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Ma dov’è finito l’oro?

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C’era una volta un tempo in cui l’oro circolava regolarmente come moneta: poi, nel 1933, vent’anni dopo la privatizzazione della FED (la banca centrale americana) avvenuta nel 1913, il cosiddetto New Deal di Roosevelt dichiarò illegale la circolazione delle monete auree, con la sola eccezione di quelle da collezione e dei gioielli.
In compenso la quantità di moneta-debito che veniva emessa per la collettività restava ancora vincolata al mattone giallo.
Quarant’anni dopo si andò oltre: il Presidente Nixon decise che tale copertura non era più fattibile, e da quel momento si cominciò a stampare letteralmente… della carta straccia, che però aveva valore poiché la comunità mondiale – pressoché disinformata dello storico cambiamento – continuava indisturbata le sue transazioni.
Da allora, pian piano, l’oro delle nazioni – e dunque dei cittadini – fu concentrato e trattenuto nelle cosiddette bullion banks – banche del lingotto – tra cui Fort Knox, nel Kentucky (USA) e soprattutto la FED, considerata tutt’oggi la cassetta di sicurezza del Pianeta.
Si stima che Fort Knox oggi possegga più di 4.000 tonnellate di oro, mentre la FED più di 10.000.
La differenza tra i due forzieri è che il primo contiene l’oro americano (almeno in prevalenza) mentre il secondo l’oro di tre quarti del Pianeta, soprattutto delle nazioni che hanno perso le guerre mondiali e i vari conflitti successivi con gli Stati Uniti. 
Sappiamo per certo, dunque, che anni addietro le banche centrali di molte nazioni furono costrette ad affidare il loro oro agli Stati Uniti, cosa che, a detta di molti insider, viene oggi venduto e rivenduto… dichiarando molto di più di ciò che si possiede (in sostanza la FED rilascia pezzi di carta, tanto nessuno controlla l’effettiva quantità dei metalli, visti i sistemi di sicurezza e il grande alone di mistero e segretezza sull’oro “statale “ e/o di “proprietà” degli americani).
Qualcuno potrà chiedersi come sia possibile che ciò accada: be’, cosa vi aspettate da un sistema economico folle, che genera denaro dal nulla e indebita fintamente tutto il mondo generando crisi e giochi di fame? Onestà? Trasparenza, forse?
Fort Knox, dal canto suo, rimane una struttura chiusa, presidiata solo da forze militari e, stando alle parole di un funzionario rimasto anonimo, è dal 1974 che nessun politico americano vi mette piede. 
Presso la banca centrale, invece, si organizzano visite guidate nei caveau per ciascuna nazione: il punto è che il personale della FED sposta i lingotti da un posto all’altro, e ciascuno stato depositario può contare e verificare solo quelli di propria pertinenza.
Un’altra certezza è che oggi molti di questi lingotti sono fatti di tungsteno, alias un metallo simile all’oro ma dal valore notevolmente inferiore.


Una strana coincidenza – purtroppo – proviene dal casato dei Rothschild: questi hanno dominato il mercato mondiale dell’oro dal 1919 al 2014, stabilendone ogni giorno il valore nei loro uffici londinesi. Poi, improvvisamente, si sono ritirati: che l’oro – quello vero – sia ormai un miraggio?
Non mi stupirei di nulla, dico davvero!
Proprio nel 2014, la Germania ha chiesto un censimento del metallo prezioso agli Stati Uniti: la corte dei conti tedesca, infatti, ha ordinato alla banca federale, la Deutsche Bundesbank, di verificare le riserve auree del paese, che ammontano a circa 3.400 tonnellate, e sono le seconde più grandi del mondo. 
Come la Germania, anche il Venezuela ha chiesto la ricognizione del proprio oro, mentre la Svizzera ha mostrato molta agitazione in proposito, forse perché si sta comprendendo – vista la crisi pilotata dall’alto – che l’oro non è più dove deve essere (o almeno non è lo stesso).
In sostanza i lingotti sarebbero solo coperti d’oro, ma il substrato – appunto – sarebbe tungsteno.
In questo momento l’oro è gestito in modo molto strano a livello planetario, con indecifrabili e ingiustificate ripartizioni tra Banca d’Inghilterra (una banca privata) Banca di Francia (idem) e FED (idem).
Ma il punto nodale è che l’esistenza del metallo prezioso ormai è un problema irrilevante, nel senso che l’unica cosa che conta è la contabilità: se la FED dichiara che la Bundesbank possiede 3.400 tonnellate di oro, la banca centrale tedesca agirà proprio come se le possedesse. 
Insomma anche se la corte dei conti tedesca non dovesse accettare certi meccanismi, poco importa: l’ispezione fatta da banchieri… nei confronti di altri banchieri porterà sempre alla “positività”, mentre la totale restituzione resterà ovviamente un miraggio.
Sono convinto che quando sarà scoperto lo scandalo dei finti lingotti e della sostanziale inesistenza dell’oro a livello mondiale, l’attuale sistema economico affonderà completamente, dato che l’ultimo pilastro di fiducia dei cittadini è proprio il metallo aurifero.
Tutto ciò, forse, accadrà a tempo debito, quando i mondialisti saranno pronti a sferrare il loro famigerato “Governo Mondiale”.
Mi spiace per loro, però: sempre più persone ormai hanno capito il gioco delle tre carte dell’economia mondiale, e fossi in loro, mi procurerei sulserio e a breve… una bella astronave! 

Fonte: www.gabrielesannino.com

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