Roma, 13 mar – Sono strani, a volte, gli incroci di finanza e politica. Prendiamo John Podesta [a destra nella foto, Ndr NEXUS], il presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton alle ultime presidenziali e già consigliere speciale di Obama. Ebbene, a suo tempo, le mail segrete del braccio destro dell’ex first lady vennero diffuse da WikiLeaks, causando la replica indignata dei Democratici, che accusarono i fantomatici hacker russi al servizio del Cremlino. Quello che non tutti sanno è che John ha un fratello, Tony Podesta [a sinistra nella foto, Ndr NEXUS], che ha lavorato come consulente nell’ufficio newyorkese di Sberbank, la più grande banca della Russia. Ma come, in famiglia non avevano un conto aperto con i russi? Chi ci capisce è bravo. Si potrebbe anche pensare che si tratti di un incarico puramente tecnico. In fondo bisogna pur campare e anche i Podesta devono poter arrivare alla fine del mese, foss’anche a suon di rubli.

Sembra, tuttavia, che il ruolo del dirigente americano sia stato tutto politico: si tratterebbe di fare azioni di lobbying a Washington per facilitare la rimozione delle sanzioni alla Russia decise nell’era di Obama. In particolare, Podesta ha rappresentato gli interessi di Sberbank ed è stato pagato 170.000 dollari per i suoi sforzi nel corso di un periodo di sei mesi, durante lo scorso anno, per cercare di terminare le sanzioni economiche dell’amministrazione Obama, in special modo verso il settore bancario russo. Alla campagna di lobbying di Podestà ha partecipato anche David Adams, che si descrive sul sito del Podesta Group come un “consulente di fiducia” per Hillary Clinton. Un altro lobbista dello stesso giro era Stephen Rademaker, un ex ufficiale del Dipartimento di Stato nell’amministrazione di George W. Bush. La campagna di lobbismo sul Congresso e sul governo avrebbe fruttato almeno due incontri tra i dirigenti di Sberbank e funzionari del Dipartimento di Stato.

Come noto, il lobbismo è un fattore legale e chiaramente riconosciuto, negli Usa, ma certo la questione, in questo caso, ha risvolti politici imbarazzanti per gli avversari di Trump, accusato proprio di essere troppo amico di Mosca.

“I Democratici stanno lì a convincerci che i russi hanno cercato di favorire l’elezione a Trump e poi incontrano l’amministrazione a porte chiuse sulla questione delle sanzioni. L’ipocrisia non potrebbe essere più lampante”,

si è sfogato in forma anonima un membro del Congresso.

In effetti, malgrado un raffreddamento recente nei rapporti, Trump ha completamente stravolto la linea di freddezza verso Putin e la Russia che ha caratterizzato l’era di Obama. Nella stessa campagna elettorale, la questione dei rapporti con Mosca ha fatto più volte capolino ed è stato uno degli argomenti con cui la Clinton ha più spesso cercato di delegittimare Trump. Ora si scopre che, dietro le dichiarazioni di facciata, ci sono intrecci di interessi assolutamente trasversali. Peccato che la Clinton non possa riperdere le elezioni una seconda volta.


Fonte: ilprimatonazionale.it


Nota della Redazione di NEXUS: segnaliamo anche la vicenda Uranium One, di cui abbiamo parlato in un articolo l'estate scorsa, circa un lauto finanziamento da parte russa alla Clinton Foundation e a Bill Clinton, quando Hillary Rodham Clinton ricopriva l'incarico di Segretario di Stato USA (vedi qui).