Ministro accusa Donald Tusk della tragedia di Smolensk. Molto oscura

Donald Tusk, l’appena riconfermato presidente del consiglio europeo contro il parere del governo polacco, è accusato di aver congiurato con Vladimir Putin per nuocere agli interessi polacchi, in relazione al disastro aereo di Smolensk, dove rimasero uccisi il presidente Lech Kaczynski, sua moglie ed altri 94 dignitari e accompagnatori polacchi.

Ad accusare Tusk è nientemeno che il ministro della Difesa, Antoni Macierewicz [nella foto a destra, Ndr NEXUS]. Il quale ha dichiarato al quotidiano Gazeta Polska Codziennie:

“Tusk ha fatto un contratto illegale con Putin e deve essere penalmente responsabile”.

La procura generale di Varsavia ha confermato di aver ricevuto la denuncia. Ora ha trenta giorni per decidere se procedere o archiviare.

La tragedia di Smolensk è una ferita aperta in Polonia, piena di punti oscuri e origine di complicate ipotesi di complotto. Il presidente Kaczynski con la sua delegazione andava a commemorare i 22 mila ufficiali polacchi fatti trucidare da Stalin nel 1940, e sepolti nelle fosse di Katyn, nei pressi della città russa di Smolensk. Donald Tusk, allora primo ministro, “progressista”, era in rotta con il presidente Kaczynski, di destra, al punto che erano state decise due cerimonie separate: Tusk era arrivato, su invito di Putin, a Smolensk il 7 aprile, la delegazione presidenziale il 10. Una forte nebbia, l’imperioso ordine del presidente a bordo ai piloti del Tupolev presidenziale di atterrare comunque, furono indicati come le prime cause. Ma nel disastro erano scomparse molte personalità apertamente contrarie alle politiche di Tusk, che si trovò così liberato da molti oppositori. Il fratello gemello del presidente Lech, Jaroslav Kaczynski, fondatore del PiS, il partito che ora ha vinto le elezioni, ed eminenza grigia contro il governo, ha sempre sospettato nell’incidente la mano russa. I russi, rifiutandosi di consegnare ai polacchi i resti dell’aereo e le scatole nere, hanno dato adito a molti sospetti. Ma il gemello superstite, due anni dopo il disastro, ha apostrofato anche Donald Tusk durante una seduta parlamentare così:

“Tutto ciò che è accaduto prima della catastrofe è colpa tua. È il risultato delle tue politiche. In senso politico tu sei responsabile al cento per cento”.

Nel novembre scorso la decisione del governo di riesumare la salma del presidente defunto per una nuova indagine. Già allora il ministro Macierewicz, amico dei due gemelli, ha affermato che la Polonia è in possesso di una registrazione che vede coinvolti il Presidente russo Vladimir Putin e l’allora Primo Ministro Donald Tusk; i due si sarebbero incontrati sul luogo del disastro poche ore dopo la tragedia. Vedremo.


Sopra: Donald Tusk, Obama e Kaczynski (Lech)


Certo è che quel giorno all’aeroporto di Varsavia avvennero strani “guasti”; che il check-in è stato organizzato in un hangar particolare, che è stato subito dopo abbattuto; che Bronislaw Komorowski, il politico che in quanto presidente della Camera (“maresciallo”, in Polonia) per la morte di Lech Kaczynski, avrebbe assunto la carica di presidente ad interim – uomo di Donald Tusk e del suo stesso partito – diramò un messaggio alla nazione che apparve sul portale della televisione di stato polacca alcune ore prima della catastrofe, alle 5.57 – ed era ancora visibile in cache otto giorni dopo. Komorowski sarebbe poi diventato presidente per votazione nel 2010. LO STESSO KOMOROWSKI UN ANNO PRIMA, PROFETICAMENTE ISPIRATO, DISSE: “IL PRESIDENTE VOLERÀ DA QUALCHE PARTE E TUTTO CAMBIERÀ”.

Ma non è solo l’opposizione che ha cose da nascondere. Secondo alcune fonti, il presidente Lech Kaczynski, durante il conflitto fra Russia e Georgia (agosto 2008), scatenata dal premier georgiano Saakasvili con armamenti ed addestratori israeliani e statunitensi, animato da odio anti-russo aveva “dato una mano” facendo portare su quel suo aereo di Stato, coperto da immunità diplomatica, missili americani a Tbilisi. Una circostanza ben nota a Putin attraverso i suoi servizi, il quale probabilmente avendo saputo dell’attentato in preparazione, non ha fatto niente per impedirlo.

A destra: Kaczynski con Saakasvili, il georgiano, nel 2007. Il polacco gli portava missili americani?

Questo dettaglio può spiegare anche perché né gli americani né la NATO hanno voluto dare alla Polonia la minima assistenza nelle indagini per far scoprire la verità. Non mancano infatti nemmeno le voci secondo cui gli USA hanno giocato sporco e che “l’incidente” sia stato creato per suscitare in Polonia l’odio antirusso in vista di averla al fianco nel golpe in Ucraina, e per favorire il loro preferito, Donald Tusk “l’americano” – che oltretutto, dicono le voci, non è un vero polacco, è un volksdeutsch, con un nonno arruolato nella Wermacht…

La responsabilità di organizzare la visita del presidente Lech Kaczyński in Russia, che si concluse con la tragedia di Smolensk, fu dal governo polacco affidata un diplomatico di nome Tomasz Turowski; dovremmo scrivere “diplomatico” fra virgolette, perché molti anni prima, nel 1975, lo stesso Turowski era a Roma, e cercava di entrare nell’entourage di papa Woytjla, come “gesuita”.
Era una delle tante spie e informatori – una vera folla – che i servizi della Polonia comunista e dell’Urss avevano messo attorno al Papa polacco, per lo più preti polacchi, per i quali Woytjla aveva ovviamente un debole (ma sul “gesuita” qualche dubbio lo ebbe). Individui con nomi in codice come “Conrado”, “Potenza”, “Prorok”, “Cappino”, “Dita”, “Russo”, “Albano”, “Antes”, “Pietro” (vero nome Edward Kotowski), “Atar”, “Dis” (vero nome Maciej Dubiel), “Ingo”, “Irt” (Aleksander Makowski), “Lazio”, “Wran”, “Potenza”, “Lamosa” (ossia l’arcivescovo Janusz Bolonek, l’interprete per l’inglese di Giovanni Paolo II).

Sopra: Tomasz Turowski da “gesuita”, e poi da “diplomatico” dietro il presidente Komorowski e il generale Jaruzelski.

L’agente Turowoski fu istruito dalla Sezione XIV, Dipartimento 1 (“Illegali”) dei servizi polacchi comunisti, di recarsi a Roma e diventare gesuita – inizialmente per cercare di infiltrarsi tra i cappellani americani della NATO, tutti gesuiti. Nel 1975 il reverendo Antoni Mruk, influente in Vaticano perché confessore personale del Santo Padre, lo invitò a entrare nel noviziato a Roma. Il fatto di parlare correntemente il russo gli aprì le porte dei circoli (gesuitici) che in quegli anni dirigevano la politica del Vaticano verso l’Est Europa. Naturalmente rese notevoli servizi ai suoi capi, trasmettendo in tempo reale decisioni e orientamenti, prima ancora che venissero presentati al Papa. Inutile dire che era al contempo un agente russo e il KGB riceveva i suoi rapporti.


L’agente richiamato in servizio

Caduto il regime comunista, Turowski non è caduto in disgrazia. Anzi, è stato impiegato ancora dalla Polonia “libera” fino al 2007, ossia sotto Donald Tusk e Komorowski. La speciale procura dell’Istituto della Memoria Nazionale (che indaga il passato comunista di personalità) ha appurato, tramite i documenti rilasciati dalla Sicurezza Sociale, che Turowski ha continuato a lavorare per il Ministero dell’Interno e dopo il 1989 per l’Ufficio Sicurezza Interna e la Agencja Wywiadu, ossia l’intelligence della Polonia ridivenuta occidentale. Ha finito la carriera col grado di colonnello, e numero 2 in un direttorato, vive oggi come pensionato di lusso.

Ma nel 2010, il 14 febbraio – ossia due mesi prima della tragedia dove morirà il presidente Kaczynski – il ministero degli esteri del governo Tusk (allora il ministro era Radek Sikorski, studi ad Oxford, consulente di Rupert Murdoch per i suoi affari in Polonia, e come Tusk membro dell’American Enterprise) richiama in servizio Turowski, e lo nomina sui due piedi ministro plenipotenziario della ambasciata polacca a Mosca; fatto diplomatico con il compito di preparare la visita del presidente Kaczynski e del primo ministro Tusk, come abbiamo detto in date separate. È da notare che il 3 febbraio il presidente Putin aveva invitato ufficialmente Tusk “alla cerimonia congiunta di commemorazione delle vittime di Katyn”, e non aveva esteso l’invito al presidente Kaczynski.

Il 5 aprile, il ministero degli Esteri polacco viene paralizzato per ore per una interruzione di corrente (cosa mai vista prima); il 7 aprile, il portale del Gruppo del Governo per Reagire agli incidenti in Rete [Rządowy Zespół Reagowania Na Incydenty Komputerowe] comunica che possono avvenire cyber-attacchi alle istituzioni polacche. Il 9 aprile, un “massiccio” incidente di telecomunicazioni blocca la più grande banca pubblica in Polonia, la PKO BP: l’attacco pare provenire dalla Russia (oggi sappiamo da Wikileaks che la Cia può farlo sembrare). Il 6 aprile, il dottor Janusz Kurtyka, Ph.D., presidente dell’Istituto per la Memoria Nazionale (IPN che indaga sulle persone dal passato comunista), dice:

“Lo smantellamento della nazione è cominciato. Adesso, delle persone cominceranno a sparire”.

Il 10 aprile, Kurtyka è sul volo per Smolensk, e morirà. Un altro politico, il ministro Bogdan Klich, allora alla Difesa nel governo Donald Tusk, firma le autorizzazioni a viaggiare sull’aereo di Kaczysnki ai diversi alti gradi militari, e dice: “Ci sarò anch’io su quel volo”. Pochi giorni più tardi decide di non partire con la delegazione.


Fonte: maurizioblondet.it


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