 14.912 pazienti (5991 nel Nord Italia; 3124 nel Centro Italia e 5797 nel Sud Italia), a cavallo fra gli Anni 2002 e 2006.
Per il resto, si tratta solo di deduzioni, ipotesi e speculazioni.

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