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UN FALSO ATTENTATO DA ATTRIBUIRE ALL’IRAN? di Maurizio Blondet

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Gli assassini sono entrati facilmente nel compound americano (un posto di polizia misto con gli iracheni) perché vestivano uniformi militari USA, guidavano gipponi neri americani fiammanti (come i gruppi di mercenari americani e i commandos americani) e parlavano un perfetto inglese-americano.
Immediatamente, non è parso un tipo d’incursione consueto per i guerriglieri locali.
Secondo un agente iracheno che aveva lasciato passare il convoglio attraverso un vicino posto di blocco, uno degli aggressori era biondo.
«La precisione dell’attacco, i materiali usati e l’uso di esplosivi per distruggere i veicoli militari nel compound indicano che l’aggressione era stata provata e riprovata prima di essere eseguita», ha dichiarato il tenente colonnello Scott Bleichwehl.
«Gli aggressori sono andati dritti nella zona del comando provinciale dove si trovavano gli americani, oltrepassando il luogo dove stavano i poliziotti iracheni».
Ed ha sottolineato «l’alto livello di coordinazione» degli attaccanti, e «la sofisticazione dell’attacco». (1)
Il 31 gennaio, la CNN lancia una «breaking news»: il Pentagono crede che gli autori dell’attentato possano essere iraniani. (2)
Un commando ben addestrato dei «Guardiani della Rivoluzione», precisano due fonti anonime, che ha voluto vendicare il sequestro dei diplomatici iraniani che gli americani hanno compiuto ad Erbil l’11 gennaio precedente.
Il generale Raymond Odierno, subito intervistato da USA Today, dichiara che l’Iran sta fornendo armi alle «milizie irachene» come razzi katyusha ed RPG: e dice che si potranno dare le prove della provenienza di queste armi dai loro numero di serie.
Difficile credere alla «breaking news»: dopotutto, i diplomatici iraniani sono ancora vivi e in mano americana, e l’azione dei commandos rischia di esporli a ritorsioni.
Inoltre, il diffusore della notizia CNN è Wolf Blitzer, un giornalista israelita con ben noti collegamenti con l’AIPAC (American-Israeli Political Committee) e con il JINSA (Jewish Institute for National Security Affairs).
Infine, iraniani con un così alto livello di sofisticazione e coordinazione sembrano una novità.
A nessuno viene in mente un altro servizio con tale sperimentata abilità, ben capace di fornirsi di mimetiche USA, con membri che parlano bene l’inglese – americano, qualcuno anche biondo, con una perfetta conoscenza dei luoghi, ed esperti di attentati false flag?

Nel novembre 2006 avvenne un attentato simile: due soldatesse americane dei Marines sgozzate e i corpi gettati in una discarica.
Le due donne stavano indagando l’origine di alcuni IED («Improvised Explosives Devices»), ossia di quegli ordigni esplosivi lasciati a lato strada che infliggono gravi perdite alle forze USA.
Da qualche tempo infatti simili ordigni apparivano più sofisticati e complessi: conformati a carica cava, con telecomandi elettronici, ed altre caratteristiche tecniche insolite.
Il sospetto era che fossero iraniani.
Ma almeno alcuni dei nuovi IED, risultò, avevano coperchi di uranio impoverito (per una maggiore penetrazione), di cui pare improbabile disponga l’Iran.
Invece, sembra che le due soldatesse avessero fatto risalire quei coperchi alla «Rafael», famosa ditta israeliana d’armamento.
E fra i soci-proprietari della Rafael figura la Zapata Engineering, con sede in North Carolina, Tel Aviv e Hawaii.
E la Zapata Engineering è una consociata della Zapata Oil Company, un’azienda collegata a Bush padre, e a quanto suggerisce Wikipedia, ad operazioni della CIA. (3)
Domanda: qual è il servizio che dispone di assassini professionali (kidon) ben capaci di sgozzare due soldatesse americane troppo intelligenti?
Varrà la pena di ricordare ciò che il generale Leonid Ivashov disse qualche giorno fa, prevedendo l’attacco americano all’Iran: «Fra qualche settimana, vedrete la macchina della guerra dell’informazione cominciare a lavorare…occorrerà una provocazione…».
Scrive il Guardian, infatti: «Ci si attende che funzionari USA a Baghdad e a Washington rivelino un dossier d’intelligence segreto con le prove della presunta complicità dell’Iran contro le truppe americane in Iraq…un segno di più che l’amministrazione Bush sta costruendo un casus belli».
«Il portavoce del Dipartimento di Stato Sean McCormack ha dichiarato questa settimana che l’amministrazione ha un corpo di indizi che implicano l’Iran contro la minoranza sunnita… ‘Ne stiamo continuamente accumulando’, ha detto al New York Times». (4)

La divulgazione del rapporto di intelligence anti-Teheran viene però ritardata: a causa, ha riferito il Los Angeles Times, di «divergenze interne sulla credibilità delle prove».
Cautela necessaria dopo le «prove» delle armi di distruzione di massa di Saddam esibite all’ONU da Colin Powell per giustificare l’invasione, e ancor più dopo che senatori repubblicani si sono uniti ai democratici per dissuadere Bush da nuove avventure.
Intanto a Washington tiene conferenze-stampa un neonato «Iran Policy Committee», il cui portavoce Alireza Jafarzadhe, un membro del gruppo guerrigliero MEK (Mujaheddin El-Khalk), che ha combattuto contro l’Iran, ha detto: «La forza Al-Quds delle Guardie della Rivoluzione iraniana stanno intensificando il terrorismo e istigando la violenza settaria in Iraq».
Dev’essere il comitato di esuli iraniani caldeggiato e allestito da Michael Leeden, che da sempre preme per un «regime change» a Teheran.

Note
1) «All eyes on Iran after false flag attack in Karbala», Winterpatriot, 31 gennaio 2007.
2) «CNN breaking News», 31 gennaio 2007.
3) Tom Heneghan, «Back-Breaking News», 14 novembre 2006.
4) Simon Tisdall, «Bush spoiling for a fight with Iran», Guardian, 31 gennaio 2007.

(Tratto da www.effedieffe.com)

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