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Una mappa degli Urali troppo antica…

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Secondo l’agenzia di stampa russa Pravda, alcuni scienziati della Bashkir State University, negli Urali meridionali, stanno analizzando le proprie scoperte relative ad una misteriosa lastra di pietra che reca incisa una dettagliata mappa orografica; la stanno esaminando sin da quando, nel luglio del 1999, l’hanno prelevata dal villaggio di Chandar, vicino ad Ufa.

Il Professor Alexander Chuvyrov, a capo del gruppo specialistico di cartografi, geologi, fisici e chimici, ritiene di aver scoperto la prova dell’esistenza di un’antica ed assai evoluta civiltà – prova che sfida le convenzionali convinzioni sulla storia dell’umanità.

Tanto per cominciare, la mappa orografica non è stata eseguita manualmente, ma tramite un antico strumento di incisione della pietra; così come rilevato dall’analisi a raggi X, essa è stata lavorata con strumenti di precisione ed inoltre raffigura una visuale che ha potuto essere tracciata soltanto con l’ausilio di una ricognizione aerea.

Le dimensioni della lastra sono state determinate dopo che fu riportata alla luce dal retro di una casa del villaggio, e sono: 148 cm x 106 x 16 cm. Gli scienziati, dopo averla ripulita in laboratorio, hanno compreso di aver scoperto una mappa orografica (o piano) tridimensionale della regione di Ufa in scala 1:1,1 chilometri.

Essa, oltre a mostrare elementi identificabili quali fiumi e canyon, raffigura anche opere di irrigazione ed ingegneria civile, fra cui sistemi di canali dell’ampiezza di 500 metri e della lunghezza totale di circa 12.000 chilometri, nonché 12 dighe, ciascuna ampia dai 300 ai 500 metri, lunga circa 10 chilometri e profonda 3, per la cui costruzione sarebbe stata necessaria la movimentazione di oltre un quadrilione di metri cubici di terra. La lastra è costituita da tre strati: un primo di base, dello spessore di 14 cm, di dolomite dura, un secondo strato di vetro diopside, di composizione ignota alla scienza moderna, ed un terzo strato superiore, dello spessore di 2 mm, di porcellana di calcio per proteggere la mappa dagli urti.

Gli scienziati, allo scopo di determinare l’età della mappa, hanno eseguito analisi al radiocarbonio ed analizzato gli strati con un cronometro all’uranio, tuttavia i risultati non sono stati conclusivi. Inizialmente essi hanno pensato che il reperto potesse avere 3.000 anni, ma in seguito hanno scoperto, incastonate nella lastra, due conchiglie di una specie di crostacei esistita 500 e 120 milioni di anni fa – sebbene ciò non confermi che la mappa risalga effettivamente a quell’epoca.

La lastra inoltre contiene iscrizioni scritte in una lingua geroglifico-sillabica sconosciuta. Gli scienziati dapprima hanno pensato che la scrittura potesse essere una qualche forma di Cinese Antico poiché, nel 1995, il Professor Chuvyrov aveva esaminato le scritture lasciate dall’antico popolo cinese nel corso di possibili migrazioni verso la Siberia e gli Urali, tuttavia le loro ricerche di archivio hanno smentito questa ipotesi e la scrittura resta indecifrata.

Gli scienziati stanno considerando l’idea che la lastra sia soltanto un frammento di una mappa assai più grande, che stimano avere avuto le dimensioni di 340 x 340 metri e che è possibile che raffigurasse l’intera superficie del pianeta; ipotizzano che con tutta probabilità essa fosse situata nella gola della Sokolinaya Mountain ma che venne frantumata durante l’ultima era glaciale e le sue lastre si depositarono a Chandar ed in altri siti della regione di Ufa; continuano le ricerche di altre lastre e frammenti, che potrebbero agevolmente contarsi a centinaia.

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