La Corea del Nord è un regime, nessuno lo nega. 
Parliamo, infatti, di uno stato comunista vecchio stampo dove, però, resiste l’idea di una minima equità sociale, percezione che fa molta paura al regime capitalista mondializzato, che invece vede gli esseri umani infinitamente meno importanti rispetto al denaro che loro creano dal nulla. 
Si dirà: siamo davanti a due eccessi, ed è vero. Come vedremo tra breve, però, la tirannia globale nella quale più o meno consapevolmente viviamo forse è ancora più crudele.
Pochi sanno ma la Corea del Nord, in passato, ha tentato molte mediazioni con gli Stati Uniti: del resto, parliamo di una nazione – gli Stati Uniti appunto – che ha rovesciato o tentato di rovesciare 50 governi negli ultimi 70 anni. 
È normale voler cercare un compromesso con un “poliziotto globale” così pericoloso.
Nel 1994, la Corea del Nord ha accettato di smantellare il suo programma nucleare in cambio della normalizzazione completa delle relazioni politiche ed economiche con il paese di Zio Sam. 
Si stabilì che, entro il 2003, gli americani avrebbero costruito due reattori nucleari ad acqua leggera per compensare la perdita di energia nucleare per scopi civili (sottolineiamolo); nel mentre, sempre gli stessi si sarebbero impegnati a rifornirla di 500.000 tonnellate all’anno di combustibile pesante, rimuovendo la nazione dalla lista di stati che supportano il terrorismo, dato che questa lista comporta restrizioni commerciali non indifferenti (almeno in modo ufficiale).  
Da questo accordo, la Corea del Nord avrebbe ricavato importanti vantaggi economici, mentre gli Stati Uniti avrebbero ottenuto il controllo di tutti i siti nucleari, impedendo così lo sviluppo di armi di distruzione di massa. 
Ebbene, cosa è successo? Semplice: gli americani, a un certo punto, non hanno rispettato le promesse. I reattori ad acqua leggera, infatti, non sono mai stati completati, e le consegne di combustibili pesanti sono divenute sempre più rare. Al contrario, i nordcoreani si sono attenuti fedelmente agli accordi.
Questo – signori – non è complottismo, è storia. Purtroppo i nostri mass media “americanizzati” non hanno il coraggio di dire queste cose, che – ripeto – risalgono agli anni ‘90. 
Insomma storia recente.
La questione però va ben oltre: cosa ci insegna, infatti, questa piccola storia dimenticata dai media votati al pensiero unico? Semplice: agli Stati Uniti del nucleare della Corea del Nord non gliene frega nulla, le ragioni di questa “escalation” sono ben altre, proprio come vedremo tra breve
Ma andiamo avanti.  
La Corea del Nord fu rimossa dall’elenco dei paesi sponsor del terrorismo solo nel 2008, sebbene avesse già soddisfatto i criteri di rimozione almeno un quinquennio prima.
Incredibilmente, gli Stati Uniti con il “loro” ONU, iniziarono a comminare le prime sanzioni nel 2006, quando Pyongyang, stufa di ottemperare agli accordi, minacciò di iniziare nuovamente la politica di nuclearizzazione.
I nordcoreani, in quel momento, decisero che non ci si poteva proprio fidare degli americani: del resto Bush, nel 2000, aveva incluso il paese perfino nel cosiddetto “asse del male”, e a questo punto, forse, a pensar male ci si azzecca: l’unico vero peccato di questa nazione, infatti, è che ancora oggi non permette l’invasione della finanza internazionale, tant’è vero che la moneta è ancora di proprietà dello stato. 
Le cose peggiorarono con Obama, uguale al predecessore tranne che per l’immagine: egli sospese l’assistenza energetica per pressare il Nord ad accettare “piani di verifica” sempre più stringenti, abbandonando l’idea di colloqui diretti in favore di una serie di esercitazioni militari con il Sud che aumentarono di dimensioni e frequenza.
Ma veniamo all’escalation attuale: quel che i media non menzionano è che negli ultimi mesi Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti stanno compiendo grandi esercitazioni militari ad Hokkaido ed in Corea del Sud, con più di 3500 militari, mezzi corazzati, aerei e navi da guerra. Questi “giochi” simulano tutti un’invasione della nazione e un cambio di regime. Perfino Fox News ne parla candidamente, ma agli occhi del pubblico questo impegno è solo la risposta a dei missili sparati… per terrorizzare il mondo per chissà quale motivo. 
Ricordiamoci sempre che questo presunto riarmo nucleare si poteva, anzi si doveva evitare, visto che fino a due decenni fa c’erano tutti i presupposti. 
Le risposte missilistiche del regime coreano, in sostanza, sono le uniche a tenere banco in tutti i notiziari: peccato che avvengano proprio come risposta alle bombe e alle incursioni aeree fatte ai suoi confini!
Kim Jong-un ha ripetutamente chiesto agli americani di porre fine a questi esercizi militari, ma gli USA hanno rifiutato. Il complesso militare industriale statunitense – il cosiddetto Deep State, che conta perfino più del Presidente – se ne frega, e preme per un apparente intervento in questo paese.
Ma veniamo al punto: perché apparente? Cosa c’è dietro a tutto questo?
Tutto quello che sta succedendo, in realtà, ha interessi economici a dir poco enormi: gli Stati Uniti, infatti, non vogliono colpire la Corea del Nord, se non come atto dimostrativo; il vero obiettivo è potenziare, attraverso queste varie crisi, una forza di pressione contro il vero nemico, la Cina, che non solo detiene i 3/4 del debito pubblico statunitense ma che, attraverso i BRICS (un’alleanza economica contro l’egemonia USA fatta da Brasile, India, Cina, Russia e Sudafrica), sta per quotare il petrolio in yuan o al massimo in oro, scalzando di fatto il dollaro come moneta di riserva internazionale.
È questo il vero motivo di tutte queste minacce che tengono il mondo col fiato sospeso: gli Stati Uniti, purtroppo, non staranno a guardare la fine del loro imperialismo economico, e questo mi lascia veramente perplesso.
Fonti: controinformazione.info/Fox News/Al Jazeera.