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Una “bomba tsunami” testata al largo della Nuova Zelanda

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Segnaliamo questa notizia tratta dalla stampa main stream (il Daily Telegraph e, in Italia, il Corriere), relativa ad uno dei primi esperimenti di geoingegneria, che avevamo già riportato su Nexus New Times n° 24, cioè… ben 13 anni fa! [Nota di Nexus Edizioni]

SYDNEY – Gli Stati Uniti e la Nuova Zelanda hanno condotto test segreti su una “bomba tsunami” progettata per distruggere le città costiere utilizzando esplosioni sottomarine per innescare enormi onde di marea.  I test furono effettuati nelle acque circostanti la Nuova Caledonia e Auckland durante la seconda guerra mondiale e dimostrarono che l’arma era fattibile e che una serie di dieci grandi esplosioni in mare darebbero potenzialmente origine a uno tsunami alto dieci metri in grado di inondare una piccola città.

L’operazione top secret, nome in codice “Progetto Seal”, servì a testare questo dispositivo da fine del mondo come un possibile rivale della bomba nucleare. Circa 3.700 bombe sono state esplose durante gli esperimenti, dapprima in Nuova Caledonia e poi nella penisola di Whangaparaoa, vicino a Auckland. I piani sono venuti alla luce nel corso della ricerca di un autore e regista neozelandese, Ray Waru, che ha esaminato i documenti militari sepolti negli archivi nazionali.

«Presumibilmente, se la bomba atomica non avesse funzionato altrettanto bene quanto ha fatto, avremmo “tsunamizzato” le popolazioni», ha affermato Waru.

«È stato assolutamente stupefacente. Prima di tutto il fatto che qualcuno se ne fosse uscito con l’idea di sviluppare un’arma di distruzione di massa basata su uno tsunami … e poi che la Nuova Zelanda sembra averla sviluppata con successo fino al punto in cui avrebbe potuto funzionare».

Il progetto fu lanciato nel giugno 1944, dopo che un ufficiale navale USA, E.A. Gibson, notò che le operazioni di brillamento per eliminare le barriere coralline intorno a isole del Pacifico producevano talvolta una grande onda, facendo sorgere la possibilità di creare una “bomba tsunami”.

Waru ha sostenuto che il test iniziale fu positivo, ma il progetto fu poi accantonato all’inizio del 1945, sebbene le autorità della Nuova Zelanda abbiano continuato a produrre relazioni sulle sperimentazioni fino agli anni cinquanta. Gli esperti avevano concluso che le singole esplosioni non erano abbastanza potenti mentre una bomba tsunami ben riuscita avrebbe richiesto circa 2 milioni di chilogrammi di esplosivo disposti in linea a circa cinque miglia dalla costa.

«Se lo si mettesse in un film di James Bond lo si vedrebbe come una fantasia, ma era invece una cosa reale», ha dichiarato.

«Mi sono imbattuto sul rapporto soltanto perché lo stavano ancora vagliando, quindi era parcheggiato sulla scrivania di qualcuno [presso gli archivi].»

Quarant’anni dopo il test congiunto, la Nuova Zelanda aveva fatto fronte a un collasso spettacolare dei suoi legami di sicurezza con gli Stati Uniti dopo che aveva vietato l’ingresso di navi con armi nucleari nel suo territorio, nel corso degli anni ottanta. La controversia portò gli Stati Uniti a degradare le loro relazioni con la Nuova Zelanda dal livello di “alleato” a quello di “amico”.

Nel suo nuovo libro Secrets and Treasures, Waru rivela altre insolite scoperte provenienti dagli archivi, comprese le registrazioni del Dipartimento della Difesa su migliaia di avvistamenti di oggetti volanti non identificati da parte di cittadini, personale militare e piloti commerciali.

Alcuni dei resoconti sulle luci in movimento nel cielo includono disegni di dischi volanti, descrizioni di alieni che indossano maschere da “faraone” e presunti esempi di scrittura extraterrestre.

Traduzione per Megachip a cura di Pino Cabras.

Fonte originale: http://www.telegraph.co.uk

Nota di Megachip

Un riferimento agli esperimenti al largo della Nuova Zelanda citati nell’articolo di The Telegraphè contenuto anche nel saggio del generale Fabio Mini intitolato «Owning The Weather: la guerra ambientale è già cominciata», pubblicato su sulla rivista Limes n° 6-2007.

Articolo di Jonathan Pearlman

Fonte italiana: megachip.info

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