del Dr. Stefano Scoglio, Ph.D.


Il caso Di Bella, è stato l’ultimo e più eclatante sintomo della grave situazione in cui versa l’approccio ufficiale alla terapia dei tumori. Della terapia Di Bella si possono avere opinioni diverse, ma quello che non si può disconoscere è che il professore siciliano, di fronte alla inutile e distruttiva violenza della chemioterapia, ha gridato forte e in maniera irreversibile: “il re è nudo”!

Il caso Di Bella ha modificato radicalmente la percezione pubblica del problema tumori soprattutto perché, ancora prima della sua messa in discussione dei principi teorici che sottostanno all’approccio chemioterapico, ha mostrato alla vasta audience di giornali e televisione come migliaia di malati di cancro, stanchi di fungere da agnelli sacrificali sull’altare degli interessi farmaceutici multinazionali, abbiano finalmente trovato il coraggio di dire basta, e di cercare strade meno distruttive e più efficaci.

L’esplosione del caso Di Bella, che l’anziano professore ha dovuto pagare subendo attacchi indecorosi ed evidenti manipolazioni della sperimentazione clinica, ha avuto il merito di porre alla coscienza pubblica il seguente quesito: come mai tante persone sono disposte a scendere in piazza per questo “stregone” (così è stato trattato, nonostante una vita dedicata alla scienza e all’accademia ufficiali), se è vero che ormai oltre il 50% dei tumori sono curati dalla chemioterapia, e addirittura, come sostengono gli oncologi ufficiali, si arriva quasi all’80% di guarigioni se il tumore viene preso in tempo? Davvero queste migliaia di malati di cancro che si rivolgono a Di Bella o ad altre terapie alternative sono tutti pazzi o stupidi?

C’è qualcosa di marcio in Danimarca.

Da un lato siamo bombardati tutti i giorni da messaggi mediatici sui trionfi dell’oncologia chemioterapia, e sulle “magnifiche sorti e progressive” della lotta chimica ai tumori.

Dall’altro, chissà perché, tutti gli ammalati di tumore che conosciamo, famigliari, amici e conoscenti, che si sono curati con la chemioterapia soltanto (a meno che, di nascosto dai medici, non abbiano svolto in parallelo cure alternative) quasi mai si salvano, e quasi sempre, anche quando sono dichiarati guariti, finiscono per morire qualche anno dopo di un altro tipo di tumore.

Uno dei segreti sta in un piccolo trucco che viene utilizzato nel confezionare le statistiche sulle guarigioni da tumore: le statistiche ufficiali vengono limitate al breve periodo, o addirittura al momento della dismissione del paziente dall’ospedale.

In questo modo, una chemioterapia che abbia distrutto, ad esempio, un tumore al seno, viene inclusa tra i successi se al momento della cessazione della chemioterapia il tumore al seno è stato eliminato, anche se magari il paziente muore l’anno successivo di un tumore all’utero, o sempre di tumore al seno ma in un centro oncologico diverso da quello di origine.

Il tragico paradosso delle statistiche ufficiali sui tumori viene spiegato molto bene dallo stesso Di Bella: ”Se una persona viene dimessa dall’ospedale si dice che è in remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un’altra volta. Se ogni dimissione viene considerata un dato positivo, i conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una sola volta si avrà il 90% di guarigioni e il 10% di mortalità.”

Ci sono altri trucchi statistici che vengono utilizzati per sostenere la balla dei trionfi della chemioterapia: ad esempio, la cifra del 50% di guarigioni si ottiene facendo la media tra l’87% di guarigioni del tumore al testicolo, e il 10-12% di guarigioni del tumore ai polmoni; il trucco sta nel nascondere il fatto che i malati in un anno di tumore al testicolo sono 2.000, mentre quelli del tumore ai polmoni sono oltre 40.000!

Il normale (ed economicamente conveniente) modo di pensare della dominante medicina chemiotossica è per compartimenti stagni. Un paio di anni fa ci fu molto rumore su tutti i giornali per un nuovo farmaco, il tamoxifen, capace di bloccare l’insorgenza del tumore al seno; i ricercatori che lo realizzarono, entusiasti del loro ritrovato, dichiaravano candidamente che l’unico effetto collaterale era che aumentava significativamente il rischio di tumore all’utero!

Sembra una barzelletta, ma è la verità!

Certo, la gran parte delle persone si fidano ancora delle promesse e statistiche ufficiali.

In fondo, molti pensano, aumentare anche solo di pochi anni la sopravvivenza di una persona è già qualcosa. Ma a parte il prezzo di sofferenza che i pazienti della chemioterapia devono pagare, non esiste controprova a tale argomento, dato che non è possibile verificare se il malato di tumore sottoposto a chemioterapia non avesse potuto sopravvivere anche più a lungo senza la chemioterapia.

Di fatto, quando questa valutazione è stata fatta, si è visto che sopravvivono più a lungo i pazienti che non si sottopongono a chemioterapia né ad alcun altro trattamento.

Inoltre, l’argomento vale solo per chi non sappia o non voglia sapere che ci sono mezzi molto più efficaci e meno invasivi di combattere il tumore; e per chi si ostini a non capire che il prezzo della chemioterapia è quello di rendere assai più difficile curare il tumore la seconda volta che si manifesti nella stessa o in altre forme.

Già, perché al di là delle varie forme che assume, il tumore è uno, e la sua frammentazione in tanti specifici tumori differenti non fa che oscurare il fondamento sottostante tutti i tumori, e che ha a che fare con lo squilibrio dell’individuo nella sua interezza di psiche ed energia metabolico/immunitaria.

La crescente schiera di chi cerca alternative all’approccio chemiotossico comincia a imparare che le terapie fitoterapiche e nutriterapiche funzionano, e che molte erbe o superalimenti particolari (alghe, funghi, germogli, etc.) contengono numerosi e potenti principi antitumorali.

Quello che accomuna tutte le forme di terapie naturali, è l’idea che nessuna terapia che vada contro il fondamento vitale dell’uomo, contro l’innata capacità immunitaria e autoregolatrice del nostro organismo, può veramente funzionare.

Ci sarebbe anche da parlare del ruolo che la psiche svolge nella prevenzione e guarigione del tumore, sicuramente essenziale, e su cui si può lavorare sia attraverso strumenti psicoterapici sia attraverso veri e propri interventi di “psichiatria ortomolecolare” (o nutrizionale).

Non possiamo dilungarci qui su questo tema, ma anche qui quel che è certo è che l’insensibilità di molti oncologi, che sparano sui malati condanne a morte con estrema facilità, deriva anche dalla sottovalutazione che la mente gioca nello sviluppo della malattia.

È spesso impossibile intervenire simultaneamente su soma e psiche, soprattutto perché manca ancora una teoria e pratica compiuta dell’approccio psicoterapico al tumore (anche se l’approccio sviluppato dal dr. Hammer probabilmente rappresenta oggi la forma più avanzata di tale approccio).

Anche quando non sia possibile fare altro, è comunque certamente importante evitare atteggiamenti terroristici e disperati, e offrire al malato un sostegno morale e la convinzione che, se vuole, può guarire.

Tuttavia, per decenni si sono avuti significativi successi sulle patologie tumorali anche solo attraverso adeguati interventi fitoterapici. Si può spiegare questo con il fatto che il tumore, come d’altronde tutte le malattie, è una condizione complessa costituita da fattori fisici, mentali e spirituali, e che giunge a maturazione solo con il concorso di tutti i fattori necessari.

In altre parole, è come se esistesse una soglia al di sotto della quale il tumore permane sempre latente, un rischio che non si concretizza se non appunto superando tale soglia.

E perché tale soglia sia oltrepassata non basta che ad esempio l’individuo non trovi più senso nella propria vita (fattore che a mio avviso gioca un ruolo più importante di quel che comunemente si ritiene nello sviluppo dei tumori), perché se a tale condizione psicoetica non si aggiungono anche determinate condizioni nutrizionali, ossidative, infiammatorie e di decadimento immunitario, quella condizione rimarrà probabilmente un malessere esistenziale comune a molti, possibilmente foriero anche di trasformazioni positive.

Per spiegare la cosa da un altro punto di vista, si dirà che anche i fattori psicospirituali si manifestano in un modo piuttosto che in un altro quando i canali della loro manifestazione somatica siano alterati in un determinato modo e in misura sufficiente.

Ecco perché una terapia fitonutrizionale che sia davvero in grado di normalizzare lo stato immunitario e le capacità antiossidanti e antinfiammatorie dell’organismo può fare una differenza sostanziale nella possibilità di guarire dal tumore, anche bloccando la manifestazione dei fattori psichici in modi fisiologicamente patologici.

Che la psiche svolga un ruolo essenziale nel tumore è chiaramente visibile anche nel fatto che laddove non ci sia volontà o speranza di guarire da parte del paziente, ogni intervento finisce per essere inutile (ecco perché la terapia naturale deve comunque associarsi almeno a costanti iniezioni di fiducia al malato, quando non sia possibile aiutare il malato a comprendere i fattori psicologici ed esistenziali che possono averlo condotto al tumore).

E tuttavia, laddove ci sia anche una piccola volontà e speranza di vivere, un’adeguata terapia fitonutrizionale può rendere normale il guarire naturalmente dal tumore, cosa che oggi vogliono farci ritenere impossibile o puramente miracoloso (vedi i medici che preferiscono spedire il malato a Lourdes piuttosto che permettergli di curarsi naturalmente).

Come lo stesso prof. Di Bella ha ripetutamente spiegato, una adeguata terapia del tumore deve lavorare su due fronti sinergici: da un lato l’attacco diretto, ma dolce e con il minimo di effetti collaterali tossici, alla capacità di riproduzione e proliferazione delle cellule tumorali, che nella terapia Di Bella, possiamo dire semplificando, viene svolta dalla somatostatina e dalla melatonina.

Dall’altro la nutrizione ed il sostegno al sistema immunitario del paziente e alla sua capacità antiossidante e antinfiammatoria, che nella terapia di Bella viene svolta dal mix di integratori alimentari (vit. A, E, C, selenio-metionina, carotenoidi, etc.). Si tratta di un dato teorico generale importante, e in fondo già patrimonio di tutte le tradizioni curative naturali.

Per certi versi possiamo dire che tutte le erbe, anche se in concentrazioni diverse, contengono sostanze antitumorali e sostanze nutrizionali, e nella gran parte dei casi la stessa distinzione tra i due tipi di sostanze non regge, dato che sostanze nutrizionali come le vitamine, i minerali e i caroteni, che si definiscono nutrizionali proprio in quanto si suppone che la loro azione terapeutica avvenga indirettamente tramite la mediazione dei loro effetti sul sistema immunitario, svolgono in realtà anche azioni antitumorali dirette.

Questa flessibilità intelligente dei nutrienti naturali è solo uno dei vantaggi della nutriterapia naturale rispetto a quella “artificiale” (che fa uso di integratori nutrizionali di sintesi). L’altro grande vantaggio è l’efficacia assolutamente superiore dei nutrienti naturali, che si basa sul fatto della loro elevata assimilabilità e biodisponibilità, contro la scarsa assimilabilità e attività organica dei nutrienti di sintesi.

Certo, l’integratore di sintesi, il multivitamico così come la singola vitamina isolata e concentrata, dà al medico l’illusione di poterne dosare meglio e a suo piacimento la concentrazione e l’attività, ma si tratta appunto di un’illusione, perché nessuno sa esattamente cosa succede nell’organismo quando vi si immette un finto nutriente di sintesi, e di una illusione pericolosa, perché annulla la possibilità di fornire all’organismo malato veri nutrienti naturali, assimilabili ed efficaci.

Ci sono diversi studi che dimostrano l’azione antitumorale del betacarotene, ma quegli stessi studi hanno dimostrato che il betacarotene di sintesi, anche quando estratto ed isolato da fonti naturali, lungi dall’avere effetti antitumorali, svolge al contrario un’azione ossidante e protumorale.

Questa scoperta ha portato i terapeuti ad utilizzare non più il solo betacarotene ma un mix di caroteni comprendente anche l’alfa e il gamma-carotene. Si tratta di un passo avanti, ma mi chiedo: perché si insiste ad utilizzare un limitato mix di caroteni di sintesi quando in natura esistono erbe o alimenti, come l’acetosella (8-10% di caroteni), o meglio ancora diversi tipi di alghe verdi-azzurre, che arrivano a contenere spettri di ben 15 caroteni e ad elevate concentrazioni?

La stessa cosa accade con tutti gli altri nutrienti, con i minerali antiossidanti (selenio, zinco, etc.) che si dimostrano molto più potenti quando lavorano in sinergia con altri minerali e vitamine, alle vitamine come la C che allo stesso modo è molto più efficace quando lavora in sinergia con un ampio spettro di bioflavonoidi.

Insomma, la ricerca scientifica sul ruolo terapeutico dei nutrienti, che in questi ultimi 20 anni ha fatto passi da gigante, mostra in maniera sempre più chiara come in natura vige un “principio di sinergia” per cui è molto più efficace un ampio spettro di piccole quantità di nutrienti naturali piuttosto che una grande quantità di un singolo nutriente isolato o un mix limitato di pochi nutrienti estratti e concentrati.

Se noi associamo tale principio di sinergia con quello di “economia” descritto sopra, per cui lo stesso nutriente svolge sia un ruolo nutritivo-immunostimolante sia un ruolo di antagonismo diretto rispetto ai fattori della malattia, si può cominciare a comprendere perché alcuni rimedi fitonutrizionali, frutto della sapienza della natura e della sapienza “semplice” (non tecnologicamente avanzata come quella inscritta negli integratori fatti dall’uomo), ad esempio di popoli nativi, possano essere più efficaci di tanti approcci fondati su rimedi “costruiti” dall’uomo.

Per comprendere meglio tutta la questione, facciamo un piccolo passo indietro.

Abbiamo detto innanzitutto dell’importanza di associare specifici principi attivi antitumorali all’intervento nutriceutico o nutriterapico.

Abbiamo poi visto come mentre nella medicina moderna questa distinzione abbia un certo fondamento, dato che si separa l’elemento tossico per il tumore dall’intervento di sostegno energetico-immunitario, nella medicina tradizionale e naturale questa distinzione è meno immediatamente visibile nella misura in cui i due fattori sono uniti nella stessa sostanza o addirittura sono lo stesso elemento che gioca i due diversi ruoli a seconda delle necessità dell’organismo. Tuttavia, la distinzione teorica rimane, ed è importante capirne meglio il fondamento.

Tutti i grandi medici dell’antichità hanno chiarito una fondamentale distinzione tra due tipi di intervento terapeutico, che io definisco come medicina dei rimedi e medicina del regime.

Si tratta di una versione più ampia di quella delineata sopra tra intervento terapeutico diretto e intervento nutrizionale indiretto.

Ora, se ascoltiamo con attenzione quello che ci dicono, tra gli altri, Ippocrate, Paracelso, o anche lo stesso Hanemann, ne emergerà il seguente quadro: il rimedio ha una valenza terapeutica in quanto anche potenzialmente tossico cioè, come dice Hanemann, in quanto è ”una malattia che scaccia un’altra malattia”; o, come dice Paracelso, un veleno che guarisce se usato nelle giuste proporzioni.

In altre parole, la medicina dei rimedi si occupa di individuare le sostanze specifiche, i principi attivi che, se ben adoperati svolgono una funzione benefica, ma che possono altresì essere adoperati male provocando tossicità e malattia.

In effetti, la distruttività della chemioterapia non sta tanto nell’uso di fattori tossici, quanto nella assoluta incomprensione della legge naturale della proporzione. Paradossalmente, se la chemioterapia fosse fatta con dosaggi minimi, ovviamente associata a un forte regime nutriterapico di stile di vita, lo stesso veleno chemioterapico potrebbe svolgere un ruolo positivo.

In fondo, questo è proprio quello che succede con le terapie naturali efficaci. Per esempio l’acido ossalico dell’acetosella, a certi dosaggi e per periodi di tempo diversi secondo che si voglia prevenire o curare una malattia già avanzata, svolge un’importante azione antitumorale; laddove è tossico e dannoso se usato in dosaggi eccessivi e per periodi di tempo troppo prolungati in individui non gravi. Insomma, la somatostatina o l’acido ossalico usati in eccesso possono fare danni (anche se mai in misura così elevata come le sostanze purificate della chemioterapia), e la loro efficacia sta proprio nel fatto che:

• sono usati in proporzioni controllate, adeguate a prevenirne la loro potenziale tossicità;

• sono associati, o intrinsecamente come nell’acetosella o artificialmente come nella terapia Di Bella, ad un regime nutriterapico adeguato.

La superiorità della nutriterapia naturale nella cura dei tumori, sta soprattutto nel legame inscindibile che esiste nei cibi/rimedi naturali tra rimedio terapeutico e fattori nutrizionali, legame grazie al quale la componente terapeutica perde gran parte della sua potenziale tossicità proprio perché è organicamente controbilanciata da numerosi fattori antiossidanti e antinfiammatori.

Nel corso degli anni, assieme ai medici e terapeuti che hanno collaborato con il sottoscritto nell’ambito delle attività del Centro di Ricerche Nutriterapiche, abbiamo messo a punto un protocollo che ha dato e continua a dare straordinari risultati su tutte le patologie degenerative, pur trattandosi di un programma sostanzialmente fondato sull’uso di alimenti, seppur di natura particolare.

Tale protocollo prevede l’uso combinato di almeno altri 3 superalimenti naturali, e precisamente:

• la microalga del lago Klamath e di un suo specifico estratto;

• lo specifico ceppo di acidophilus DDS-1;

• gli enzimi, e in particolare le proteasi, prodotti per fermentazione dal fungo aspergyllus. Ad essi si associa un fitopreparato con proprietà fortemente depurative e protettive.

Negli ultimi 50-60 anni ci sono state, nell’alimentazione umana, trasformazioni importanti (purtroppo in negativo): la capacità nutritiva degli alimenti si è enormemente deteriorata, di pari passo con la progressiva degenerazione del terreno costituzionale degli individui.

Non c’è dubbio che anche solo fino a 30 anni fa il terreno costituzionale degli individui, cioè la loro capacità metabolica, immunitaria ed energetica, era certamente in condizione assai migliore di oggi. Io cito spesso un dato estremamente indicativo: le più recenti statistiche della OMS dicono che il contenuto medio di spermatozoi nello sperma dei maschi di oggi è pari circa al 30% dello sperma dei maschi di 100 anni fa.

Poiché lo sperma è ovviamente la parte energeticamente più vitale dell’organismo umano (anche perché deve contribuire a creare una nuova vita), il fatto che ci sia stata una diminuzione del 70% ci dice che probabilmente una diminuzione di simili proporzioni si è verificata anche in rapporto al terreno costituzionale, cioè vitale ed energetico, degli esseri umani odierni.

Questo è un fatto estremamente rilevante per la medicina naturale, proprio perché essa si basa sullo stimolo e attivazione delle risorse energetiche e immunitarie intrinseche dell’individuo. Un terreno energetico e immunitario forte risponde in maniera rapida e profonda al rimedio, sia esso erboristico, omeopatico o altro; un terreno fortemente indebolito, come quello odierno, farà molta più fatica a recepire lo stimolo del rimedio.

Alla base di questa degenerazione dei terreni costituzionali ci sono diversi fattori, come ad esempio l’inquinamento e lo stress, ma certo l’impoverimento nutritivo degli alimenti gioca un ruolo essenziale. Nutrendoci di cibi sempre più vuoti di nutrienti essenziali, anche il nostro organismo diventa sempre più vuoto di energia.

Se non rimediamo a questa situazione, cioè se non riconduciamo a livelli sufficientemente forti il nostro terreno tramite programmi nutrizionali adeguati, difficilmente i rimedi fitoterapici, anche se potenti, riusciranno ad essere pienamente efficaci da soli.

C’è poi da considerare che l’impoverimento progressivo dei terreni agricoli, che sta alla base di quello alimentare, non può non aver colpito le stesse erbe che su quei terreni crescono.

Ciò significa che probabilmente le erbe non sono più quelle di una volta, e dunque la loro stessa efficacia, per quanto ancora elevata, si è ridotta.

Sono dunque due le ragioni fondamentali per cui rimedi specifici devono essere associati ad un regime nutrizionale e nutriterapico adeguato: da un lato perché solo rigenerando il terreno costituzionale dell’individuo, cioè i suoi livelli energetici, metabolici e immunitari, l’organismo malato sarà messo in grado di rispondere allo stimolo terapeutico del rimedio erboristico.

Dall’altro perché si sta scoprendo sempre più che superalimenti come l’alga Klamath, oltre ad essere in grado di ricostruire in maniera significativa il terreno costituzionale, sono ricchi di specifiche molecole nutrizionali cariche però di valenze immunomodulanti e antitumorali.

Dr. Stefano Scoglio, Ph.D.
Centro di Ricerche Nutriterapiche di Urbino
Tratto da www.movimentoconsensus.org


Del caso Di Bella ce ne siamo occupati anche sul N° 14 di NEXUS