Tulsi Gabbard, piacente deputata delle Hawaii, democratica, s’è recata riservatamente in Siria. Non ha avvertito, come sarebbe norma, il presidente della Camera (House Speaker) Paul Ryan, repubblicano, né la capessa della minoranza, Nancy Pelosi, democratica. Il suo ufficio non ha confermato né smentito che la deputata americana, abbia incontrato personalmente il presidente Assad; ha confermato di aver incontrato vari esponenti del governo durante la sua visita a Damasco. Lo scopo della missione,

fact-finding, per aiutare a finire il conflitto in Siria durato sei anni”.

Tulsi Gabbard, 35 anni, è stata in zone d’operazione in Irak e  Kuwait, come ufficiale della Guardia Nazionale. Si è sempre apertamente opposta alla politica guerrafondaia di Obama.  Qualche settimana fa ha presentato una proposta di legge che fa  divieto al governo federale di fornire armamento e fondi ai ribelli sunniti. Mentre presentava il suo progetto di legge (Stop Arming Terrorist Act) Tulsi Gabbard ha denunciato che il governo Usa “sostiene silenziosamente” quelli di Al Qaeda e l’ISIS “con armamento e supporto d’intelligence”.

Si noti che anche in questi giorni, il Pentagono sta  paracadutando armi a Daesh in Siria, fingendo di paracadutarle ai “ribelli moderati”: Lo ha ammesso il generale Carlton Everhart, comandante dello «l’US Air Mobility Command», ossia autore dei lanci:

“Succede a volte che queste armi finiscano nella mani di Daesh…”

http://parstoday.com/fr/news/middle_east-i27490-syrie_parachutage_d%E2%80%99aides_us_%C3%A0_daech

 

Astana il 23 gennaio. Senza Usa.

È fondata la sensazione che Tulsi, benché democratica, sia andata in Siria per una missione discreta con il benestare di Trump (e di Flynn): l’ha incontrato più volte, sulla Siria hanno le stesse idee, per anni s’è battuta solitaria, come un leone, contro le politiche di Obama in Medio Oriente. Si dice che forse sarà scelta per qualche posto importante nella nuova Amministrazione.

Non si dimentichi che il 23 gennaio, solo tre giorno dopo l’insediamento di The Donald, si tiene ad Astana l’incontro per la pacificazione della Siria; incontro voluto da Putin, a cui partecipano Russia, Iran e Turchia, e a cui gli Stati Uniti (fatto inaudito) non sono stati invitati. Lavrov ha esteso un invito alla nuova presidenza (all’PNU: ci sarà De Mistura); ma l’Iran, per voce del suo ministro degli esteri Mohammad Javad Zarif, si è dichiarato “contrario alla partecipazione degli Stati Uniti” al vertice di Astana; e non gli si può dar torto, stante l’ostilità che la nuova amministrazione ha mostrato contro Teheran, la sua volontà di rivedere l’accordo anti-nucleare concluso con Obama e di mantenere in vigore le sanzioni. Una ostilità che unisce la Israeli Lobby e il generale Flynn.

Si può quindi solo intuire l’importanza e la delicatezza del viaggio di Tulsi. Dopo un incontro con Trump a novembre lei, che  ha sostenuto in campagna Bernie Sanders, si è giustificata dicendo: il motivo del mio colloquio è la preoccupazione che la sezione dei repubblicani chiamati neocon prenda troppa influenza sulla presidenza Trump; e che questi coinvolgano gli Stati Uniti ancor più profondamente in Siria, dove la guerra è già durata sei anni e ha ucciso mezzo milione di persone. Chiara, netta e senza  ipocrisie.

Magari avessimo una Tulsi Gabbard al posto di una Mogherini, o di  una Merkel. O di uno qualunque degli oligarchi della Unione Europea orfani di Obama e della Clinton, che nelle ore scorse, a Davos – si sentono tanto soli – si sono fatti scaldare il cuore da Xi Jinpin (che ha difeso la globalizzazione, ovvio) ed hanno applaudito Georges Soros: il quale ha dato la stura alla sua rabbia folle delirando: Trump è “un impostore, un truffatore, un aspirante dittatore; fallirà”.


La UE oggi: contro Putin, e contro Trump

Vogliamo ricordare brevemente quale era lo scopo occulto del bagno di sangue in Siria, a cui le oligarchie eurocratiche hanno dato manforte occulta ed aperta? Far passare sul suo territorio,  una volta fosse controllato dai wahabiti tagliagole nostri favoriti, i tubi per portare gas e greggio del Katar in Europa,  strappandola dalla dipendenza  dalla Russia. È questo il progetto di cui le eugarchie si sentono orfane. Senza alcuna necessità si sono fatti nemica la Russia, con sanzioni ed atti di ostilità bellicista, in eccesso di zelo servile; adesso si trovano una Russia non amica che “se la intende” con una Casa Bianca  diversa. In mezzo a due mezzi-nemici, con cui si sono urtati. Uno dei quali occupa l’Europa con 500 basi militari, e le oligarchie che fanno? Hanno paura che l’occupante non faccia più la guerra alla Russia, smantelli la NATO d’occupazione perché ha detto (giustamente) che è obsoleta.

Si può essere più stupidi? Non hanno nemmeno più la minima idea di cosa sia “interesse nazionale”. Mogherini, Juncker, Merkel, Draghi, Hollande sono gli eredi ultimi di una “Europa federale”  che era un’idea della Cia fin dal principio: ossia fin dal 1948,  quando fu creato e finanziato il Comitato Americano per un’Europa Unita (notate: “americano”), con lo scopo di formare una classe di servi europei “spontaneamente”  promotori del progetto federale; così nacque lo spontaneo Movimento Europeo, finanziato dlala Cia, e la Europea Youth Campaign, la “Erasmus generation” dell’epoca. [Vedi il nostro vecchio articolo: http://nexusedizioni.it/it/CT/euro-federalisti-finanziati-da-agenzie-di-spionaggio-statunitensi-5101, ndr NEXUS].

Questi sono i nipoti di quel Robert Marjolin, vice-presidente della CEE (Comunità Economica Erupea) che una nota della Cia dell’11 giugno 1965 consigliava di essere riservato riguardo al progetto di creazione di moneta unica, fino a quando questa adozione fosse diventata “ineluttabile”. È gente abituata a governare teleguidata e in segreto, con doppiezza totale. Adesso si trova orfana, a presiedere ad un fallimento politico ed economico epocale che è il loro proprio fallimento.

Si applica a loro perfettamente quello che ha scritto The Saker:

“… come avevamo premonito in passato, non sarà l’Ucraina che diventerà europea. Sarà l’Europa a diventare come l’Ucraina: ossia non vivibile, non sostenibile e votata alla bancarotta. La crisi europea è gigantesca e multipla. È una crisi economica, ma aggravata da una crisi politica, che è amplificata a sua volta da  una profonda crisi sociale; risultato, il sistema dell’Unione Europea, e le elites che la governano, subiscono una crisi di legittimità fondamentale. Quanto ai politici europei, sono tutti occupati a negare l’esistenza di questa crisi, invece di affrontarla. Gli Stati Uniti hanno accuratamente incoraggiato, addestrato e allevato, da decenni, una generazione di ‘dirigenti’ europei senza spina dorsale, limitati di spirito, sterili e infinitamente sottomessi; adesso affrontano la sgradevole verità che i politici europei sono dei gattini ciechi, sperduti, perché non hanno semplicemente né politica, né visione, su quel che bisogna fare “dopo”: sono tutti chiusi in una modalità di sopravvivenza a breve termine, con una ristrettezza di visione che li rende incoscienti dell’ambiente su cui agiscono… Un continente che ha prodotto personalità come De Gaulle, Schmidt, la  Thatcher, producono oggi delle vesciche vuote come Hollande o Juncker [o Mogherini]. Trump erediterà una colonia di fatto,   totalmente incapace di gestirsi. E per aggravare le cose, mentre le elites compradoras di questa colonia non hanno alcuna visione e alcuna politica, sono allo stesso tempo profondamente ostili a Donald Trump e  sostengono totalmente i suoi nemici neocon. Ecco un’altra situazione che nessun presidente americano s’è trovato ad affrontare”.

http://www.unz.com/tsaker/risks-and-opportunities-for-2017/

E questi gatti ciechi, queste pecore con le zanne, si difendono rafforzando la loro dittatura tecnocratica: con la scusa della difesa dei diritti d’autore, la  Commissione sta passando una normativa che vieta (tassa) i link iper-testuali, ed applicherà il filtraggio robotizzato dei contenuti sul web, per vedere se far pagare diritti d’autore… nei fatti, è la liquidazione della capacità  di condividere le informazioni su Internet da parte di blogger che non  abbiano dietro i capitali del settore  mediatico mainstream. (Qui per firmare l’appello  contro  questa censura:

https://act1.openmedia.org/SaveTheLink


L’eurocrazia vuol sopravvivere al suo fallimento

Questi critici di Putin perché non democratico, sono a Davos a confricarsi coi miliardari ebrei sovvertitori e decrepiti, e il dittatore-capo della Cina, perché dicono quel che vogliono sentirsi dire: che la globalizzazione continua come prima, che l’euro è un successo, che Trump fallirà, perché anche Trump dovrà  alla fine seguire il pensiero unico obbligatorio:  “Non c’è  alternativa” (TINA, there is no alternative) al pensiero unico: “feee trade” significa “democracy”, il “populismo” ci minaccia..

Non c’è alternativa?

Il presidente del Messico (massone) Peña Nieto aveva vociferato che mai e poi mai avrebbe pagato il muro che Trump aveva millantato di costruire lungo la frontiera. Adesso ecco il comunicato di Peña Nieto:

“Con il cambiamento negli Stati Uniti, le istruzioni per il segretario [agli esteri] Videgaray sono di accelerare le basi per stabilire una relazione di lavoro costruttiva”.

Luis Videgaray era ministro delle Finanze a settembre, quando Trump fece visita in Messico; fu dimissionato senza spiegazioni, apparentemente perché aveva buone relazioni con Donald; adesso è riassunto – e come ministro degli Esteri, appunto per le sue buone relazioni con Donald. Non per cedere, ma per trattare. È realismo.

Non c’è alternativa?

“La Lockheed ha accettato di ridurre il prezzo dell’F-35 sotto i 100 milioni”.

Trump l’aveva rumorosamente criticata, via tweet, per i costi e  sovraccosti “tremendi”. [Vedi l’articolo di Maurizio Blondet del 14 dicembre 2016: http://nexusedizioni.it/it/CT/f-35-non-vola-causa-pioggia-ma-trump-lo-cancellera-davvero-5380, ndr NEXUS]

A Davos è andato il finanziere Anthony Scaramucci, l’unico del giro Trump presente al consesso dei miliardari e dei loro tecnocrati. Ha fatto un discorsetto brillante e suadente, in cui in sostanza ha detto: ma davvero credete che Trump voglia distruggere il libero commercio globale? Che sia un protezionista? Ma  andiamo!… Oggi,

“il libero commercio è libero, ma asimmetricamente. Se il presidente cinese davvero crede nella globalizzazione, deve fare un passo verso di noi e permetterci di creare questa simmetria”.

Non è una dichiarazione di “guerra commerciale”; ma l’offerta di un deal, di un accordo.

http://www.cnbc.com/2017/01/17/trumps-translator-wants-the-global-elite-to-understand-him.html

Chi può negare che il libero commercio è oggi “asimmetrico”, favorendo indebitamente Cina e Germania? Chi può smentire che la NATO è “obsoleta”? Che i confini vanno difesi dalle ondate di immigrati incontrollati?

Solo la Merkel. Mogherini. Juncker. Hollande. Che ci hanno  messo contro la Russia, ed ora pure l’America. Se non li cacciamo, questi compiranno l’opera di fare dell’Europa una Ucraina. Già  sono a buon punto..


Articolo tratto dal sito Blondet & Friends